«BELA LUGOSI'S DEAD - Simöne Gall» la recensione di Rockol

L'inno (immortale) dei Bauhaus

La suite che segnò l'inizio della carriera della band

Recensione del 08 apr 2025 a cura di Redazione

G-publish., 156 pagine, 12,00 euro

Voto 7.5/10

La recensione

I britannici Bauhaus restano ancora oggi una preziosa anomalia nel contesto della musica rock più artistica e cerebrale. I loro primi quattro album da studio, "In The Flat Field", "Mask", "The Sky's Gone Out" e "Burning From The Inside", furono tutti pubblicati tra il 1980 e il 1983, un brevissimo arco temporale che permise ai quattro della formazione - Peter Murphy, Daniel Ash e i fratelli David J e Kevin Haskins - di dare l'avvio a un proselitismo che sarebbe nel tempo cresciuto a dismisura. Nati nel periodo del post-punk, la loro importanza iniziò però a consolidarsi ancora prima di quegli album, e cioè attraverso il primo singolo "Bela Lugosi's Dead", uscito in dodici pollici nel 1979, e che può essere considerato non solo come il brano simbolo dei Bauhaus stessi, ma anche, secondo il parere di molti, come la composizione gothic rock per antonomasia.

In questo libro vengono ripercorsi gli esordi di Murphy e soci, che, come si apprende dal testo, furono altresì testimoniati da un fan d'eccezione (Ian Curtis dei Joy Division), passando attraverso l'ideazione e la creazione di "Bela", in sé una lunga e sepolcrale suite di oltre nove minuti, e le sue diverse connotazioni cinematografiche. La lettura offre un quadro circostanziato degli eventi, che collegano il brano anche al primo storico scioglimento del gruppo, avvenuto dopo la partecipazione dei quattro al film vampiresco 'Miriam si sveglia a mezzanotte', un cult per tutta la "gothic culture" (e con un ospite di alto profilo fra i protagonisti: David Bowie).

 

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