Sanremo 2012: i Giovani, il regolamento, le conseguenze e 'Carlo'

Approfitto di una (rara) pausa nella fitta agenda degli impegni di cronaca quotidiani per tentare qualche riflessione, alla luce dei primi risultati delle votazioni delle giurie del Festival di Sanremo. Parlo qui dei Giovani, che come sapete a Rockol, e a me personalmente, stanno particolarmente a cuore. Prendiamola un po' alla lontana, cioè dalle vie di accesso che il regolamento di quest'anno consentiva a chi volesse partecipare al Festival nella categoria Giovani. Che erano due: l'iscrizione a Area Sanremo (ex SanremoLab, ex Accademia di Sanremo) e l'iscrizione al contest Sanremosocial.
Area Sanremo sapete cos'è.

E' una sorta di corso di selezione che in realtà maschera un concorso vero e proprio. E' piuttosto oneroso non solo per la quota di iscrizione – 350 euro per i solisti, 400 per i duo, 450 per i gruppi – ma anche e soprattutto perché l'iscrizione implica l'obbligo di presenziare a una settimana di incontri e lezioni che si svolgono a Sanremo (con conseguenti spese di viaggio e soggiorno nella cittadina ligure), l'obbligo di effettuare i provini di selezione a Sanremo (in data diversa da quella della settimana di corso, e quindi con un nuovo viaggio e un nuovo soggiorno) e, nel caso si venga ammessi alla seconda fase, l'obbligo di partecipare ad un secondo periodo di corso (altri tre giorni a Sanremo, altro viaggio e altro soggiorno) e poi, nel caso si venga ammessi alla fase prefinale, la necessità di un altro provino di selezione in data diversa da quella del secondo corso (altro viaggio, altro soggiorno a Sanremo). Cosa accade a un iscritto che, dopo aver seguito tutta questa trafila – che costringe fra l'altro a rinunciare a giorni di studio o di lavoro – riesce ad approdare alla finale, cioè ad essere scelto fra i cinquanta semifinalisti? Accade che può risultare vincitore, cioè essere fra i primi dieci. La commissione che seleziona i concorrenti, costituita da persone scelte da Sanremo Promotion – la società incaricata dal Comune di Sanremo di realizzare il progetto Area Sanremo – è però diversa da quella che fra i dieci sceglierà i due o tre iscritti che guadagneranno di diritto l'ammissione al Festival. Il numero di vincitori di Area Sanremo che parteciperanno al Festival è stabilito da una convenzione fra Comune di Sanremo e RAI. Quest'anno sono stati due, e sono stati due gruppi (gli Io Ho Sempre Voglia e i Bidiel).
A parte il fatto che il regolamento di Area Sanremo viene stilato prima che venga definito il regolamento del Festival (il che, come quest'anno, genera discrepanze fra i requisiti: per esempio, quest'anno l'età massima per partecipare ad Area Sanremo era di 35 anni, l'età massima per partecipare al Festival era di 29 anni), bisogna sapere che l'accordo fra Comune e RAI relativamente al fatto che alcuni vincitori di Area Sanremo vengano di diritto ammessi al Festival è vissuto dalla RAI come un obbligo non gradito, e che anzi complica la vita agli organizzatori del Festival, i quali ovviamente preferirebbero poter selezionare (vedremo come) tutti i partecipanti, e non solo la maggior parte di essi.
Il gioco dei calendari fa sì che, comunque, nel momento in cui la Commissione Artistica del Festival esamina e sceglie fra i vincitori di Area Sanremo i due o tre da ammettere al Festival, tale Commissione abbia già un'idea di cosa le sarà utile scegliere. Mi spiego: se la Commissione sa che avrà bisogno di voci femminili, o di gruppi, o di cantautori per completare il “pacchetto” dei Giovani, tenderà a pescare dai vincitori di Area Sanremo quel che le serve, non necessariamente quel che le sembrerà più meritevole in assoluto.
In questo quadro si inserisce una considerazione che, benché mai (ovviamente) dichiarata, risulta ormai abbastanza evidente. La Commissione del Festival non ha interesse ad ammettere al Festival concorrenti che, per le loro capacità, possano puntare alla vittoria del Festival. Questo perché preferisce farsi riconoscere il merito di aver scelto artisti di qualità in maniera indipendente (ci arriviamo fra poco) piuttosto che essendoseli trovati serviti su un piatto d'argento da Area Sanremo. Nei fatti, l'unico anno in cui questa attitudine non si è concretizzata è stato il 2008, quando Paolo Bonolis ha scelto, fra i dieci vincitori dell'allora SanremoLab, Arisa e Simona Molinari, facendole approdare al Festival del 2009 – e quell'anno Arisa vinse il Festival nella categoria Giovani e Simona Molinari avviò una carriera di tutto rispetto. L'anno prima, il 2007, Pippo Baudo arrivò a valutare i vincitori di SanremoLab già intenzionato a scegliere due voci femminili (furono Valeria Vaglio e Ariel – Noemi, che era fra i vincitori con “Briciole”, non fu scelta, ma con la stessa canzone andrà in classifica due anni dopo).
