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Wind Music Awards: la seconda serata

La tanto temuta pioggia alla fine non è arrivata. Era questo uno dei timori principali degli organizzatori per la seconda serata degli Wind Music Awards. Il cielo non li ha traditi e così l'Arena di Verona può accogliere gli oltre 12.000 spettatori (i biglietti costano tra i 17 e i 38 euro) e consegnare lo spettacolo nelle mani della presentatrice Paola Perego. Poco è cambiato nella formula rispetto al primo appuntamento: i Wma sono anzitutto uno show pensato per la televisione - Italia 1 manderà in onda tutte le esibizioni spalmandole in tre serate a partire dal 2 giugno - e la scaletta è stata decisa di conseguenza.

In confronto all'esibizione del 28 maggio però non sono previsti duetti e il cartellone degli artisti, se possibile, è ancora più ricco.
Sono le nove in punto e ad aprire lo spettacolo ci pensa Francesco Renga con una versione per voce e orchestra di "Un amore così grande", idea tanto scontata quanto efficace in una cornice come questa. Dopo l'entrata in scena della presentatrice Paola Perego arriva il primo momento-clou: ecco la diva Kylie Minogue, che regala in anteprima il nuovo singolo "All the lovers". La cantante australiana era molto attesa già nel pomeriggio, ma non ha voluto fare nessuna conferenza stampa e durante le prove è stata praticamente inavvicinabile. È apparsa come una ninfa, facendosi riparare dal sole con un ombrellino verde, ha provato il pezzo ed è sparita nel nulla. Ma alla resa dei conti la sua esibizione non è esaltante, forse penalizzata da dieci minuti buoni di attesa, dovuti alle già citate esigenze televisive. Non bastano il suo stuolo di ballerini e un "Verona ti amo" sussurrato sul finire del pezzo per risollevarla.
Le carte migliori comunque vengono calate all'inizio, tant'è che dopo Kylie tocca alla vera star della serata: Luciano Ligabue. Il Liga, che riceve da Francesco Toldo il premio Multiplatino per il suo "Arrivederci, Mostro!", all'Arena è di casa. E la sua apparizione lo conferma: per il pubblico di Verona sentire in sequenza "Un colpo all'anima", "La verità è una scelta", "Sulla mia strada" e "Quando canterai la tua canzone" non può non essere una manna. Non mancano ovviamente i premi, distribuiti da ospiti d'onore come Alessandro Haber, Claudio Cecchetto, Gianluca Grigani e molti altri. Sale sul palco perfino l'allenatore boemo Zdenek Zeman.
Ma la serata regala molto altro, da un'Elisa in versione Michael Jackson - da rivedere la sua "Beat it" - ad Antonello Venditti in veste piano-voce, che regala dieci minuti di sincero revival con "Notte prima degli esami" e "Sara". Appare in grande forma Biagio Antonacci, che dimostra di avere sempre un rapporto molto naturale con il palco. Bello in particolare il suo duetto virtuale con Leona Lewis per "Inaspettata". Facce vecchie e nuove, ritorni ed esordi. All'Arena di Verona, durante questa vera e propria maratona un po' dal vivo (molto poco) un po' in playback (francamente troppo), c'è davvero l'imbarazzo della scelta. Così capita di sentire Ornella Vanoni che omaggia Gianluca Grignani con una cover di "La mia storia tra le dita", a dir la verità non apprezzatissima dal pubblico. Capita di assistere all'ovazione per Maria De Filippi, futura concorrente a capo del progetto "Grammy Awards" made in Italy, che lancia sul palco tutti i suoi pupilli: Alessandra Amoroso, Marco Carta, Pierdavide Carone e Loredana Errore. C'è spazio anche per una Carmen Consoli palesemente a disagio in questo contesto, ma che fa sempre valere la sua classe di "cantantessa" e regala la bella "Mandaci una cartolina".
L'Arena ospita così veterani come Massimo Ranieri, ma anche nuove promesse che ormai aspirano a diventare una realtà importante del pop italiano: è il caso di Marco Mengoni, che reinterpreta  Michael Jackson e i Talking Heads di "Psychokiller" con sempre più promettente autorità. Se questo ragazzo riuscirà a scrivere canzoni migliori di quelle che ha pubblicato finora, con questa voce può davvero diventare inarrestabile. Stesso dicasi, o quasi, per Malika Ayane, con la sola differenza che lei possiede già pezzi all'altezza delle sue qualità, come "Ricomincio da qui". Nina Zilli invece, che fa divertire l'Arena con "L'uomo che amava le donne", conferma le sue qualità e la solita capacità di coinvolgere, con quelle pose un po' alla Amy Winehouse.
Tra gli outsider non bisogna dimenticare Cristiano De André, che propone una versione rock e ribelle del "Pescatore", ricordandoci ancora una volta quanto siano immortali le canzoni di suo padre Fabrizio. Certo che i tempi televisivi, che costringono spesso Paola Perego a fare lanci di cantanti che hanno già suonato la sera precedente, allungano tantissimo lo show: i cantanti finiscono alle due, in un'Arena ormai semivuota, mentre la conduttrice continua a registrare per Italia 1. Tutto sommato, vista la ricchezza dell'offerta, ci si può anche passare sopra.
Ma la sintesi migliore della serata, in grado di riassumere il generoso  e tutto sommato divertente calderone offerto dagli Wind Music Awards, è la premiazione di Antonello Venditti. A dargli la statuetta ci pensa il sindaco Flavio Tosi: un leghista che premia il cantautore più romano e romanesco che ci sia. Roba da raccontare ai nipoti.

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