«RIFILASTROCCHE IN CIELO E IN TERRA - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Dente, Alessandro Grazian, Maria Antonietta, Fabio Cinti celebrano Gianni Rodari

La versione 2.0 di “Filastrocche in Cielo e in Terra” di Lucia Mannucci e Virgilio Savona, curata dal giornalista bolognese Francesco Locane

Recensione del 17 ott 2020 a cura di Marco Di Milia

Voto 8/10

La recensione

Tra le ricorrenze di un 2020 fin troppo complicato, si celebra questo autunno il centenario della nascita di Gianni Rodari, scrittore, pedagogista, giornalista e poeta che con la musica ha avuto un rapporto speciale. Non solo il classico del 1974 “Ci Vuole Un Fiore” di Sergio Endrigo, perché nel tempo diversi artisti, più o meno noti, hanno inciso i suoi componimenti carichi di leggerezza e, insieme, profondità. Alla sensibilità di Lucia Mannucci e Virgilio Savona del Quartetto Cetra si deve infatti il disco “Filastrocche in Cielo e in Terra”, versione sonora del volume per ragazzi pubblicato da Rodari sessant’anni or sono.  

L’album si caratterizzava per le sue piccole storie, un po’ surreali ed eccentriche, capaci di catturare l’attenzione in un disincantato scontro tra il mondo fitto di curiosità dei bambini e quello sempre troppo indaffarato dei grandi. Con quello stesso sentimento di stupore, al giornalista bolognese Francesco Locane, che di quell’album ascoltato e riascoltato su cassetta ha conservato un ricordo bene impresso nella memoria, è guizzata l’idea di riadattarlo ai giorni nostri, coinvolgendo artisti di diversa estrazione, ma bene in sintonia con la poetica di Rodari.  
  
Con questo spirito ha preso quindi il via “Rifilastrocche in Cielo e in Terra”, una versione 2.0 di quell’album tanto pieno di delicata fantasia, che vede la partecipazione di band e solisti della scena contemporanea italiana. Dente, Alessandro Grazian, Maria Antonietta, Fabio Cinti, Serena Altavilla, Alessandro Fiori, I Camillas e molti altri ancora hanno così trasmesso nuovi colori a quel mondo popolato da gatti, ragionieri, re, coccodrilli e sardine impegnati a coltivare nelle nuove generazioni un immaginario creativo sempre limpido e condivisibile. “Negli anni non ho mai smesso di ascoltare quelle canzoni, ho sempre cercato di parlarne, di farle conoscere a chi apprezzava Rodari e a chi non ne aveva mai sentito parlare, perché quel disco mi sembrava un lavoro prezioso. Una splendida unione di musiche e parole che non mancava di colpire ascoltatori di tutte le età, me compreso: ogni volta che sentivo una o più filastrocche tornavo bambino e provavo il ricordo di emozioni pure di gioia e malinconia, collegate indissolubilmente a quelle incisioni” ha spiegato Locane presentando il progetto.   
  
L’iniziativa, pur se con difficoltà - logistiche, certamente, ma anche terribili: la pandemia non ha risparmiato Mirko Bertuccioli dei Camillas - si è quindi concretizzata in un album collettivo che del disco originario conserva intatti quegli stessi ideali di pace e serenità che, per chi come Rodari aveva conosciuto l’orrore della guerra, non erano affatto scontati né tantomeno retorici. Così, tra rime e giochi di parole, quel bisogno di reciproca solidarietà continua a farsi sentire nei testi ancora oggi. Lo scrittore di Omegna, unico vincitore italiano del prestigioso Premio Hans Christian Andersen (il “Nobel” della narrativa dell’infanzia), dunque non solo insegna ai bambini a padroneggiare ortografia e linguaggio, ma rivolge la sua attenzione anche al pubblico degli adulti, smascherandone ironicamente le pedanterie quotidiane.  
  
