«GLASGOW WALKER - John Martyn» la recensione di Rockol

John Martyn - GLASGOW WALKER - la recensione

Recensione del 12 giu 2000

La recensione

Beautiful loser. A livello di blues, nella voce di John Martyn c’è la metà del prodotto interno nazionale lordo del suo paese. Dopo essere deragliato per lungo tempo su una strada fatta di continui saliscendi negli abissi dell’alcol, Martyn da qualche anno pare aver recuperato una qualche stabilità anche musicale, inanellando una serie di album sobri nella produzione e mellow e commoventi nelle intenzioni. Il passato, pur glorioso, è lontano anni luce, certo, anche perché sono in pochi a sapere (o a ricordare) che il giovane Martyn, riccioluto e talentoso, era una delle tre persone ammesse alla corte di Nick Drake nei suoi ultimi giorni (a lui è dedicato l’album capolavoro di Martyn, “Solid air”), che “il camminante di Glasgow” ha vissuto più di un tentativo di salvataggio artistico da parte di suoi ardenti estimatori – basti ricordare i diversi album realizzati con la produzione e il contributo di Phil Collins nel periodo in cui questi era una sorta di Re Mida: bene, con Martyn non funzionò -, che la sua carriera fatta di splendidi album e prove altrettanto incerte gli ha creato in tutto il mondo uno zoccolo duro di fans che visita i suoi siti, si riempie vicendevolmente di mail e aspetta i suoi concerti come apparizioni religiose. “Glasgow walker” è il nuovo album di inediti dopo un episodio dedicato alle cover come “The church with one bell”, e – nonostante sia stato annunciato più volte come una prosecuzione del discorso quasi trip hop già espresso qualche anno fa su “And.”, concede invece qualcosa in più di un semplice riferimento ad album di mezzo come “Inside out” e “One world”, vantando dalla sua un livello complessivo che seppure senza picchi regala comunque materiale più che piacevole all’ascolto. In realtà almeno tre canzoni vanno citate e sono la cover di “Cry me a riv er”, l’interpretazione di un altro brano non suo come “You don’t know what love is” – già presente nella colonna sonora del film di Anthony Minghella “Il talento di Mr. Ripley” – e una composizione tutta martyniana come “Feels so good”, veramente eccellente. Molto divertente anche la struttura blues e il testo licenzioso di “The cat won’t work tonight”, dove il “gatto che stanotte non funziona” è una metafora sessuale che ha bisogno di poche spiegazioni. L’album guadagna punti nell’ascolto, e riesce a intrigare in una maglia sonora che sta a metà strada tra un blues dagli accenti jazzati e una ritmica sicuramente influenzata dalle cadenze hip hop. Lui, mr. Martyn, non si scompone: canta i suoi testi di amore gioia e sofferenza come ha fatto tante volte, dipingendo variazioni e mugugnii con il classico groanin’ sussurrato, e strappando poche volte alla ricerca del colpo al cuore. “Glasgow walker” è un disco tranquillo e solido, come solido e sorridente è l’abbraccio che, nelle foto del retro di copertina, unisce Martyn alla sua attuale compagna. Il sole è tornato a splendere sul bluesman girovago dalle mani grassocce: capelli corti spruzzati di bianco, barba ispida, impermeabile e camicia bianca sudata da mille concerti, così come lo ritrae l’ultima foto del booklet, John Martyn è sempre più una leggenda personale.
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