«SHORTLY AFTER TAKEOFF - BC Camplight» la recensione di Rockol

BC Camplight: nevrosi e meraviglie di un moderno loser

Nel nuovo "Shortly After Takeoff" c'è un mondo musicale pieno di riferimenti importanti, capace di mettere insieme ironia e disagio necessari a spazzare via ogni paura

Recensione del 16 mag 2020 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Curioso il caso di BC Camplight, artista capace di attirare cose, a suo dire, pesanti e rispondere comunque ai tanti colpi bassi che la sorte sembra avergli riservato con una sfrontata ironia. Reo di non aver rispettato visti internazionali prima e bandito dal Regno Unito poi, in breve tempo ha perso la fidanzata e il cane finendo per ritrovarsi a vivere con i genitori nella sua Philadelphia, in compagnia di ansia e depressione. Un periodo buio acuito dall’improvvisa morte del padre e da una diagnosi di un particolare disturbo neurologico.

Eppure, in mezzo a tanta tristezza, questo ragazzone statunitense, già turnista per i War On Drugs e Sharon Van Etten, ha fatto del suo spirito fanciullino la migliore arma possibile per resistere alle brutture affrontate nella vita. Archiviata quindi la questione con i confini di Sua Maestà grazie all’acquisizione della cittadinanza italiana per via del passaporto dei nonni, il nostro ha provato e riprovato a rimettersi in sesto, arrivando ora con il nuovo “Shortly After Takeoff” a chiudere una personale trilogia inglese iniziata con i precedenti “How To Die In The North” e “Deportation Blues” in cui mischiare le proprie disavventure esistenziali con uno strano senso dell’umorismo, corrosivo e a tratti demenziale.

Il mondo sonoro di BC, che all’anagrafe risponde al nome di Brian Christinzio, è tutto racchiuso nella sua sghemba disarmonia, capace di fondere insieme elementi acustici e campionatori, pop e synth pop, falsetti gioiosi e animo meditabondo, così come la voglia di struggersi e poi di buttare tutto in spensierata caciara. Già in apertura il gusto per le situazioni surreali si presenta con la sua centrifuga di blues ed elettronica in “I only drink when I’m drunk”, in cui il protagonista si scopre in cucina a ballare gli Ace Of Base pensando a una bottiglia di Buckfast - sorta di vino liquoroso molto popolare in Scozia, che a causa dell’alto contenuto di caffeina sembra essere motivo di comportamenti aggressivi… 

C’è la voglia di uscire dai propri cocci, raccontandosi in più direzioni possibili attraverso un vissuto carico di problemi, ma altrettanto ricco di speranze. Così, dopo un avvio dai toni allegramente assurdi, il musicista decide di ricollegarsi alla realtà con un numero da stand-up comedy in cui rivela, fra l’allegria incontenibile dei presenti, il suo problema mentale prima di sciogliere la tensione nella delicata “Ghosthunting”. In un misto di meraviglia e preoccupazione dichiara quindi tutto il suo disagio in un monologo feroce che introduce un brano di tanta rarefatta intensità: «Pensavo di avere una malattia molto grave. Ma ho scoperto di essere solo malato di mente. Così ho chiamato un avvocato per mettere in ordine i miei affari e tutto il resto. E mi ha detto: “Sai che sono un avvocato specializzato in lesioni personali, vero?” Mi ha chiesto: “Sei caduto?” E io: “Amico, lo faccio sempre!”».

Sembra voler stordire con la sua poetica ibrida di mille follie, BC Camplight, richiamando in causa atmosfere bucoliche e macchinazioni industriali, come nei passaggi sconnessi di “Back to work”, dove alterna ossessioni da automa - back to work, back to work… - a una raffinata ballata dal sapore rétro. Unisce quindi agli scintillanti fraseggi uptempo di “Cemetery lifestyle” la voglia di  buttare tutto all’aria espressa nella canzone che dà il titolo all’album, salvo poi raggiungere una ritrovata tranquillità nella carezzevole “Arm around your sadness”. Ancora, l’improbabile auto candidatura nel mondo del crimine organizzato in “I want to be in the Mafia”, sembra voler certificare - beffardamente, s’intende - la sua origine italiana, mentre con “Born to cruise” si lancia in un brano dalla frizzante melodia estiva, contrapposto al successivo e accorato “Angelo”, breve frammento musicale in memoria del genitore scomparso. 

“Shortly After Takeoff” offre in questo modo la sua idea di elaborazione del dolore, andando a riempire qualsiasi vuoto emotivo con un accumulo di idee a zig-zag tra la California assolata di Brian Wilson, le trovate stralunate del giovane Beck, le invenzioni fantasiose dei Flaming Lips e molto altro ancora. Un lungo elenco di nevrosi e meraviglie che Brian riesce a sostenere con la sua aria da moderno loser, abbracciando alla fine tutto quello sfacelo che ha intorno.

TRACKLIST

01. I Only Drink When I'm Drunk (03:44)
02. Ghosthunting (05:32)
03. Back To Work (04:10)
04. Cemetery Lifestyle (03:42)
05. I Want To Be In The Mafia (04:36)
06. Shortly After Takeoff (03:31)
07. Arm Around Your Sadness (03:34)
08. Born To Cruise (03:34)
09. Angelo (01:31)
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