Quindi: Area Sanremo funziona da selettore (a caro prezzo, per gli iscritti) e da setaccio, ma, anche ammesso (e non concesso) che la Commissione di Area Sanremo operi in perfetta buona fede e con la volontà e la capacità di scegliere i migliori fra gli iscritti, non ha alcuna possibilità di influenzare la scelta finale della Commissione del Festival, che come abbiamo visto sceglierà in base alle proprie esigenze e necessità (e non è detto che lo faccia con le migliori intenzioni di scegliere il meglio, come ho detto poc'anzi).
E veniamo all'altra via di accesso, che quest'anno in onore al modernismo si è chiamata Sanremosocial. E' stata, anche questa, una selezione, stavolta fra concorrenti che si sono potuti iscrivere gratuitamente pubblicando la propria canzone e il proprio video su un apposito spazio web, quest'anno gestito da Facebook. A parte le spese vive di realizzazione della canzone e del video (che non doveva essere necessariamente un videoclip in senso stretto, ma poteva essere anche una semplice ripresa dell'esecuzione del brano da parte dell'interprete), l'iscrizione non era a pagamento. Il che, ovviamente, ha fatto sì che gli iscritti fossero moltissimi: 1650. Di questi, circa 200 non si sono visti accettare l'iscrizione per diverse ragioni: ci risulta che non abbiano mai saputo esattamente per quali ragioni, dato che la comunicazione di non ammissione indicava genericamente articoli di regolamento che riguardavano più di un requisito. I video degli altri 1450 sono rimasti on line all'incirca un mese, e in questo periodo potevano essere votati (gratuitamente) dagli utenti di Internet. Gli organizzatori avevano fatto sapere che fra tutti gli iscritti ne sarebbero stati scelti 60: trenta sarebbero stati i più votati (“dal popolo del web”), trenta sarebbero stati scelti dalla Commissione del Festival, e fra questi sessanta sarebbero stati scelti i sei ammessi al Festival. E' facilmente immaginabile come, anche ammettendo – e non lo ammetto – che tutti i componenti del gruppo d'ascolto abbiano ascoltato tutte, e per intero, le canzoni iscritte, i trenta selezionati dal gruppo d'ascolto lo siano stati con criteri non esclusivamente di merito assoluto della loro proposta musicale, ma tenendo anche presente (com'è legittimo, anzi direi quasi com'è doveroso) anche altre considerazioni. Fra le quali, ad esempio, il fatto che un concorrente avesse alle spalle – come va di moda dire adesso - “un progetto”: espressione che nella maggior parte dei casi si traduce in “una casa discografica”. Legittimo, dicevo, perché all'organizzazione di Sanremo, che ha come fine precipuo il successo della manifestazione e non la promozione della nuova musica giovane, interessa poter presentare canzoni realizzate professionalmente e i cui interpreti abbiano alle spalle una struttura che possa promuoverli, valorizzarli e sostenerli.
Comunque. In nome di una presunta “democrazia”, quest'anno la Commissione di Sanremo, fra i sessanta finalisti, ha scelto, per i sei Giovani di sua spettanza, il più votato sul web (Alessandro Casillo), mentre gli altri cinque li ha scelti fra i trenta del proprio gruppo. Se Rockol avesse ricevuto risposte più precise (o più sincere) alle sue domande di qualche settimana fa, potrei essere qui più esplicito; ma, non disponendo, per ora, delle graduatorie risultanti dal voto via Internet, posso solo dare per buona l'affermazione della direzione artistica secondo la quale anche un'altra concorrente, oltre a Casillo, risultava fra i trenta più votati sul web. Vedi caso si tratta della stessa concorrente che su Rockol avevamo già dato nei primi giorni di gennaio come sicuramente partecipante al Festival. La mia interpretazione è che quella concorrente sarebbe stata scelta comunque, e che farla in qualche maniera approdare nel gruppo dei trenta più votati sul web sia stata un'astuzia tattica. Ma questo non cambia la sostanza delle cose, né il senso delle considerazioni che seguiranno.
