Concerto del Primo Maggio 2012 a Roma: il commento di Rockol

Fatte le doverose premesse, già espresse lo scorso anno e con le quali eviteremo di tornare ad annoiarvi, come nostra consuetudine cercheremo di considerare l'edizione 2012 del concertone - una delle più frequentate dal pubblico, secondo gli organizzatori, che hanno comunicato un'affluenza pari ad oltre 850.000 persone - per quello che effettivamente è stato, ovvero nove ore filate di musica dal vivo.

Iniziate, sotto la pioggia, con la pattuglia di esordienti d'ordinanza, formata per l'edizione 2012 da Mamamarjas, Autoreverse e Fabryka: tre gruppi - va dato merito all'organizzazione - esponenti di generi diversi, ma tutto sommato - seppur validi, alla prova del grande palco - non particolarmente brillanti per originalità.

Proseguite con P-Funking Band, Nobraino, 'A67 e .Sud Sound System, a vario titolo esponenti di quel nazional-militant-popolare che al Concerto del Primo Maggio non può mancare, ma che - tutto sommato - a lungo andare mostra la corda e necessita di un rinnovamento: se i campioni del reggae salentino tutto sommato non mancano mai di fare presa presso le grandi folle, gli altri tre colleghi - volonterosi, d'accordo - hanno alternato nelle loro esibizioni picchi a momenti di stanca. Che, per band chiamate a scaldare la folla, non è un bel segno.

Poi, novità di quest'anno, in piazza San Giovanni era presente una nutrita schiera di esponenti del panorama indie tricolore: Il Teatro degli Orrori non ha fatto né più né meno quello che sa fare (e bene) ma, evidentemente, le adunate oceaniche non sono la sua dimensione. Più ruvida e meno accomodante di altre più avvezze a spazi di questo tipo, la compagine guidata da Pierpaolo Capovilla non è ancora riuscita a esportare la propria unicità in tutti i formati live. E - passate lo snobismo - non è detto che sia un male. Dente, di giocare fuori casa, ne era pienamente conscio: è stato bravo a riderci sopra, e l'impegno nel trovare una via in un contesto a lui così estraneo non può che rendergli merito. Stesso discorso, più o meno, vale per gli A Toys Orchestra, penalizzati - almeno agli occhi del pubblico meno attento - da una posizione in scaletta per lo meno interlocutoria.

Sui big chi ha compilato il cast ha scelto di andare sul sicuro, schierando le stesse punte - Caparezza e Subsonica - che lo scorso anno, in prima serata, permisero di portare a casa il risultato: il rapper di Molfetta si riconferma ancora una volta come uno dei più coinvolgenti performer in circolazione, mentre la band torinese - ormai ampiamente abituata a eventi di grandi proporzioni - ha gestito il proprio live set con mestiere pur non lesinando energia. Menzione speciale per gli Almamegretta, che - semplicemente sfoderando i tre superclassici "Black Athena", "Nun te scurdà" e "Sanacore" - hanno fatto provare ai meno giovani quel brivido che mancava dai bei tempi andati. Gli Afterhours? Non pervenuti, poi vi spiegheremo perché - o almeno ci proveremo.

Fuori contesto, e pienamente consci di esserlo, i Young The Giant, passati da MTV direttamente al palco del concertone: nonostante l'apprezzabile lo sforzo di Sameer Gadhia di articolare un pensiero più profondo di "ciao Roma" in italiano, lo sfoggio delle due hit di richiamo e di una cover di Tom Petty non ha permesso al loro set di lasciare un segno indelebile presso la platea.

Un discorso a parte merita l'esperimento attuato da Mauro Pagani con una lussuosa resident band e l'Orchestra Roma Sinfonietta. Molto apprezzabile nello spirito - portare in piazza qualcosa che sia di più di un basso/chitarra/batteria, come già fece Morricone lo scorso anno - il tentativo di rilettura dei classici del rock (sulla carta meno pericoloso di quando non fatto dal Maestro di "C'era una volta il West") non sempre si è rivelato solido: onesti Manuel Agnelli sulla scivolosissiva "Karma police" dei Radiohead e Elisa su una pur non memorabile "Strawberry fields forever" dei Beatles, non particolarmente brillanti Samuel su "Heroes" di Bowie e sempre Agnelli su "Won't get fooled again" (ma non solo per colpa loro, date delle chitarre insolitamente basse nel mix). Finardi se la cava con mestiere (ma senza lode) sulla dylaniana "Like a rolling stone", così come grazie all'esperienza Pagani porta a casa una buona "Purple haze". Molto meno convincenti Raiz su "Kashmir", Elisa su "Jumpin' Jack Flash" e Noemi su "Hey Jude": se all'artista di Monfalcone si può perdonare l'enfasi eccessiva dovuta all'emozione e al frontman partenopeo si può concedere l'attenuante di essere uscito, affrontando il classico firmato da Page e Plant, dal suo habitat naturale, impossibile non notare come l'ex star di X Factor - pur al cospetto di una pietra miliare, e pur supportata da una band di primissimo livello - non sia riuscita a mettere da parte il proprio ego da interprete. Ed è un peccato.

A margine: ottimo il lavoro dei fonici, degli scenografi e di tutto lo staff tecnico. Riuscire a coniugare le esigenze di un grande raduno live a quelle di una torrenziale diretta televisiva non è affatto facile, eppure - anche quest'anno - non è partito nemmeno un larsen, e la qualità del suono è stata complessivamente più che buona, eccezion fatta per alcune incertezze - brevissime - nei mixaggi. Bella l'idea dei visual d'autore, ben presenti ma mai troppo invadenti.

Tutto liscio, quindi? Non proprio: il set di una delle band più attese, gli Afterhours, è stato tagliato senza colpo ferire. Chi, come noi, era nel backstage e aveva in rubrica un numero dello staff, ha appena fatto in tempo a sapere che la cancellazione del set è stata causata da non meglio specificati ritardi nel procedere della serata. Ma lasciare gli 850mila in piazza senza nemmeno una parola da parte dei presentatori è stata una scelta infelice.

Una cifra (vera? "gonfiata"? stime più prudenti parlano di circa 500.000 persone, comunque un'enormità) quella diffusa dagli organizzatori che sta lì a testimoniare l'enorme credito affettivo che questa manifestazione vanta nei confronti del proprio pubblico. Al Primo Maggio, ogni anno, si presentano moltissime persone indipendentemente dai gruppi che suonano. Un caso più unico che raro, in un Paese dove spesso i grandi raduni musicali seguono logiche completamente diverse. Merito anche degli aspetti extra-musicali, che fanno perdonare anche le piccole, o grandi, falle organizzative. Per questo il concertone continua ad avere delle enormi potenzialità, che - tutto sommato - non sembrano ancora essere state espresse. Almeno, non quest'anno.

(g.a.-d.p.)

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.