«NO MORE PAIN - Antonio Cecchi» la recensione di Rockol

Antonio Cecchi - NO MORE PAIN - la recensione

Recensione del 29 dic 2016

(Area Pirata, 250 pagine, 19 euro)

Voto 8/10

La recensione

I libri sulla scena hardcore italica – quella definita old school, quindi relativa agli anni Ottanta – di sicuro non sono merce rarissima, ormai. Tutto iniziò, in un certo senso, con il volume di Philopat “Costretti a sanguinare” (che non era propriamente una biografia, ma ci andava molto vicino – per quanto romanzata)… a cascata, nel corso degli ultimi 20 anni o poco meno, ne sono arrivati diversi altri, che fotografano scene regionali, gruppi e situazioni che contraddistinsero quel decennio circa così glorioso.


“No More Pain” documenta la storia di una delle band più importanti – nonché note a livello mondiale – dell’HC tricolore, ovvero i toscani CCM (Cheetah Chrome Motherfuckers). Il narratore di questa saga è Antonio Cecchi, che della band fu prima bassista e poi chitarrista, un personaggio che trasuda entusiasmo, passione e veracità – oltre che mostrare una certa venatura malinconica e dolorosa per l’epilogo di quell’avventura epica terminata nel più classico dei modi, con la fine della band e, addirittura, l’abbandono della musica da parte di Antonio.

Cecchi, con un linguaggio spigliato – a tratti molto colloquiale, come se si stesse chiacchierando al bar – snocciola pagine e pagine di ricordi, arricchiti da dettagli precisi e puntuali (grazie al prezioso aiuto dei suoi diari, oltre che della memoria di chi c’era); riviviamo così la parabola del gruppo, dai primi timidi passi dell’autore nel mondo della musica come ascoltatore, fino ai tour epici che toccarono gli Stati Uniti e tutta l’Europa. In mezzo a tutto questo ci sono le storie umane, le amicizie, le relazioni, gli scazzi, le soddisfazioni e le frustrazioni, il DIY, la scelta di non fare compromessi e il complesso scenario dell’Italia punk hardcore di quegli anni.


Un libro, dunque, che va a frugare nell’epica (e, perché no, nell’etica) di un mondo finito da anni, gettando luce su episodi sconosciuti o solo tramandati di bocca in bocca, magari deformati – io stesso, di alcune di queste storie, ammetto di aver sentito accenni e versioni più o meno romanzate (o del tutto errate), nel corso degli ultimi decenni. Una vicenda semplice, che inizia come tante altre, e si trasforma in una specie di favola hardcore, con colpi di scena, avvenimenti che a volte sanno di magico (pensiamo solo alla precarietà con cui si scambiavano informazioni e si organizzavano le cose in quegli anni: telefonate, qualche lettera, promesse ricevute da o fatte a perfetti sconosciuti…), fatti della vita e tanta musica suonata/vissuta sempre a viso scoperto e di petto.

Emozionante. E ottimo lavoro dell’etichetta Area Pirata, che per la prima volta si trasforma in casa editrice (di solito si occupa di musica – di quella buona, peraltro).

File under: Granducato Hardcore, CCM, old school, Area Pirata

(Andrea Valentini)
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