«BRIAN MAY – JUST ONE LIFE - Luca Garrò» la recensione di Rockol

Le vite del chitarrista dei Queen

Musicista, astronomo, fotografo...

Recensione del 14 nov 2023 a cura di Roberto De Ponti

Tsunami Edizioni, 304 pagine, 24 euro

Voto 7.5/10

La recensione

“Credi davvero che la storia della mia vita possa interessare a qualcuno?”. La domanda, posta al fan numero uno prima ancora che allo scrittore di appassionate biografie di successo, la dice lunga sull’understatement del personaggio in questione. Se una rivista specializzata, “Total Guitar”, ti classifica come il miglior chitarrista al mondo davanti a eccellenze del peso di Jimi Hendrix, Jimmy Page, Eddie Van Halen ed Eric Clapton, non esattamente gli ultimi arrivati; se vieni considerato tra i musicisti più influenti al mondo, dal suono inconfondibile tanto da vantare, come la “Settimana enigmistica”, innumerevoli tentativi di imitazione; se hai composto alcune delle canzoni più cantate al mondo (una per tutte: “We Will Rock You”) solo per il gusto di confrontarti con uno dei più grandi autori pop-rock all time, tale Freddie Mercury; se, soprattutto, hai fatto parte – e ne fai ancora – e sei stato motore, oltre che fondatore – e lo sei ancora – di una delle band più trasversali e osannate di ogni epoca, i Queen; se per tutti questi motivi, e altri ancora, ti chiedi se la tua storia valga la pena di essere raccontata, allora non puoi essere che Brian Harold May. 
E per raccontarla, questa vita straordinaria e sempre al limite, serviva un esperto di Queen, un esperto di Brian ma soprattutto un esperto di passioni e di emozioni sonore: Luca Garrò, che di mestiere farebbe il critico musicale ma che in realtà preferisce appunto raccontare, essere biografo, farci vivere fianco a fianco con i nostri idoli, che poi sono anche i suoi. Lo aveva già fatto con Mercury (ça va sans dire) e con  Bowie, con Page e Plant, con Hendrix e Morrison, giusto per fare qualche cognome non a caso. Ma nel caso del chitarrista dei Queen l’idolatria va persino oltre, vi basterà leggere l’introduzione dell’autore per rendervene conto: per questo “Brian May – Just One Life” è un racconto ammirato di un ragazzetto magro, allampanato e ricciolone che si è preso il mondo ma anche un romanzo di formazione sincero come pochi, per scoprire davvero che cosa sta dietro al chitarrista timido, alla sua Special Red (la sua chitarra autocostruita, per quei due o tre che ancora non lo sapessero), alla monetina da 6 pence e a un carattere sofferto e delicato.
Non che le vicende musicali dei Queen in generale e di Brian May in particolare non siano mai state affrontate in passato, anzi. Esiste un florilegio di opere sulla band che a oltre 30 anni dalla scomparsa del suo cantante e frontman continua a essere la più ascoltata e la più venduta (in tutti i sensi, ironizzerebbero gli immancabili detrattori), ed è evidente che nella storia dei Queen sir Brian Harold May abbia un ruolo decisivo, non foss’altro che per la rivalità compositiva con Freddie che ha portato entrambi a migliorarsi e a superarsi, canzone dopo canzone. Ma in “Just One Life”, oltre che a una puntigliosa ricostruzione storica frutto di un lungo lavoro di documentazione, si trova soprattutto la visione personale di May, il “POV” che tanto va di moda sui social, che racconta i Queen e soprattutto il post Queen (o meglio, il post Freddie, ché i Queen+ sono ancora vivi e lottano insieme a noi) attraverso lo sguardo del chitarrista. 
Il post Queen, perché non è un caso che il libro cominci con il suggerimento di Joe Elliott, cantante dei Def Leppard, al termine del Freddie Mercury Tribute Concert, Wembley Stadium, 20 aprile 1992: “Brian girati, guarda la folla adorante che hai dietro di te. Guardala bene, perché una cosa del genere non ti succederà mai più”. E invece accadrà ancora, tante e tante volte, e il libro, che come scelta stilistica affronta tutti i capitoli titolandoli con stralci di testi di canzoni della Regina, passa attraverso tutte le fasi della storia, soffermandosi con delicatezza sulla lotta sotterranea con la depressione arrivando fino al Covid (“La Regina e il Coronavirus”, titolo più che mai azzeccato), spiegando e giustificando il tanto discusso e divisivo matrimonio musicale con Adam Lambert, raccontando la passione per l’astronomia e la fotografia stereoscopica, passando per l’Oscar a “Bohemian Rhapsody”.
La storia di un grande personaggio, di sicuro di un grande chitarrista. E se non vi fidate di Garrò (ma fareste male a dubitare), fidatevi allora di Tony Iommi, chitarra ruggente dei Black Sabbath, che di “Just One Life” ha scritto la prefazione (così come Claudio Trotta) e che su Brian May ha emesso un giudizio definitivo: “Un signore, uno dei musicisti più influenti del Novecento, ma prima di tutto il mio migliore amico”.

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