Piotta, 'Odio gli indifferenti': 'Un disco è come un gol, un lavoro di squadra'

Piotta, 'Odio gli indifferenti': 'Un disco è come un gol, un lavoro di squadra'
Credits: Alfredo Villa

Sono ormai lontani i tempi in cui il Piotta - di leopardato vestito - inneggiava al modo di fare coatto in "Supercafone", sua hit del 1999.

Questa distanza, oggi che viene pubblicato il suo nuovo album di inediti "Odio gli indifferenti", non è solo temporale, ma più che mai anche concettuale: "Questo lo definisco il secondo album anche se in realtà è il settimo", racconta Tommaso Zanello, vero nome del Piotta, a Rockol, "I miei cambiamenti so da dove vengono, questi testi che stanno venendo fuori c'erano anche agli esordi ma erano nascosti tra una rima o nella frase di una canzone. Era come se avessi la preoccupazione che un argomento serio sviscerato da me potesse incuriosire meno che non il costruirmi intorno un personaggio. Questo ragionamento ovviamente era a livello istintivo, senza deciderlo a tavolino. Se devo stabilire un disco che ha fatto da sparti acque tra il Piotta degli esordi e il Piotta di oggi, è 'S(u)ono diverso', dove già il titolo dice molto. E' uscito due anni fa ed era diverso nei suoni e nei testi e questo album porta avanti lo stesso discorso, i testi sono ancora più di pancia, così riesco ad arrivare diretto a chi li ascolta, e anche musicalmente ho notato una crescita, ora riesco a comunicare maggiormente con i musicisti, riesco a modulare bene la parte iniziale dove intervengo con il rap, la parte canora con i ponti, la parte più melodica con l'arrivo del ritornello e via così". .
Il titolo "Odio gli indifferenti" è preso da una frase di Antonio Gramsci: "Penso sia una di quelle frasi che non scade mai, ha la magia di rimanere immutata nel tempo al di là di quando è stata detta e da chi. Nel passato si riscontrano alcune frasi che attraversano il tempo come per esempio 'I have a dream' di Martin Luter King o il 'Volemose più bene' di Papa Giovanni Paolo II, carismi e caratteri che oltrepassano generazioni e idee politiche. E' una frase perfetta anche perché mette da subito in chiaro i temi del disco, dove si parla di diversi problemi di oggi, sociali e civili". Tra le canzoni del disco, oltre al singolo "Piotta è morto", compare anche il brano "Io non rido": "In Italia c'è sempre molta rivalità tra Roma e Milano, io sono di Roma ma mia madre era di Milano quindi questo odio non l'ho mai vissuto davvero. Ho sempre pensato che fossero due bellissime città diverse che in realtà si completano bene ma in questa battaglia, spesso politicizzata, a noi romani viene data l'immagine di chi lavora poco, di chi è sempre al bar a prendere in giro i passanti in maniera goliardica, ed è un'immagine falsa come è falsa l'idea del milanese che sta lì sempre a pensare ai soldi e lavora diciotto ore al giorno. Ho voluto, anche in maniera aggressiva visto le sonorità rock del brano, dire che su tutte queste battute io non ho nulla da ridere, anzi, per citare il testo 'ci hanno rotto i coglioni'".

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Alla realizzazione dell'album hanno partecipato diversi ospiti musicali, da Pierpaolo Capovilla de Il Teatro degli Orrori a Francesco Di Giacomo del Banco del Mutuo Soccorso , da Rancore & Dj Myke fino a Adriano Viterbini dei Bud Spencer Blues Explosion

: "Capovilla lo conoscevo musicalmente e mi piaceva molto il progetto del Teatro, pensavo fosse una persona più austera invece l'ho avvicinato a Roma e gli ho fatto i complimenti e ci siamo ripromessi di vederci", racconta Tommaso, "Un giorno mentre ero in un bar lo vedo stranamente passare e fermarsi proprio nel locale dove stavo io.

Stavo lavorando al brano che cantiamo insieme nel disco e che dà il titolo all'album e gli ho detto che mi sarebbe piaciuto che ci mettesse mano. Mi ha chiamato poco dopo dicendomi che lo aveva registrato e che era un po' abbondante, c'erano diverse cose, tutte geniali, e non ho potuto fare a meno di lasciare anche il suo sputo registrato che c'è ad inizio canzone. Mi piacere sempre che la persona che chiamo a cantare nel mio disco abbia delle affinità con me a livello umano, come in passato era capitato con .

Caparezza . Ci conoscemmo ad un Primo Maggio ed è un artista con cui condivido testi, idee musicali e concetti. In realtà fare un disco è un po' come segnare un gol: dietro c'è tutto un lavoro di squadra. La lavorazione dell'album è iniziata durante il tour precedente e nella terza e ultima parte, nell'inverno 2010, ho cominciato a scrivere i testi e successivamente sono entrato in studio per completare tutto. Un anno pieno, abbondante di lavoro. Importante presenza è senza dubbio quella di Emiliano Rubbi: insieme a me ha prodotto i miei ultimi due dischi, e con lui, che è un vecchio compagno di scuola, avevo già collaborato in passato. Viene dal rock e io dall'hip hop e da quando ho cominciato in maniera più organica a scrivere testi più impegnati volevo che i suoni che fossero più aggressivi, meno funk ma più punk".
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