David Byrne presenta 'Look into the eyeball':
'il mio disco più romantico'

David Byrne presenta 'Look into the eyeball':  'il mio disco più romantico'
E’ decisamente in forma e di buon umore, David Byrne, e non fa fatica a confessarlo lui stesso, nell’accomiatarsi dalla platea di giornalisti convenuta all’Hotel Hilton di Milano dove oggi pomeriggio, mercoledì 11 aprile, il musicista newyorkese (d’adozione) presenta il nuovo album “Look into the eyeball’, nei negozi il 4 maggio prossimo.
“E’ vero, ogni giorno che passa mi sento più a mio agio nella mia pelle”, ammicca l’ex Talking Heads con quell’aria un po’ assorta, un po’ stranita che gli è propria, per poi infilare una chiosa allo humour nero degna delle sue origini scozzesi: “di questo passo, quando morirò avrò raggiunto la perfezione”…
Completo nero, capelli ingrigiti che gli conferiscono un’aria ancor più seriosa e professorale (tradita solo di tanto in tanto dalle risate nervose e dai silenzi imbarazzati che gli sono caratteristici), Byrne sembra più disponibile che in passato al dialogo con gli addetti ai lavori. “ ‘Look into the eyeball’, racconta, “nasce dalla volontà di fare un album in qualche modo più romantico: romantico a modo mio, quanto può esserlo un disco realizzato da un matematico. C’è il romanticismo e il calore degli archi, in queste nuove canzoni e c’è, come sempre, il ritmo. I due elementi si bilanciano: melodie e armonie sono talvolta malinconiche, e il ritmo serve a tenerle a galla, a non farle affondare definitivamente. Resto un istintivo, nell’approccio musicale, mentre è nei testi che cerco di applicare la mia visione intellettualistica: se parlo di temi romantici, cerco di evitare i cliché più banali, di accostarmi quanto più possibile a situazioni e stati d’animo reali”. Archi, bassi e percussioni, dunque, miscelati come prima di lui hanno fatto Stevie Wonder, Bjork, Isaac Hayes, Caetano Veloso, Tricky, Lambchop, Serge Gainsbourg, Los Fabulosos Cadillacs, tutti doverosamente citati nelle note di presentazione del disco, vergate dallo stesso autore. “Io – sottolinea Byrne – ho cercato di dare la mia impronta a un’idea non originale. E nel farlo, mi sono ispirato alle collaborazioni precedenti con il Balanesçu Quartet”. Che tuttavia non ha partecipato alle registrazioni: “Non potevo sostenere la spesa di un loro trasferimento a New York, e così in studio ho portato musicisti locali”.
Qualcuno gli fa notare che al nuovo disco sembrano fare difetto, per la prima volta da parecchi anni, quegli elementi etnici e terzomondisti evidenti in quasi tutta la sua produzione solista. “Beh, è vero fino a un certo punto. ‘The great intoxication’, per esempio, è costruita su un ritmo brasiliano, anche se la melodia non ha la stessa matrice. E’ vero, in questo disco non trovate cha cha cha, cumbie, merengue o tanghi, ma se è per questo non uso neppure i ritmi tipici dell’hip hop o del rock’n’roll. Piuttosto, c’è una combinazione di stili”. Byrne ribadisce la sua ambivalenza nei riguardi delle macchine e della tecnologia (“uso il computer per creare musica, naturalmente, ma non voglio diventarne schiavo”), la passione e la curiosità per l’arte e la realtà che lo circonda (“che a volte, e non voglio dire di più, ha finito per mettermi nei guai”), il disinteresse nei confronti di una sempre più improbabile rimpatriata con i Talking Heads (“mi hanno offerto anche molti soldi, per dischi e tournée, ma la mia risposta resta no”), l’amore per Fabrizio De André e le sue recenti scoperte nel campo della musica italiana (gli Avion Travel, il Battiato alle prese con la musica “seria”). Ne nascerà qualche progetto discografico, magari per l’etichetta Luaka Bop? “Il fatto – replica Byrne – è che quella resta una piccola impresa, gestita con criteri democratici ma fino a un certo punto. I miei partner sembrano non condividere troppo i miei gusti musicali, a loro piace Tonino Carotone…Una cover di De André? C’è un problema fonetico: molti dei brani che preferisco sono cantati in dialetto, e credo che perderebbero il loro aroma se venissero tradotti in un’altra lingua”. Detto degli altri progetti in corso (la ripubblicazione, sulla stessa Luaka Bop, di un ormai introvabile LP di culto del soulman psichedelico Shuggie Otis; una collaborazione all’ultimo album di Vinicius Cantuaria; la partecipazione a un disco-tributo dedicato al re della rumba Peret; la realizzazione di un volumetto, “Los nuevos pecatos”, per conto della Biennale di Valencia; il nuovo tour che lo porterà in Italia a luglio), Byrne dà appuntamento allo showcase in programma nella serata al Tunnel di Milano: dove ad accompagnarlo saranno il bassista Paul Frazier, il percussionista Mauro Refosco e il batterista David Hilliard, più una sezione d’archi di sei elementi reclutata a Milano con l’aiuto, guarda un po’, di Morgan dei Bluvertigo.
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.