Ascoltando i due album, il primo del 1972 e quello moderno di quasi cinquant’anni più giovane, resta impresso questo universale messaggio di armonia a rimboccarsi tutti insieme le maniche che, mescolando ironia e serietà, riusciva a essere carico di fulminante candore e pure di sottile invettiva verso chi fa della sopraffazione il suo unico linguaggio possibile. Ecco quindi passate in rassegna le canzoni, o per meglio dire le filastrocche di Gianni Rodari, così come erano musicate da Lucia e Virgilio e come, invece suonano oggi.  
  


  
“L’accento sulla A”  
Il viaggio nel mondo di Rodari inizia con un postino che in tutta fretta tenta di consegnare una lettera. L’originale cantato da Virgilio Savona è riproposto quasi fedelmente da Alessandro Grazian e arricchito di accenti di flauti traversi e ottavini, per sottolineare la bizzarra storia di un giovane writer in erba colto in flagranza di reato, colpevole di aver dimenticato un prezioso trattino ortografico.  
  
“Il gatto inverno”  
La malinconia di un inverno personificato in un gatto un po’ dispettoso si riverbera negli accordi della chitarra acustica. Lucia Mannucci la interpreta con delicata enfasi, mentre Francesca Bono nella sua trasposizione ne fa un sentito omaggio aggiungendo una leggerissima elettronica a dare nuovo sostegno.  
  
“La scuola dei grandi”  
L’interpretazione di un Savona particolarmente teatrale è qui stravolta dal duo Alessandro Fiori / Stefano Santoni, che rileggono il brano trasformandolo in una ballata electro-pop carica di denso pathos che in poco meno di tre minuti apre a più di una riflessione sul problematico mondo degli adulti.  
  
“Teledramma”  
L’originale marcia country, intonata da Virgilio Savona, si rinnova in un’acustica morbida a tinte folk ad opera del chitarrista Silva/Phill Reynolds, per raccontare la vicenda incredibile di un dottore caduto nel proprio televisore.  
  
“Il Gioco Dei ‘Se’”  
Banjo, clavicembalo, percussioni e un sinistro incastro di voci danno un tocco quasi inquietante alla brevissima storia delle Maschere al governo cantata a suo tempo da Lucia Mannucci e ora rivisitata da Matteo Fiorino.  
  
“Ferragosto”  
Il ferragosto visto dagli occhi innocenti di un bambino rimasto in città: sogna un decreto che stabilisce la vacanza al mare obbligatoria per tutti, a spese dello Stato. Moro & the Silent Revolution cambiano in una cadenzata ballata il valzer leggero che fu di Virgilio Savona.  
  
“Sul Duomo di Como”
 
Una breve scheggia di 45 secondi carica di cori, borborigmi e percussioni racconta l’avventura di un piccolo ometto di Como in cima al Duomo, permettendo a Pecori Greg e Serena Altavilla di arricchire il simpatico bozzetto della Mannucci.  
  
“Re Federico”  
I Camillas reinterpretano le vicende incredibili e bellicose del Re Federico, alle prese con un nemico che alla guerra preferisce gelato e sorbetto. L’originale melodia dai toni medievali ideata da Virgilio Savona è ora un pop brioso dedicato alla memoria del tastierista e membro fondatore Mirko “Zagor” Bertuccioli, scomparso lo scorso aprile a causa del Coronavirus.  
  
“I colori dei mestieri / Gli odori dei mestieri”  
In origine un valzer diviso in due episodi cantati rispettivamente da Lucia e Virgilio sulla qualità dei tanti mestieri di una società operosa, con un occhio critico verso la categoria dei fannulloni, che risultano sporchi e pure un po’ puzzolenti. Colombre e Maria Antonietta con il loro arrangiamento clownesco ne accentuano il tono surreale. 


“Pesci, pesci”  
La storia del povero pescatore interpretata con accorata compostezza da Virgilio si accende di una nuova drammatica intensità nell’eterea versione di Laura Loriga, tra organo, celesta e una vicenda che lascia un piccolo nodo alla gola.  
  