Abbiamo dunque i nostri otto Giovani, quelli che mercoledì sera si sono scontrati a due a due in eliminazione diretta. Intanto ci è stato detto che gli abbinamenti sono stati realizzati accoppiando il primo e l'ultimo, il secondo e il penultimo, il terzo e il terzultimo, il quarto e il quinto di una classifica ottenuta ancora una volta con votazioni sul web (previste dal regolamento di Sanremo, ma svoltesi per così dire “a fari spenti”, senza il sostegno promozionale che era stato assicurato alla prima fase delle votazioni). Ma non ci è stata comunicata la classifica, quindi non sappiamo chi fosse il primo classificato e in che posizione si trovassero gli altri sette. Ci hanno promesso di dircelo a Festival finito, quando sarà troppo tardi per sollevare questioni e quando, comunque, di questa faccenda non importerà più nulla a nessuno tranne a noi.
Qual è, come ha ammesso Gianmarco Mazzi, il limite di questa modalità di eliminazione diretta in stile talent show? Ovvio: che se gli abbinamenti sono casuali, o determinati da una classifica di gradimento (a sua volta determinata dal numero di amici di ciascun concorrente, o dalla capacità di raccogliere voti sul web), si rischia di contrapporre due Giovani molto validi, eliminandone sicuramente uno, e due Giovani meno validi, facendone comunque approdare alla finale di venerdì uno che in assoluto è meno meritevole di quello eliminato nell'altra sfida. Sarebbe stata di gran lunga preferibile arrivare a una graduatoria dalla quale ricavare i quattro migliori - ammesso che far votare con il televoto sia un modo per scegliere i migliori: cosa della quale non sono affatto convinto (anzi, sono convinto del contrario).
Il televoto, con la sua esibita “democrazia”, è il modo peggiore per far emergere i più dotati: è anzi un modo sicuro per fare emergere i meglio organizzati, quelli dotati di una fan base più numerosa, o quelli che possono contare su un bacino di riferimento omogeneo (una regione geografica o la provenienza da un talent, per esempio). E lo dimostra in maniera lampante l'eliminazione di Celeste Gaia e della sua “Carlo”, perpetrata mercoledì sera dal televoto.
Non sto sostenendo qui che “Carlo” sia un capolavoro di canzone o che Celeste Gaia sia una indiscutibile promessa della canzone italiana. Ma non c'è nessuno che abbia le orecchie e le sappia usare che non si sia reso conto che “Carlo” è l'unica canzone, fra quelle degli otto Giovani di Sanremo 2012, a possedere le qualità che fanno di una canzone un successo (la gradevolezza, l'orecchiabilità, la cantabilità: cioè quel “pop factor” che fa sì che le radio trasmettano una canzone e la gente abbia voglia di ascoltarla – quello stesso “pop factor”, per dire, di “Tre parole” di Valeria Rossi o di “Sincerità” di Arisa). Però “Carlo” non è in finale. E non è in finale in nome di una sciocca preminenza riconosciuta al “volere popolare”, il quale in realtà non corrisponde al gusto popolare – che rispetto e nel quale mi riconosco spesso – ma all'adesione acritica di un folto gruppo di persone che sono disposte a spendere un euro e un centesimo per far arrivare in finale il cantante che preferiscono “a prescindere”, indipendentemente dalla canzone che presenta.
Insomma: per apparire rispettosi del volere popolare si ottengono risultati controproducenti al buon esito della manifestazione. La domanda è : perché? La risposta ce la dovrebbe dare la direzione artistica del Festival.
Qui noi vogliamo chiudere questa lunga riflessione esprimendo una nostra ferma convinzione. Una direzione artistica convinta del proprio ruolo e della propria credibilità dovrebbe assumersi la responsabilità di decidere in perfetta autonomia quali artisti far partecipare al Festival nella categoria Giovani. Anche, se del caso, dichiarando le ragioni e le motivazioni di ogni sua scelta: Tizio l'abbiamo preso perché ha una bella canzone, Caio l'abbiamo preso perché la sua casa discografica ci porta un importante ospite straniero, Sempronia l'abbiamo presa perché ce l'ha chiesto una persona influente. E dovrebbe, di conseguenza, vedersi riconosciuti meriti e demeriti delle scelte compiute. Lasciando, eventualmente, al popolo – del web, della strada, degli ascoltatori delle radio – l'onere della controprova delle proprie decisioni. Avranno scelto canzoni di successo? Saranno eventualmente ricompensati con la conferma l'anno successivo. Non ne saranno stati capaci? Saranno mandati a casa e sostituiti.
Questo, in un mondo perfetto, dovrebbe essere il modo. Secondo me, s'intende.
Poi resta da vedere se vale la pena di spendere tanto tempo (mio e vostro) e tanta fatica per difendere i diritti dei cosiddetti Giovani: che, per mia esperienza personale, novantanove volte su cento vogliono solo apparire in televisione, non fare musica, e quindi non meriterebbero di veder difesi i loro diritti. Ma questo è tutto un altro discorso.
Franco Zanetti

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