Amarcord di George Harrison al processo contro il bootleg dei Beatles

Il 6 maggio George Harrison si è presentato al processo che vede uniti, ancora una volta, lui stesso, Paul McCartney, Ringo Starr e Yoko Ono contro la pubblicazione di una registrazione "clandestina" dei Beatles. Il caso si preannuncia complesso. Harrison, 55 anni, ha chiesto al tribunale inglese che sta esaminando il caso di impedire la pubblicazione di un bootleg dei Beatles risalente a ben 36 anni fa. I tre Beatles superstiti, più la vedova di John, hanno infatti denunciato l'etichetta Lingasong Music che invece intende mettere regolarmente in commercio un CD realizzato da una vecchia cassetta registrata allo "Star Club" di Amburgo nel 1962.
La sera della registrazione, sul palco con i futuri Fab Four, c'erano i King Size Taylor, capitanati da tale Teddy Taylor. Costui, a distanza di così tanti anni, ritrovato il nastro ora afferma che il permesso di pubblicarlo gli venne dato da Lennon in persona, in cambio di... una birra. "Stasera potrei uscire, andare a registrare Mick Jagger, ma ciò non significa che poi potrei anche andare a vedere la cassetta", ha detto Harrison. Il quale poi ha aggiunto: "Non è vero che John accordò il permesso, e, anche se lo avesse fatto, a noi però non lo chiese". Harrison, per l'occasione, ha anche affermato che Lennon non fu mai il boss del gruppo. "Sono cose che dicono i cosiddetti esperti dei Beatles, peccato che loro non erano lì con noi. John aveva una piccola chitarra a tre corde che assomigliava ad un banjo, e toccò a me dirgli che doveva imparare ad usarla. Lui non fece obiezioni, benché io fossi il più giovane del gruppo. Sono stato io ad insegnare a John a suonare la chitarra, io che gli ho insegnato gli accordi".
Concludendo la sua testimonianza Harrison ha dichiarato: “Ricordo poco di quello specifico concerto, ma rammento benissimo che noi quattro avevamo un grandissimo entusiasmo, e la gente che ci attendeva era sempre più eccitata, come d’altronde accadeva ad ogni nostro spettacolo”.
Chi ha assistito all’udienza assicura che Harrison, che oggi abita ad Henley, nell'Oxfordshire inglese, con la seconda moglie Olivia, rivivendo i tempi della giovinezza aveva quasi le lacrime agli occhi.
Il processo continua.
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