Anthrax, Scott Ian: 'Tolleranza zero contro il file sharing'

Anthrax, Scott Ian: 'Tolleranza zero contro il file sharing'

I nomi più importanti del metal mondiale non sembrano avere in buon rapporto con il Web e le sue implicazioni: se già i Kiss e i Metallica, in passato, ci avevano abituati a crociate contro le nuove tecnologie - inevitabilmente foriere tanto di applicazioni costruttive (i webcast, un rapporto più diretto e meno mediato col pubblico, la maggior facilità nella distribuzione di contenuti extra) quanto di soluzioni deteriori (una su tutte, il file sharing illegale) - questa volta tocca a Scott Ian, il chitarrista degli Anthrax, farsi portavoce del movimento di artisti - in verità molto esteso, se pensiamo alle recenti esternazioni di Pete Townshend, Debbie Harry e Kelly Rowland - contrario ad un utilizzo troppo spigliato del Web. La ricetta dell'artista per ovviare alla piaga del download selvaggio è semplice: una legislazione draconiana che punisca duramente l'utenza dei servizi illegali. "Perdi Internet. Per sempre. Proprio così: niente più Internet per te, per tutta la vita. E' come quando ti beccano ubriaco al volante: perdi il privilegio della patente di guida", ha dichiarato Ian: "Se vieni sorpreso a scaricare illegalmente perdi il privilegio di poter scaricare qualsiasi altra cosa. E' una punizione perfettamente proporzionale al crimine. Stai rubando, accidenti: e rubare è un reato". L'artista ha invocato provvedimento anche nei confronti degli Internet Service Provider, rei - a suo dire - lasciar sopravvivere i siti di torrent: "Perché gli ISP non chiudano i siti di torrent? Non ne ho la minima idea. Tutti si lamentano che stiamo perdendo milioni di dollari con questa faccenda della pirateria ma nessuno sta facendo nulla. Se io potessi dare il mio contributo, fidatevi, lo farei".
Al cronista di techdirt.com che ha raccolto queste dichiarazioni non è stato concesso il diritto di replica. Al giornalista, che ha obiettato come il bando vitalizio dal Web per un solo mp3 illegale scaricato sembri una pena un po' troppo pesante e affatto "proporzionale al crimine", Ian ha risposto bruscamente: "Non c'è storia, e non c'è molto altro da dire. Se fai una roba del genere stai rubando. Rubando, capisci? Per noi non è gratis registrare un disco. E questo disco viene venduto in un sacco di posti là fuori, dove può essere comprato in cambio di soldi. Tutto ciò al di fuori di questo è rubare. Non c'è altro. E non venitemi a dire: 'Beh, scarico per sentire come sia, poi se mi piace lo compro originale'. Non me ne frega un cazzo: è comunque rubare. Tutti quanti possiamo dire: 'Voglio solo provare' o 'E' l'unico modo che ho per ascoltare musica'. Tutte cazzate. Ho fatto questo mestiere per troppo tempo per bermi certe stronzate. Vendevo dischi negli anni Ottanta e Novanta, quando Internet non c'era, e nessuno sembrava avere problemi ad uscire di casa, entrare in un negozi e comprare un cazzo di disco. Tutta l'industria musica è crollata perché, col Web, la gente ha iniziato a rubare. Fine della storia".

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