ANGELO RIBELLE

Omar Pedrini

Voto Rockol: 4.0 / 5

Voglio bene a Omar Pedrini dal 1985, da quando lui aveva diciotto anni e io trentadue. Fanno 33 anni, più o meno. Questo forse fa di me una delle persone meno adatte a recensire un suo libro. 
O forse, invece, è proprio il contrario. Perché conoscendo Omar da così tanto tempo, e volendogli bene, posso assicurarvi, dopo aver letto “Angelo ribelle”, che dentro questo libro c’è proprio Omar, quello vero. Non che ci sia in giro un Omar Pedrini finto, perché Omar è sempre stato, anche nella vita privata, uguale a quello che molti hanno stimato e apprezzato e amato nella sua vita pubblica (ve lo posso garantire per averlo sperimentato di persona). Ma, insomma, quello che voglio dire, anche se l’ho presa un po’ alla lontana, è che dalle pagine di “Angelo ribelle” esce Omar proprio così com’è: curioso, intelligente, sentimentale, colto, appassionato e, ma sì, anche ribelle. Ribelle come lo siamo noi bresciani: prima di tutto responsabili, lavoratori, magari un po’ ruvidi, ma generosi e onesti (però anche facili all’incazzatura, ché quando ci vuole ci vuole). Adesso Omar s’incazza “con juicio”, perché deve stare attento al suo cuore – quello sì, ribelle e pazzoide; ma le ingiustizie, le scorrettezze, le furberie lo fanno sempre indignare (sì, dico a lei, signora assessore).
Lo si capisce da quello che scrive e da come lo scrive: il che rende questo libro una sorta di sintesi del pensiero e del sentimento di Omar, che parla come scrive e scrive come parla, tanto che ognuno dei 34 solchi di questo concept album triplo – ogni capitolo ha anche una “durata” in minuti e secondi, dopo il titolo – suona come se si ascoltasse Omar che parla, seduto a un tavolo del Bianchi o al bancone di un’osteria del Carmine. Affronta un argomento, lo approfondisce, divaga un po’, riacchiappa il filo del discorso, lo condisce con citazioni e riferimenti a gente che conosce, e ogni tanto tira il fiato per bere un sorso di vino.
E ci racconta la vita come la vede un cinquantunenne che di vite ne ha vissute tante, e al quale auguro che questa sua vita di oggi possa durare ancora moltissimo. Come dice la piccola Emma Daria a pagina 194, “quando mi affeziono è per sempre”. E siccome a Omar, ve l’ho già detto, sono molto affezionato, non ho intenzione di smettere troppo presto.

Franco Zanetti