Tenco 2001, terza serata: sorprende Irene Grandi, Gino Paoli convince, Endrigo commuove

Tenco 2001, terza serata: sorprende Irene Grandi, Gino Paoli convince, Endrigo commuove
Si è chiusa sabato sera, 27 ottobre, l’annuale rassegna del Club Tenco (vedi News), con la terza serata di spettacolo, costruita su una scaletta assai composita e di qualità discontinua.
Hanno aperto i Chiaroscuro, ai quali non giova l’ovvia somiglianza (derivativa) con gli Avion Travel ma che nel complesso risultano gradevoli; vincitori del premio SIAE/Club Tenco come migliori emergenti, del festeggiato dell’anno, Sergio Endrigo, hanno proposto “Donna pubblicità”.
I molto attesi e molto elogiati (preventivamente) Ekova non ci hanno, francamente, entusiasmato: interessante l’operazione, certo, e curiosa la formazione multietnica, ma uno solo dei tre brani da loro proposti ci ha davvero convinto; curioso il look, tra Cicciolina e Pippi Calzelunghe, della cantante Deirdre.
E’ poi salito sul palcoscenico dell’Ariston Roberto Kunstler. Onestamente, ci chiediamo a quale titolo e per quali meriti egli abbia avuto lo spazio di quattro canzoni (nessuna delle quali di tributo a Endrigo), anche perché “canzoni” è una definizione generosa per i brani da lui eseguiti fra la perplessità strisciante del pubblico in sala. Ma per riflessioni più approfondite sul tema rimandiamo a un prossimo intervento di bilancio complessivo su questa edizione.
Un momento speciale è stato poi dedicato all’interessante operazione realizzata dal pianista Stefano Bollani, che ha rivisitato in chiave jazz le canzoni italiane degli anni Trenta e Quaranta nell’album “Abbassa la tua radio”. Bollani, che ha omaggiato Endrigo con “Il signore di Scandicci” (una delle sue intelligenti canzoni per bambini con testi di Gianni Rodari), ha eseguito da solo “Conosci mia cugina”, poi - con Enrico Rava alla tromba - ha accompagnato Simona Bencini in “In cerca di te (Perduto amor)”, più nota come “Solo me ne vo per la città”, e Irene Grandi in “Silenzioso slow” (più nota appunto come “Abbassa la tua radio”). E proprio l’esecuzione della Grandi, composta e tecnicamente pregevole, ma al tempo stesso emozionante e pervasa di pathos, ha segnato uno dei momenti più alti della serata.
Serata che, dopo l’intervallo, è ripresa con l’ampio spazio riservato al Premio Tenco Luis Eduardo Aute, presentato dal Club come “uno dei due-tre grandi cantautori spagnoli”. Aute - nativo di Manila, naturalizzato madrileno - ha offerto un saggio del suo trentennale repertorio e ha chiuso il proprio intervento omaggiando Sergio Endrigo - in coppia con il catalano Joan Isaac - con “Dimmi la verità”.
Poi è iniziata la serie dei tributi diretti a Sergio Endrigo, cioè delle partecipazioni esclusivamente dedicate a celebrare il cantautore di Pola: Sergio Bardotti, che di Endrigo è stato pianista e coautore, ha accennato “Aria di neve” e “La casa”; Tosca ha cantato “Canzone per te” (appesantendo inutilmente, con un atteggiamento incline al virtuosismo, una melodia limpidissima e lineare); un grande Gino Paoli, asciutto e onesto, ha fatto quasi proprie “La prima compagnia”, “Teresa” e “Lontano dagli occhi”, e i suoi dieci minuti valevano la serata.
La partecipazione speciale di Beppe Grillo, per la quale la musica di Endrigo è stata solo il pretesto, ha regalato momenti esilaranti e spunti di riflessione, come è nella cifra del “comico” genovese.
Mentre la chiusura dell’evento, affidata al festeggiatissimo Endrigo, ha sofferto di una regia distratta: non ha senso che Endrigo, oggi notoriamente penalizzato da problemi di intonazione, tenga il palco venti minuti: certo, commuove vederlo dare il massimo, ma il rischio è di scadere nel patetismo. Quattro canzoni, e sarebbe bastata la prima (l’omaggio a Vinicius de Moraes di “Come è lontana Bahia”); dopo la deliziosa “Mille lire” e “Le parole dell’addio”, si è cercato un momento corale di tutti i presenti sul palco per “Fare festa”, ma la trama dello spettacolo si è sfilacciata e il sipario si è chiuso in tono minore.
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