«REVOLUTION! - Andrea Di Quarto» la recensione di Rockol

Rap da barricata

La storia di uno dei gruppi più influenti della scena hip hop.

Recensione del 23 lug 2024 a cura di Claudio Cabona

Tsunami edizioni, 336 pagine, 24 euro

Voto 7/10

La recensione

 

“Penso che i governi siano il cancro della civiltà”, si legge nella quarta di copertina. Una frase pronunciata da Chuck D che fa subito capire il viaggio proposto da “Revolution!”. I Public Enemy sono stati e sono, dagli anni ’80 in poi, uno dei gruppi afroamericani più influenti di tutti i tempi, capaci di lasciare un’impronta indelebile su più di una generazione e di portare il rap da semplice intrattenimento a vera e propria "arma artistica", con rime incendiarie da barricata e contro il potere. Il loro leader, Chuck D, è noto non solo per essere uno dei più importanti portavoce della comunità hip hop, ma anche di quella afroamericana. E il messaggio dei Public Enemy ha influenzato pure le coscienze di milioni di giovani bianchi, esposti a un diverso punto di vista sulla storia e sulle istituzioni degli Stati Uniti d'America. Non paghi di aver suscitato controversie per aver abbracciato gli insegnamenti della Nation of Islam e di una certa corrente del radicalismo nero, i Public Enemy sono andati oltre includendo nei loro testi il marxismo, il socialismo africano e l’afrocentrismo più “scientifico”, prendendo di mira i difetti dell’America conservatrice e di quella formalmente progressista, e le storture del mondo contemporaneo. Il loro famoso logo, che ritrae una figura ribelle inquadrata dal mirino di un'arma da fuoco, vuole suggerire che i neri dalla mentalità forte sono il “nemico pubblico" della società. Questo volume, scritto con accuratezza storica e con i colori del racconto giornalistico, ripercorre l'ascesa dei Public Enemy dalla relativa oscurità di Long Island alla popolarità planetaria e alle polemiche politiche nei primi anni Novanta, così come il loro recente ritorno a un livello di notorietà più underground. Un iter, grazie alla penna dell'autore, che non fa sconti ai tanti “incidenti di percorso”, fra accuse di antisemitismo, problemi di droga e violenza domestica che hanno accompagnato Flavor Flav, uno dei membri più amati del gruppo. Il volume analizza contesto e canzoni, soprattutto quest’ultimo aspetto, con un’analisi di alcune delle punchline più forti del gruppo, e permette di capirne l’essenza bellicosa. Il libro è interessante perché i Public Enemy finiscono per fungere anche da lente attraverso la quale esaminare la storia stessa del rap, delinearne i suoi ampi tratti, tracciarne gli alti e bassi. Libri su band di questo calibro sono rari in Italia e risultano utili perché permettono di approfondire la cultura hip hop di cui si parla tanto, ma che in realtà si conosce superficialmente.
 

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