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«FLYING DREAM 1 - Elbow» la recensione di Rockol

“Flying dream 1”: un caldo e confortante disco degli Elbow

La band mancuniana di Guy Gurvey ci regala un disco quieto e sincero, fatto di canzoni dagli arrangiamenti acustici e dai testi semplici e profondi

Recensione del 26 nov 2021 a cura di Michele Boroni

Voto 7,5/10

La recensione

Gli Elbow sono una band a parte nel panorama della musica pop rock. Molto amati in UK, specialmente dopo “The Seldom Seen Kid” il disco del 2008 che li ha consacrati al pubblico e alla critica vincendo il Mercury Prize. 
Da allora sono una specie di istituzione che riempe gli stadi. 

Un balsamo per l'anima

Questo disco arriva dopo “Giants of all sizes” del 2019, disco rabbioso e disperato, ispirato dalla morte del padre del cantante e leader Guy Garvey e dalla Brexit, forse il loro più rumoroso, e la raccolta di canzoni casalinghe del lockdown “Elbowrooms” dell'anno scorso, oggi tornano con questo “Flying Dream 1” che è una specie di balsamo per l'anima. 
Ecco quindi gli Elbow dalla solita malinconia mancuniana in cui potersi  crogiolare.

La maggior parte delle canzoni sono costruite attorno al pianoforte e alla chitarra acustica con una varietà di strumenti che spuntano, tra cui mellotron, sassofono e clarinetto. L'apparizione occasionale del coro London Contemporary Voices aggiunge ulteriore calore all'atmosfera. Paradossalmente il Covid e il lockdown hanno fatto trovare una nuova felicità  familiare e alla scrittura di Garvey del suo disco più sereno e musicalmente coerente. .
Chi ama gli Elbow un po' più uptempo e chitarrosi, qui resterà insoddisfatto: per certi versi somiglia a “The Boatman's Call”, il disco di Nick Cave anch'esso trainato dal pianoforte. 
“Flying Dream 1” non ha fretta di arrivare da nessuna parte, è semplicemente un disco caldo, confortante e sincero guidato dalla splendida voce di Garvey che nel suo vellutato baritono ricorda il miglior Peter Gabriel.  Se vogliamo trovare un difetto sta nella parte centrale, un po' più debole e ripetitiva, ma se si è entrati nel giusto mood magari non ce ne accorgiamo nemmeno.

I testi, quelli belli 

Come molti altri precedenti dischi degli Elbow, gli episodi più sereni di “Flying Dream 1” provengono dalle riflessioni di Garvey sui piccoli momenti quasi dimenticabili in cui vive l'amore. Garvey è paroliere sopraffino e questo è un disco da seguire con i testi sotto gli occhi. 
 “Six Words” è una canzone d'amore che entrerà tra le preferite dei fan.

“I'm falling in love with you / Six words released like pearls /Into the brightening ether / And oh, to read those words returned / I'm fuzzy, I've stumbled onto some heavenly escalator”:pochi artisti possono tirare fuori versi del genere senza sembrare banali o recitare cliché, ma la voce di Garvey e l'intimo accompagnamento strumentale danno alla canzone una credibilità e una profondità unica. Poi c'è “Only Road”  che è una sorta di inno alla felicità e all'impegno dell'amore (“I’ve never been so sure that I was right where I should be in my whole life”). E poi “The Seldom Seen Kid” - stesso titolo del loro disco del 2008 – in cui Garvey si immagina che l'amico Bryan Glancy, cantautore scomparso nel 2006 incontri la sua attuale moglie e la inviti a ballare e lui che guarda da fuori la scena felice e compiaciuto.  Piccoli quadretti agrodolci e invenzioni narrative che fanno stare bene. .

La canzone da playlist

Ma il capolavoro del disco – e tra quelli dell'intera carriera degli Elbow è senz'altro “What Am I Without You", una sorta di Elbow version di "All You Need Is Love" dei Beatles con un organo che costruisce la struttura, una batteria incisiva e un bel coro di accompagnamento.  Qui la voce di Garvey si fa alta per diventare un inno da cantare tutti insieme, un vero e proprio love anthem, come tanti altri composti dagli Elbow nella loro carriera.

TRACKLIST

01. Flying Dream 1 (04:34)
02. After the Eclipse (04:18)
03. Is It a Bird (04:12)
04. Six Words (05:06)
05. Calm and Happy (03:06)
06. Come On, Blue (05:19)
07. The Only Road (04:23)
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