“Dopo la pioggia”  
Una chitarra elettrica carica di riverbero accompagna la voce di Cristallo in un brano che canta tanto di temporali quanto di desiderio di pace, aggiornando il delicato passaggio acustico di Lucia Mannucci.  
  
“Il ragioniere a dondolo”  
L’arrangiamento elettronico pompato che richiama il Battiato degli anni ’80 realizzato da Naddei mette un tocco di ulteriore stramberia alla simpatica marcetta del ragioniere a dondolo di Virgilio.  
  
“Il malatino”  
Fabio Cinti racconta la storia del bimbo convalescente in origine cantata da Lucia, in un arrangiamento, a suo modo, gentile, com’è in un consueto stile emozionalmente rétro.  
  
“Il vagone letto”  
Andrea Pulcini e Paola Mirabella tingono di tropicalismi il viaggio sferragliante del treno de “Il vagone letto”, offrendo una nuova prospettiva al desiderio di un mondo più giusto e felice cantato da Lucia Mannucci, in cui vedere tutti i passeggeri muoversi senza difficoltà, cullati dal dondolio dei vagoni.  
  
“Filastrocca impertinente”  
Dente alle prese con una filastrocca sul tema imprevedibile dell’ovvietà, quasi sulla scia del suo “Favole Per Bambini Molto Stanchi”. Con il tocco morbido del pianoforte il cantautore fidentino riesce a dare un nuovo peso specifico ai calembour linguistici della coppia Mannucci/Savona.  
  
“Il giornale dei gatti”  
Il mondo furbo e un po’ pigro dei gatti racchiuso in un giornale in cui sono raccolti i loro annunci. Tra ricerche di poltrone comode e referenze da gran cacciatori, presenta la vita difficile degli animali abbandonati, da un punto di vista molto particolare. Riprendendo l'intero brano inciso da Virgilio Savona, abbreviato sulle piattaforme di streaming, la versione acustico/elettronica di Setti rilegge tutto il testo di una filastrocca che racconta di una vicenda insieme leggera e riflessiva. 
 
“L’uomo di neve”  
Ancora una marcia carica di drammatica intensità nella storia dell’uomo di neve che, nonostante una vita breve, ha la fortuna di non soffrire la fame. Francesca Amati ne fa un brano di disarmante mestizia, così come la storica interpretazione di Savona e Mannucci.   
  
“Un tale di Macerata / Un signore con tre cappelli”  
Il tema dei desideri e delle ingiustizie nelle avventure di chi vorrebbe dare della marmellata ai coccodrilli e di chi vorrebbe maggiore eguaglianza sociale in una buffa marcetta in due tempi realizzata da Angus McOg e Meike Clarelli, proprio come l’originale cantata dalla coppia del Quartetto Cetra.  
  
“La bella addormentata”  
La chiosa dell’album è una dolce ninna nanna realizzata da Vincenzo Vasi e Valeria Sturba con il nome di OoopopoiooO, che dal malinconico valzer di Lucia Mannucci diventa un breve brano dai toni sognanti e fiabeschi. Una dolce melodia che invita a cercare sempre la fantasia racchiusa in ogni cosa.  
  
L’animo sensibile e brillante delle Filastrocche è così nuovamente riportato al suo delicato incanto, perfino in un’epoca di faccende affaccendata come la nostra. Combattere pregiudizi, ingiustizie e piccole o grandi battaglie che siano, ricorrendo al potere inesauribile dell’immaginazione, della positività e anche della buona grammatica è stato il grande insegnamento racchiuso nelle storie di Gianni Rodari per fare sì che il nostro sia sempre il migliore dei mondi possibili. E perché, ancora oggi, questo dono sia sempre garantito, il ricavato dell’intero progetto - disponibile al download su https://rifilastrocche.bandcamp.com e realizzato su base del tutto volontaria tra ideatori, artisti e collaboratori coinvolti - è devoluto in beneficenza all’impresa sociale Con i Bambini. 

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