Speciale Rockol: c’è vita dopo X Factor? Parla Matteo Becucci

Speciale Rockol: c’è vita dopo X Factor? Parla Matteo Becucci

Cosa succede ai cantanti quando si spengono le telecamere e i riflettori degli studi televisivi di X Factor? Quanto vale, al di là del valore monetario, il contratto (da intendere come budget per un'operazione discografica, non come ricompensa versata all'artista vincitore) da 300.000 euro che la Sony mette in palio per chiavrà la meglio nel talent show più seguito d'Italia? E cosa può significare per un artista alla propria prima esperienza discografica rimanere legato ad una major (tutti i partecipanti a X Factor, al momento dell'iscrizione, concedono alla Sony un diritto di prelazione nel pubblicare i propri dischi nel periodo successivo al programma, a prescindere dal piazzamento finale)? Quali (e quanti) sono i pro e i contro nel diventare una star nazionale nel giro di poche settimane? A pochi giorni dalla fine della sesta edizione italiana del reality musicale ideato da Simon Cowell, Rockol ha intervistato i protagonisti delle passate edizioni, facendosi raccontare questa esperienza dalla parte di chi l'ha vissuta davanti al microfono e di fronte all'obbiettivo per scoprire come sia la vita (da artista) una volta archiviati i passaggi sul piccolo schermo.

Tra realismo e consapevolezza (dei propri mezzi e, soprattutto, dei propri obiettivi), Antonio Maggio (vincitore, con gli ormai disciolti Aram Quartet, della prima edizione), il vincitore e i secondi classificati della seconda stagione, Matteo Becucci e i Bastard Sons of Dioniso, Silver, concorrente della terza e il pupillo di Elio Nevruz, terzo classificato della quarta, ci hanno raccontato com'è la vita dopo X Factor, quella che attende la neo-star che tra qualche giorno verrà laureata sul palco del teatro della Luna di Assago e sui piccoli schermi di mezza Italia. E, soprattutto, a chi deciderà di seguirla anche fuori dalla TV.

La parola, oggi, va a Matteo Becucci, vincitore della seconda edizione di X Factor.

Numerose partecipazioni a musical (tra gli altri, "Jesus Christ Superstar", nel ruolo di Giuda, e il recente "Ti ricordi il varietà", a fianco di Cristina Chiabotto e della collega Valeria Rossi), uno spettacolo dedicato al repertorio della canzone d'autore nazionale ("Il canto degli autori"), una collaborazione con il quartetto d'archi Archimia, incarichi come maestro di canto e - ultimo ma non meno importante - un nuovo disco già pronto per la pubblicazione: Matteo Becucci, vincitore della seconda edizione di X Factor, dopo lo spegnimento delle camere del popolare talent show musicale ha saputo tenersi molto impegnato.

"Sarà un ritorno alle origini, alle atmosfere acustiche, con chitarre, pianoforte, contrabbasso e batteria suonata a spazzole: qualcosa dalle parti di Norah Jones, tanto per capirci", spiega il cantautore "Il disco, però, non uscirà finché non potrà sfruttare uno spazio promozionale dignitoso. Una discografia in crisi sta accusando particolarmente questo periodo di recessione globale, e in un mercato dove chi riesce a approdare al Festival di Sanremo rischia di vendere meno di mille copie preferisco cercare altre strade - come una pubblicazione in esclusiva solo in digitale, su iTunes, ma non voglio parlarne troppo e rovinare la sorpresa - che tuffarmi alla cieca nel mare magnum delle uscite e raccattare al massimo una manciata di passaggi radiofonici. Anche se non voglio lamentarmi della discografia, perché gli artisti devono assumersi le proprie responsabilità: se non vendiamo abbastanza, è perché c'è qualcosa che non va in quello che scriviamo. E allora dobbiamo fermarci e rimetterci in discussione".

Già, perché l'artista livornese, classe 1970, adesso - svincolato da qualsiasi legame discografico - oggi è più indipendente che mai: "Abbandonai volontariamente la Sony undici mesi dopo aver sottoscritto il contratto vinto a X Factor", racconta lui, "La separazione fu consensuale: si aprì una finestra che mi permise di sciogliere l'accordo e l'etichetta, molto gentilmente, acconsentì. Seri professionisti, per carità, ma era la situazione e non andarmi a genio: ero un pesce piccolo in una vasca di pesci grossi, ero uno dei tanti, e - per le dinamiche di una major - non riuscivo ad essere valorizzato come avrei voluto".

Com'è, quindi, la vita dopo X Factor? "Fantastica", assicura lui ridendo: "Dopo 18 anni di gavetta in 4 mesi sono entrato in tutte le case: tutto quello che ho fatto - concerti in locali prestigiosi, con band eccezionali, richiesta da parte di importanti direttori artistici e tutto il resto - lo devo al talent show". La formula televisiva, quindi, funziona? "Dipende tutto dall'atteggiamento che ha chi affronta l'esperienza", chiarisce lui: "Partecipare al cast con la speranza di diventare nel giro di qualche settimana una star ricca e bizzosa che gira in limousine sarebbe da stupidi. Alla fine il nostro lavoro è comunicare: il consiglio che do ai tanti ragazzi che vogliono tentare quella strada è di presentarsi con un'idea stilistica già ben definita". Perché dimostrare di saper cantare bene davanti ad un microfono non basta: "Quando uscì il mio primo singolo dopo aver vinto ("Impossibile", nel 2009, ndr) rimasi parzialmente insoddisfatto. La Sony mi propose dieci brani prima di quello, che rifiutai tutti, perché secondo me non si adattavano alla perfezione alle mie caratteristiche vocali. E nonostante 'Impossibile' fosse il brano a me più congeniale del lotto, il risultato non mi lasciò completamente contento".

"Le esperienze che non vanno a buon fine sono molto importanti, perché ti fanno capire cosa vuoi e soprattutto cosa non vuoi: con la Sony - una multinazionale che deve dar conto dei numeri a padroni stranieri, che nemmeno conoscono la realtà italiana - ero solo un numero, nemmeno dei più grandi. Ecco perché preferisco realtà come la Carosello, più piccole e con budget più bassi, ma che lavorano di più sulla cura dei dettagli".

Certo con con i 300mila euro messi a disposizione dalla Sony i dettagli avrebbero potuto essere comunque curati... "Lasciamo perdere il contratto e il budget, è più come si spendono i soldi che non quanti se ne spendono. E poi, in ogni caso, a una qualsiasi etichetta avere un'esposizione mediatica come quella di un talent show 300mila euro non sarebbero bastati, nemmeno ad impiegarli tutti in promozione. Il discorso è un altro. X Factor è un mondo a sé: una volta finito, mi sono trovato in una realtà dove non riuscivo ad avere spazio. E adesso me lo sono preso".


Leggi qui l'intervista a Antonio Maggio (ex Aram Quartet)

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