Il nuovo fenomeno hardcore, negli Usa e non solo: questo sono gli At The Drive-in; dopo un esordio autoprodotto, la carriera degli ATDI è stata un continuo susseguirsi di successi, che li ha portati ad essere una delle band di punta della Grand Royal: grazie ad un sound chitarristico potente e spigoloso, diretto discendente dello stile reso celebre da band come Fugazi e Minor Threat, gli ATDI hanno saputo conquistarsi il grande pubblico, emancipandosi dalla nicchia hardcore ed esplodendo come fenomeno di massa. Ad un tratto, da i case e gli amplificatori che ingombrano il palco sbuca Omar: magrissimo ed estremamente gentile, benché vistosamente provato dal tour de force che sta portando la sua band in giro per il mondo da un po’ di mesi a questa parte, il chitarrista degli At the Drive-In ha scambiato qualche battuta con Rockol.Perchè il titolo, per il vostro nuovo album, “Relationship Of Command”? C’è forse una connotazione politica in questa scelta?
Il titolo “Relationship of command” proviene da un capitolo del “libretto rosso” di Mao Tse Tung, quindi la politica c’entra. Ma, per quanto ci riguarda, abbiamo scelto questo titolo solo perché “suona bene”, non per i suoi significati politici. Per noi musica e politica sono due cose completamente separate.
In che modo questo vostro nuovo lavoro si discosta dai precedenti?
E’ sotto molti aspetti diverso, sopratutto per come è stato realizzato. Per registrare questo disco abbiamo impiegato sei settimane, per cui abbiamo avuto l’occasione di suonare di più, di curare maggiormente i particolari e di affiatarci di più come band, non come una volta, quando in quattro giorni dovevamo registrare e mixare quattro canzoni. Poi, anche la produzione è cambiata: questo significa avere più soldi e più tempo a disposizione, per sviluppare il suono della band e dei singoli musicisti. Quello che non è cambiato è lo spirito col quale abbiamo realizzato questo disco, che rimane quello degli esordi.
Quali sono le tue band preferite, al momento ?
Conosci Roni Size? Adoro i suoi dischi. Anche “Stankonia” degli Outkast e l’ultimo di PJ Harvey sono due album che ho ascoltato moltissimo, e che mi sono piaciuti. Tutti si stupiscono quando rispondo a domande come questa, ma ti posso assicurare che è la verità: non ascolto molte rock band attuali perché spesso hanno un suono abbastanza codificato, poco creativo. Preferisco quindi buttarmi nell’elettronica e nella dance, che in questi anni è molto più aperta alla sperimentazione rispetto a generi più tradizionali e tradizionalisti come il rock. Ascolto anche world music, in particolare musica afro – cubana...
Gli At the Drive in sono nati come live band: è importante per voi suonare dal vivo ?