Addio a Enzo Jannacci

Addio a Enzo Jannacci

E' mancato all'eta di 77 anni Enzo Jannacci. Il cantante, nato a Milano il 3 giugno del 1935 era afflitto da tempo da un male incurabile. Era ricoverato alla clinica Columbus della città lombarda, dove si è spento questa sera verso le 20.30, circondato dalla sua famiglia.
Il primo a commentare la perdita è un amico di Jannacci, il conduttore Fabio Fazio che su Twitter ha scritto: "Enzo Jannacci era un genio. Le sue parole, che non riuscivano a star dietro ai suoi pensieri. La sua poesia ha inventato un mondo bellissimo". Sempre su Twitter raccogliamo le parole di Enrico Ruggeri: "Lo ricordo bene:intelligente spiritoso surreale geniale. Ha raccontato la poesia di Milano.Umanitá sorrisi cervello. Enzo Jannacci. Grazie", di Claudio Cecchetto: "Ciao Enzo voce degli ultimi", del regista Paolo Virzì: "Stretta al cuore per la scomparsa del grande Jannacci", degli Aprés La Classe: "Pensando a Jannacci ci viene il sorriso sulle labbra..segno della sua genialità.. grande maestro!", e del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia: "Enzo Jannacci con la sua ironia e le sue canzoni ha raccontato la Milano più vera. Rimarrà nella storia della città".

 



 

Laureato in medicina all’Università degli Studi del capoluogo lombardo si specializza in chirurgia generale, esercitando in seguito la professione di medico chirurgo. Mentre frequenta il liceo classico (dove conosce Giorgio Gaber) e poi l’Università studia anche al Conservatorio, diplomandosi in pianoforte. Il suo esordio artistico avviene nell’ambito del jazz, accanto a grandi maestri come Chet Baker, Gerry Mulligan, Stan Getz e Bud Powell, a cui si ispira per l’originale tecnica pianistica. E’ stato tra i primi, in Italia, a innamorarsi del rock’n’roll: suona con Tony Dallara, Luigi Tenco e Adriano Celentano, mentre con il vecchio amico Gaber forma un duo, I Due Corsari, con cui pubblica i primi dischi per la Ricordi.
Risalgono alla fine degli anni ’50 i suoi esordi da solista, con pezzi surreali e divertenti come “L’ombrello di mio fratello” e “Il cane con i capelli”: ma la vera svolta arriva quando Dario Fo, da lui conosciuto nel tempio emergente del cabaret milanese  il Derby, lo prende con sé per lo spettacolo teatrale “22 canzoni”, un recital storico che apre la strada alle sue fortune discografiche. In dialetto milanese e poi in lingua italiana, con irresistibile verve comica, ma anche drammatica e realistica, ritrae una inimitabile galleria di perdenti e di emarginati, di piccola gente di periferia calata in una realtà milanese, ma non solo, distante anni luce dallo sfavillare del boom economico: sono i tempi di “El purtava el scarp del tennis” e “L’Armando”, di “Faceva il palo” e di “Vengo anch’io no tu no”, che nel 1969 lo scaraventa al numero uno delle classifiche; in quel periodo Jannacci gode anche di luce riflessa componendo le canzoni di Cochi e Renato, altri vecchi amici del Derby approdati al successo televisivo. Dopo aver dato voce alle canzoni di Fo (“Ho visto un re”, “Veronica” e altre), negli anni successivi continua a interpretare magistralmente titoli altrui (“Mexico e nuvole” di Paolo Conte, “Ragazzo padre” di Lauzi, più tardi “Ci vuole orecchio” di Gino e Michele) e con Beppe Viola, altro reduce del Derby e vecchio collaboratore, firma nel 1975 uno dei suoi brani più celebri e citati, “Quelli che…” (l’album omonimo ripropone un altro suo classico, “Vincenzina e la fabbrica”). 
Aperti e chiusi da due titoli di successo (“Ci vuole orecchio” e “Se me lo dicevi prima”), gli anni ’80 sono tuttavia più avari di soddisfazioni commerciali e artistiche; a fine decennio Jannacci partecipa al Festival di Sanremo con “Se me lo dicevi prima” e incide il live “Trent’anni senza andare fuori tempo”. Replica nel 1991 presentando in coppia con Ute Lemper la straziante “Guarda la fotografia”, mentre tre anni dopo duetta con Paolo Rossi su “I soliti accordi”. La partecipazione al Premio Tenco 2002 segna l’inizio di una nuova fase della carriera del cantautore, che fa il bis alla rassegna l’anno successivo per poi sfornare un nuovo album di inediti nel febbraio del 2003. Il disco, intitolato “L’uomo a metà”, è coprodotto dal figlio Paolo, diventato ormai collaboratore (e coautore) irrinunciabile e dall’ex-PFM Mauro Pagani. Nel 2006 reincide le sue canzoni preferite in un doppio “The best” che include anche pezzi nuovi o inediti e una “Bartali” fresca di incisione in coppia con l’autore Paolo Conte. Nel 2008 è la volta di “The best, concerto, vita, miracoli”, il lavoro più recente dell'artista, che però aveva annunciato la pubblicazione di un nuovo disco per il 2013 realizzato assieme al figlio Paolo.

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