Il matrimonio è una cosa meravigliosa, dice Prince, che vistosi quarantenne ha messo da parte un passato di donnaiolo impenitente. Il matrimonio lo spinge addirittura a concedere interviste, cosa che il Mozart di Minneapolis aveva promesso di non fare più da quando ha litigato con il business discografico. “Essere sposato mi ha reso più tranquillo rispetto alle apparizioni pubbliche. Il fatto è che prima ero in catene. Non si può essere liberi quando si ha firmato un contratto. Un sacco di artisti non capiscono che quando firmano un accordo cedono tutti i diritti su quello che fanno, e le loro canzoni non saranno mai più loro, ma porteranno soldi a qualcun altro”.
La vita da “innominato” invece è un po’ più dura: “Non posso farci niente se la gente continua a chiamarmi Prince. Ma non capisco perché la gente abbia bisogno di nomi, quando io ho dato loro un simbolo”. Non è semplicissima neanche la vita da “autarchico’ musicale. “Io, Chaka Khan e Larry Graham, quando ci siamo messi in proprio sapevamo che qualche porta ci sarebbe stata chiusa in faccia. Certe catene di negozi rifiutano di vendere i nostri dischi. Come si faccia a rifiutare dischi di Chaka Khan e Larry Graham, non lo capisco”.
La vita da “innominato” invece è un po’ più dura: “Non posso farci niente se la gente continua a chiamarmi Prince. Ma non capisco perché la gente abbia bisogno di nomi, quando io ho dato loro un simbolo”. Non è semplicissima neanche la vita da “autarchico’ musicale. “Io, Chaka Khan e Larry Graham, quando ci siamo messi in proprio sapevamo che qualche porta ci sarebbe stata chiusa in faccia. Certe catene di negozi rifiutano di vendere i nostri dischi. Come si faccia a rifiutare dischi di Chaka Khan e Larry Graham, non lo capisco”.
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