Il debutto solista di Francesco Renga, cantautore per necessità

Il debutto solista di Francesco Renga, cantautore per necessità
E' stato la voce dei Timoria per tredici anni. Poi la rottura con il gruppo e la decisione di andarsene, perché «ero arrivato a un punto in cui non potevo più sopportare di non avere la possibilità di esprimere nulla di mio nelle canzoni della band. Non avevo più la possibilità di crescere», spiega Francesco Renga, che prosegue: «cantavo cose in cui non mi ritrovavo e, soprattutto, non mi ritrovavo più nel personaggio che dovevo incarnare, che è un po' quello della canzone "Mr Rockstar": un uomo all'apparenza sicuro, un po' sbruffone e maledetto».
Per Francesco Renga sono stati due anni impegnativi, a tratti difficili, quelli che lo hanno portato a questo suo debutto solista. «La prima esigenza che ho sentito è stata quella di trovarmi faccia a faccia con me stesso. Ero di colpo da solo, con una carriera da reinventare e una coda di problemi da risolvere con i Timoria, specie burocratici. Contratti, agenti... Mi sono isolato in una casa in montagna e ho iniziato a scrivere le canzoni. Le musiche e le parole sono nate senza difficoltà: l'ostacolo più difficile da superare è stato poi quello di condividerle con gli altri». Perché "Francesco Renga" è l'album autobiografico di un «cantautore più per necessità che per virtù», nato dal bisogno di «spiegare a me stesso e agli altri quello che ero diventato».
Un disco percorso da un'amara ironia, con cui Francesco guarda alla sua vita, alla ricerca di un'identità, come solista e più in generale come persona singola, «perché a trent'anni ho sentito il bisogno di fare il punto su chi sono». E com'è Francesco Renga? «Spesso e volentieri sopra le righe, tendo a nascondermi, a non farmi troppo conoscere anche da chi mi sta vicino. Ho paura di trovarmi da solo, eppure ne ho bisogno. Ho bisogno di amare, ma il più delle volte ho anche paura delle responsabilità che questo comporta. Non ho molte risposte al disagio che sento, ed è una caratteristica che si ritrova nei testi che ho scritto. Io non ho verità in tasca, e le mie canzoni non danno ricette per risolvere i problemi».
Dal punto di vista musicale, le dodici tracce del disco recuperano, rispetto alle esperienze con i Timoria, una forma di canzone più classica, capace di mettere in risalto le doti vocali di Francesco. «In questi brani la melodia è importante, ci sono passaggi in cui c'è quasi solo il canto. Nelle strofe, per esempio, ci sono basso, batteria e poco altro. Ma, dove serve, gli strumenti si sentono». Un contrasto tra pieni e vuoti capace di regalare momenti dal sapore rock. «Penso che molti si aspettassero da me qualcosa di più pop, ma il mio DNA è quello del rocker e sono credibile solo in questa veste». E’ un suono, quello delle canzoni di Francesco Renga, che deve molto alla riuscita collaborazione con Fabrizio Barbacci, che ha curato la produzione artistica dell'album, e con il team di musicisti che ha affiancato Francesco: da Max Cottafavi (coautore di una buona parte dei brani) a Luca Bona (batterista di Paolo Martella), a Maurizio Zappatini (piano e arrangiamenti degli archi). Con qualche cambio di formazione nella band - ci sarà Briegel dei Ritmo Tribale - Francesco Renga sarà in giro per l'Italia, una ventina di date fino a maggio (si parte martedì 4 aprile con uno showcase al Rolling Stone di Milano) per promuovere l'album, in uscita il 31 di marzo. «Ricomincio da zero, un furgone e niente soldi. Ma la voglia di suonare è molta: cantare davanti a un pubblico è forse quello di cui, in questo periodo, ho sentito più la mancanza».
Dall'archivio di Rockol - racconta "Aspetto che torni", il brano in gara a Sanremo 2019
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