Biografia

Nato il 9 gennaio del 1943 ad Hamilton, in Ohio, Noel Scott Engel inizia la carriera musicale tra i tardi anni ’50 e i primi ‘60 suonando il basso nel circuito live di Los Angeles e incidendo alcuni dischi prima come solista e poi come membro dei Routers e dei Dalton Brothers. Nella formazione milita anche John Maus, che con Engel e il batterista Gary Leeds forma poco dopo i Walker Brothers, trio musicale che ispirandosi ai Righteous Brothers e alle produzioni di Phil Spector si inventa un’identità fittizia (i tre non sono naturalmente fratelli) e si trasferisce a Londra, sfruttando la scia della British Invasion allora imperante. In Inghilterra, a partire dal 1965, il loro pop melodico e orchestrale fa sfracelli in classifica (“Make it easy on yourself”, “The sun ain’t gonna shine anymore”, “My ship is coming in”) trasformandoli di punto in bianco in idoli per teen ager (complice un’immagine cool, caschetto e occhiali scuri). Il momento di gloria è però di breve durata e nel 1967 la bella avventura è già finita, complici le crescenti ambizioni musicali di Scott Walker, voce da crooner innamorato di Sinatra e Tony Bennett e interesse spiccato per la cultura letteraria, cinematografica e musicale europea (Jacques Brel in particolare). Poco considerato in patria, l’autore e cantante continua a riscuotere successo in Gran Bretagna, tanto da diventare una figura di culto che negli anni a venire ispirerà profondamente personaggi come David Bowie, David Sylvian, Marc Almond e Julian Cope. I suoi primi quattro album solisti, identificati da un numero progressivo e pubblicati tra il 1967 e il ’69, raggiungono tutti la Top Ten inglese (SCOTT 2 arriva anzi al numero uno) grazie a una confezione sonora mainstream e accattivante che nasconde testi colti, tenebrosi e provocatori, molto poco consoni al clima spensierato del pop dell’epoca. Anche nelle cover (con molte riprese dal repertorio di Brel, “Amsterdam” e “My death” su tutte, ma anche da Bacharach-David, Weil-Mann, Tim Hardin e André Previn) e negli arrangiamenti, spesso di impronta morriconiana, Walker mostra un gusto e un tocco tutto speciale, raffinato ed esistenzialista. Gli anni ’70 vedono tuttavia spegnersi progressivamente la sua stella, tanto che per dare una scossa al mercato ci vuole una reunion con i vecchi “fratellini” (tre dischi tra il 1975 e il ’78). Chiuso anche quel capitolo, l’unico disco degli anni ’80, CLIMATE OF HUNTER, è una sorpresa per tutti, con arrangiamenti decisamente rock, costruzioni melodiche pseudo classicheggianti e ricorso abbondante all’elettronica allora in voga. Negli anni successivi il culto è alimentato da apparizioni pubbliche sempre più diradate (ma nel 2000 è proprio Walker a curare il Meltdown Festival londinese, ingaggiando band contemporanee come Radiohead e Blur) e da dischi sempre più rari, sconcertanti e radicali. Nel 1995 esce TILT (1995), mentre nel 2006 è la volta di THE DRIFT. Dopo 6 anni arriva il nuovo lavoro BISH BOSH. (09 dic 2012)