Lana Del Rey, showcase a Milano: ecco la Dalia Nera di New York

Lana Del Rey, showcase a Milano: ecco la Dalia Nera di New York

Eccoci qui, di nuovo, a parlare del fenomeno mediatico del momento: Elizabeth Grant meglio conosciuta come Lana Del Rey. La giovante cantautrice newyorkese (i brani sono frutto della sua vita da adolescente, storie d'amore a volte torbide, a volte dannatamente reali) pubblicherà il suo nuovo album a fine gennaio, album anticipato dal primo singolo "Video games", una struggente ed intensa ballad che sta spopolando in Rete, e preceduto da un album d'esordio datato 2010 che però ha avuto poco successo: "L'etichetta indipendente con cui firmai il primo contratto per pubblicare questo nuovo album non aveva i mezzi necessari per farlo uscire e così il disco venne avvolto da un alone di mistero, 'the forgotten terrible album'", spiega la cantante. Poi, grazie all'arrivo di un contratto con la Interscope che le è costato la perdita di alcuni amici ("Mi hanno voltato le spalle convinti che autenticità e successo non potevano andare a braccetto"), "Born to die" si è tolto la patina misteriosa ed è diventato un album più concreto che mai, portando Lana ad esibirsi anche al Saturday Night Live dove - a detta dei più accaniti addetti ai lavori - ha deluso le aspettative, mostrandosi incerta, tesa e forse anche un po' stonata. Quella del SNL non è però l'unica occasione che ha fatto discutere il personaggio di Lana. Intorno a lei si sono sollevate più e più voci; pare che una grande spinta nel mondo musicale gliela stia dando il padre miliardario, investitore immobiliare, e pare che oltre ad atteggiarsi da diva, si sia anche rifatta le labbra per apparire più sensuale e prorompente.
Oggi, ai Massive Arts di Milano, la bambolina che sembra essere uscita da un film noir (ma che a tratti può far anche venire in mente una sexy casalinga anni Cinquanta americana tutta sorrisi e cornflakes) si è presentata per cantare alcuni brani del suo nuovo disco davanti alla stampa italiana, una sorta di prova del fuoco.
Cinque canzoni, pianoforte e voce, e un paio di "grazie". Cinque canzoni e nessuna chiacchiera. Cinque canzoni, tanto atteggiamento, sorrisi, e soprattutto una gran voce: sono questi gli ingredienti, più o meno essenziali, che hanno caratterizzato lo showcase di Lana Del Rey. Ci si poteva immaginare di trovarsi in mezzo a gente che pendeva dalle sue labbra, invece intorno a Lana si sono sollevati complimenti sentiti, qualche commento malizioso, ma sostanzialmente uno stupore generale. I complimenti (per lo meno quelli delle donne presenti) vanno alla sua voce: profonda, gutturale a tratti, calda e sensuale ma con un timbro molto personale. I commenti maliziosi si dividono invece in maschili e femminili. Quelli dei maschi sono per lo più riferiti alle chiacchiere che la circondano, mentre quelli delle femmine, una volta che Lana fa il suo ingresso nello studio e ci sfila davanti, sono molto più scontate e si limitano a qualche commento sul fisico (della serie: avrà pure un difetto!). Lo stupore generale, infine, sta nel fatto che Lana Del Rey è davvero brava, e con l'esibizione di "Born to die" (brano che dà il titolo al disco), "Off to the races", "Million dollar man", "Blue jeans" e "Video games", ha dimostrato a chi già la dava per spacciata che sotto a quel dolce e allo stesso tempo pungente visino si cela una cantante che sa il fatto suo e che di talento ne ha da vendere. Certo, la ragazza forse non è il carisma fatto persona: le canzoni - scritte da lei e con dei testi non del tutto ovvi e scontanti - vengono introdotte con il solo titolo del brano, solo per "Video games" si spreca a dire "è l'ultima", per il resto non lascia spazio a commenti inutili. Le mosse sono quelle già viste al Saturday Night Live: mano - magra e con delle unghie lunghissime - impegnata ad appoggiarsi prima sullo sterno poi sul fianco, mossa per aggiustarsi la chioma che sembra quasi finta talmente è laccata e ordinata, espressioni del viso un poco statiche e qualche segno di vita lanciato dallo sguardo, a volte intenso, altre volte sognante.
Nata a New York venticinque anni fa, fidanzata con un giovane di Glasgow, Lana Del Rey ha eseguito uno showcase rapido ed efficace, senza fronzoli, come senza fronzoli ci è sembrata quando l'abbiamo conosciuta nel camerino: emozionata per la sua prima volta in Italia, sorridente, rilassata e per nulla spaesata, molto presente con gli occhi e felice. Le aspettative erano diverse: c'era la curiosità di capire se davvero fosse così costruita come si dice, c'era la voglia di scoprire se un brano tanto evocativo e coinvolgente come "Video games" cantato da una ragazza tanto misteriosa come Lana, fosse solo una suggestione o anche realtà. Lana Del Rey è vera almeno quanto è vera la sua voce. Tutto il resto, dall'atteggiamento alla presenza scenica, dal suo modo di fare alle sue insicurezze, fa forse parte del personaggio, e va anche bene così. L'esibizione è stata perfetta e senza sfumature, e si potrebbe riflettere su quale potrà essere in futuro la location ideale per un suo tour. Escludendo i palazzetti, Lana potrebbe stare alla perfezione sul palco di qualche club o di qualche teatro, anche se l'idea di rivederla pianoforte e voce in qualche elegante piano bar ci stuzzica alquanto.
(Per i fashion victim: sì, ora vi diciamo com'era vestita. Indossava un abito nero in pizzo sopra il ginocchio, manica lunga, con un sottoveste avorio e "un paio di scarpe modello Mary Jane" (cit.) tacco dieci color crema di vernice. Bella, più bella che affascinante, forse).
(d.c.)

P.S. L'accostamento alla Dalia Nera di James Ellroy è merito di una collega dell'Ansa. 

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