«CIAO AMORE - Philippe Brunel» la recensione di Rockol

Philippe Brunel - CIAO AMORE - la recensione

Recensione del 01 mar 2012 a cura di Franco Zanetti

(Rizzoli, 180 pagine, euro 17,50)

Voto 7/10

La recensione

Se leggete in giro per il web un po’ di cose su questo libro, lo trovate definito “Una straordinaria controinchiesta” sulla morte di Luigi Tenco. Personalmente non mi sono mai appassionato alla vicenda Tenco e ai suoi risvolti misteriosi, quindi non so dirvi se questo libro, che pure è stilisticamente ben scritto e ben narrato, fornisca davvero notizie inedite e interpretazioni originali su quella faccenda di 45 anni fa (e sì, il libro è uscito proprio in occasione dell’anniversario, e nei giorni del Festival di Sanremo). Né sono in grado di confermare per esperienza personale se Philippe Brunel sia davvero un giornalista d’inchiesta “rigoroso e lucido” come, dicono, dimostrerebbe un suo precedente lavoro, “Gli ultimi giorni di Marco Pantani”. Infine, non so dirvi se Giuditta Vulpius sia una buona traduttrice dal francese.

Ciò premesso, vi informo di alcune - come dire? - perplessità che mi hanno suscitato certi passi del libro.
Per esempio: a pagina 31, Brunel scrive, a proposito del Festival di Sanremo del 1967: “La classifica veniva stabilita sommando i voti attribuiti da una giuria di esperti a cui si aggiungeva quello del pubblico”. Non è così: furono i componenti di 15 giurie sparse per l’Italia a scegliere i brani da mandare in finale, e fu una “commissione di ripescaggio” a salvare ogni sera una delle canzoni eliminate dalle giurie.
A pagina 46 si parla di “un conflitto generazionale fra i difensori della canzone tradizionale e i rappresentanti di una nuova corrente musicale, più intellettuale, alla quale Tenco dava un importante contributo”; poi, in una parentesi, “(Antoine con le sue ‘Elucubrations’, e Lucio Dalla, autore di ‘Quand’ero soldato’, motivo che affrontava il tema antimilitarista)”. Scritto così, o tradotto così, il passo fa pensare che quelle due canzoni di Antoine e Dalla fossero in gara al Festival del 1967, mentre sono entrambe del 1966. Ma anche ammettendo che ci sia un equivoco di traduzione, o una costruzione della frase poco chiara - del resto sia Antoine sia Dalla erano in gara al Sanremo 1967, Antoine con “Pietre”, Lucio Dalla con “Bisogna saper perdere” - definire “Les elucubrations d’Antoine” un simbolo della corrente musicale più intellettuale mi pare perlomeno esagerato (“l’altro giorno il mio migliore amico si è sbagliato / doveva prendere un treno e ha preso un lassativo”), mentre definire “antimilitarista” “Quand’ero soldato” di Lucio Dalla è, francamente, una fesseria (“quindici mesi senza i problemi di casa mia / quando ero soldato trattato bene meglio di un re / senza pagar mai una lira di tasca mia”: nella canzone l’antimilitarismo non c’è proprio, nemmeno accennato, vi si parla di naja, non di guerra).

A pagina 57, in “un mucchio di riferimenti biografici” su Luigi Tenco, si trova: “Marzo 1959. Pubblica i suoi primi quarantacinque giri con gli pseudonimi Gigi Maiper, Gordon Cliff, Dick Ventuno”. La frase viene da un articolo di Francesco Gallo dell’ANSA, pubblicato il 26 gennaio 2007. E viene dalla versione che si trova su Internet, che contiene un errore di stampa: “Usa spesso degli pseudonimi: Gigi Maiper il singolo 'Amore'...”. Andrebbe letta: “Usa spesso degli pseudonimi: Gigi Mai per il singolo ‘Amore’...”. In effetti, lo pseudonimo usato da Tenco era Gigi Mai, non Gigi Maiper. E, insomma, un giornalista “rigoroso e lucido” magari non si fida di una sola fonte, e magari si rende conto che sta riprendendo un refuso e non un’informazione corretta.
A pagina 83 si racconta che Dalida sarebbe stata colpita, sentendo la canzone per la prima volta, nel novembre del 1966, dal testo sull’emigrazione di “Ciao amore ciao” - “Non aveva forse anche lei lasciato il Cairo per fare carriera in Francia?” commenta l’autore. Ma in origine il testo parlava di soldati e guerra, e la canzone si intitolava “Li vidi tornare”: fu presentata con quel titolo e con quel testo al Festival, e venne accettata a patto che il testo venisse modificato.

A pagina 88: “con il riverbero al magnesio dei flash sul parabrezza la scena si ammanta di una luce artificiale”. Siamo nel gennaio del 1967, e già agli inizi degli anni Sessanta i flash elettronici avevano reso obsoleti i flash al magnesio professionali, che erano rimasti in uso solo per le fotocamere compatte.
A pagina 150, il titolo della canzone di Michel Polnareff “Qui a tué grand-maman?” viene tradotto fra parentesi “Chi ha ucciso la grande mamma?”, mentre invece è, ovviamente, “Chi ha ucciso la nonna?” - qui temo che la traduttrice si sia distratta.
E dunque: ribadendo che il libro è di bella scrittura, e che la ricostruzione in prima persona dell’inchiesta giornalistica è trattata quasi come un diario, con un forte coinvolgimento emotivo, il che rende a tratti emozionante la lettura, ribadisco che a me non è parso esente da pecche anche gravi. Ma, si sa, io sono uno scassapalle implacabile...
(Franco Zanetti)

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