«12 - Carlo Boccadoro» la recensione di Rockol

Carlo Boccadoro - 12 - la recensione

Recensione del 22 gen 2018 a cura di Franco Zanetti

SEM, 224 pagine, 15 euro

Voto 8/10

La recensione

Carlo Boccadoro è un tipo interessante. Nato nel 1963 a Macerata, è percussionista, pianista, compositore, direttore d’orchestra, musicologo, scrittore – insomma, un eclettico. Scopro dalla bandella di questo libro che Boccadoro ne ha già pubblicati altri sei. E’ colpa di Einaudi, che gli ha pubblicato i primi quattro, di Marcos Y Marcos e di Mondadori, che gli hanno pubblicato il quinto e il sesto (“La grande battaglia musicale” e “Le 7 note per 7 musicisti”: da quel che ne ho letto in giro ho pensato di regalarli a mio figlio e li ho appena ordinati su Amazon), se non ve ne ho mai parlato prima: non mi hanno mai mandato i suoi libri da recensire. Invece questo me l’ha mandato l’amico Paolo Soraci, e ha fatto bene, perché l’ho letto molto volentieri; e ve ne parlo altrettanto volentieri perché leggendolo mi sono molto divertito. 

“12” parla di 12 dischi (di dodici album, per essere più precisi), non solo raccontandoli e descrivendoli ed esaminandoli, ma anche spiegando come e perché l’autore ha con quei dischi o con i loro autori/interpreti un rapporto speciale. 

I dischi di cui si parla Boccadoro sono “Yoko Ono / Plastic Ono Band” di Yoko Ono; “Playing music with animals” di Jim Nollman; “Musik im bauch” di Karlheinz Stockausen; “Event ‘76” degli Area; “Disoccupate le strade dai sogni” di Claudio Lolli; “Analog” di Philip Glass; “Courage” di Rufus Harley; “Luxa” di Harold Budd; “Jamming with Edward” di Mick Jagger, Charlie Watts, Bill Wyman, Ry Cooder e Nicky Hopkins; “Voci, requies, corale” di Luciano Berio; “The black album” di Prince; e “101” di John Cage.

Boccadoro parla non solo del contenuto musicale dei dischi, ma proprio anche del disco fisico, dell’esemplare del disco: comprato per sbaglio in un negozio di Milano scambiandolo per quello omonimo di John Lennon (“Plastic Ono Band”), comprato a prezzo stracciato in un negozio di Londra e perso in metropolitana (“Jamming with Edward”), comprato in CD in un negozio di Amsterdam ma subito rubatogli (“The Black Album”), trasmesso a Radio Popolare (“Disoccupate le strade dai sogni”), e così via. E raccontando dei dischi racconta anche di sé, dei suoi studi, delle sue composizioni, dei suoi concerti, della sua carriera di musicista, e insomma della sua vita. E lo fa con tanta disinvoltura e leggerezza e capacità di incuriosire che più volte leggendo mi è capitato di pensare due cose. Una, che mi piacerebbe passare un pomeriggio con Boccadoro a parlare dei dischi che abbiamo comprato lui e io. Due, che questa formula – raccontare i dischi attraverso di sé, raccontare di sé attraverso i dischi – è quella che da tempo impiego quando (raramente) recensisco dischi su Rockol, e che magari potrei copiarla per scrivere anch’io un libro come “12”, uno di questi anni.

Prometto - a Boccadoro e a Paolo Soraci - che se lo scriverò, questo libro, gliene manderò una copia. 

Franco Zanetti

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