La P.F.M. si rinnova nei suoni e per la prima volta affida i testi ad altri

La P.F.M. si rinnova nei suoni e per la prima volta affida i testi ad altri
“Serendipity” è la nuova parola d’ordine della Premiata Forneria Marconi. “Serendipity” è un pregio o una fatalità, una filosofia, un’intuizione… “Serendipity” è innanzitutto il nuovo album dello storico gruppo italiano di “Impressioni di settembre” e “Maestro della voce”, e prende il titolo da un termine che sta ad indicare l’arte di trovare qualcosa senza cercarlo o cercando qualcos’altro. E’ un album nato dopo il tour di “Ulisse”, quello documentato sul live "www.pfmpfm.it". Al termine di quella lunga serie di concerti il gruppo voleva riprendere il proprio contatto con la musica di oggi, ritrovando una propria collocazione precisa e attiva nella scena rock italiana attuale “perché facciamo parte dell’oggi e non soltanto di ieri”, come puntualizza Franz Di Cioccio, che spiega: “non sapevamo cosa fare perché potevamo fare di tutto, e allora abbiamo cercato di soprenderci. Ecco quindi il titolo ‘Serendipity’, ovvero cercare ciò che non avevamo per avere ciò che non sapevamo, cercare un percorso diverso lasciandoci sorprendere dagli eventi”. E gli eventi più sorprendenti sono stati gli incontri con quelli che sono poi diventati gli autori della maggior parte dei testi contenuti nel nuovo cd: Daniele Silvestri, Franco Battiato, Jury Camisasca, Pasquale Panella e Fernanda Pivano. “Noi non abbiamo mai scritto in trent’anni un brano partendo dal testo – puntualizza Flavio Premoli – perché la P.F.M. è nata come gruppo prettamente musicale e quindi con un taglio per cui tutto si suonava, e lo spazio per le parti cantate è sempre stato limitato. Il nuovo metodo di lavoro adottato qui è stata una scoperta felice al di là del primo impatto, quando Fernanda ha sconvolto un po’ tutti perché ci siamo accorti che il suo era un messaggio forte”. Ma la signora Pivano, scrittrice e traduttrice delle opere dei poeti maledetti della beat generation, racconta l’iniziativa con ironia e un po’ di idealismo: “Una sera a cena, mentre si chiacchierava, loro mi hanno chiesto di scrivere una canzone. Io non avevo mai scritto canzoni e questa di fatto non lo è; è uno scherzo. Siccome loro sono degli innovatori ho voluto fare anch’io qualcosa di nuovo, di diverso. Così ho scritto un testo utilizzando cinque lingue diverse. Un’idea non mia, a dire la verità, ma di un tal Mark Liner, uno scrittore americano autore di un libro che si intitola ‘Mio cugino il mio gastroenterologo’. Considero la cosa come una sorta di anticipazione del futuro, perché tra un po’ di anni ci sarà davvero un miscuglio fra tutte le razze e tutte le lingue”.
Musicalmente l’album, prodotto da Corrado Rustici, è piuttosto massiccio e ricalca un po’ il lavoro che i King Crimson hanno fatto negli ultimi anni: una versione tecnologica e un po’ “hard” della P.F.M. degli anni ’70, quella più vicina al progressive e alla psichedelia. “Volevamo combattere lo spettro del revival – aggiunge Franco Mussida -. E’ una sfida, e io mi sento da una parte tirato per la giacca dalla voglia di sperimentare, dall’altra dalla necessità di essere vicini alle necessità della gente di sentire della musica comprensibile. Credo che tutto questo faccia parte della storia della P.F.M.”. E il video del singolo “K.N.A.” è orientato proprio in questa direzione, con l’orecchio volto al futuro e lo sguardo al passato, sui Beatles e sugli ultimi 40 anni di storia filtrati da colori intensi.
Dall'archivio di Rockol - La storia di “Storia di un minuto” della Premiata Forneria Marconi
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