Sanremo,
prima serata a (scarso) effetto

Sanremo, prima serata a (scarso) effetto

Tanta immagine, poca musica. I commenti sulla prima serata del 51° Festival della Canzone Italiana, svoltasi ieri lunedì 26 febbraio, non si allontanano di molto da quanto era facile prevedere. Tra abiti sgargianti, siparietti comici e quant'altro, la musica, al solito, è sembrato un intermezzo. E, contrariamente a quanto anticipato e strombazzato da più parti, la qualità delle canzoni non è sembrata più elevata del solito.
Qualche picco, qualche sorpresa, molta prevedibilità. Tra le sorprese spicca il nome di Elisa, non perché non la si conoscesse, ma perché il suo debutto alle prese con la lingua italiana era un'incognita. La cantante friulana, con “Luce (tramonti a Nord-Est)”, è riuscita a non perdere nulla del suo fascino vocale, giocando musicalmente tra le contaminazioni elettroniche -già presenti dell'ultimo disco “Asile's world”- e il notevole apporto armonico del Solis String Quartet che l'ha accompagnata. La definizione di “Bjork italiana” ha ora finalmente un senso compiuto.
Tra i 16 'big' esibitisi ieri sera, erano attesi i Bluvertigo e i Quintorigo. I primi li conosciamo da tempo, e il loro brano sanremese “L'assenzio” non sfugge alla regola che li ha resi noti: un gioco con le regole base del pop e con trent'anni di suoni rock. I Bluvertigo sono maestri in queste operazioni; “L'assenzio” è un bel pezzo, ma rischia di essere un po' già sentito. Discorso diverso per i Quintorigo. “Bentivoglio Angelina” è una riscrittura aggiornata e jazzata del melodramma all'italiana: un brano veramente coraggioso.
Discreta impressione hanno fatti i brani di Paola Turci (le ha giovato la collaborazione con Carmen Consoli, la cui mano è evidente in “Saluto l'inverno”) e Sottotono, con il rap melodico e ben orchestrato di “Mezze verità”. Gli annunciati silenzi sulle 'parolacce' hanno sortito il loro effetto, così come il coretto finale “bye bye” (che, a dir la verità, ricordava una canzone degli 'N sync che della ripetizione di questo saluto aveva fatto un tormentone…)
Di grande effetto il brano di Giorgia, perfetto per esaltare la potente voce della cantante romana e per incantare le giurie (ora si capisce perché veniva data per favorita…), e “Ciao Ninìn” di Fabio Concato, a cui giova un'orchestrazione impeccabile. Il resto è banalità e/o delusione, come nel caso di “Il profumo del mare”, di Gianni Bella, canzone viziata da un'interpretazione tutt'altro che perfetta. Sorvoliamo sui patetici falsi rap Carrà-Bongiorno, sulle battute ad effetto e sulle telepromozioni, e aspettiamoci qualche altra sorpresa dai secondi ascolti e dai giovani, nei prossimi giorni. Alla speranza non c'è mai fine...
(GS)

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