«ANTILLE - PoP X» la recensione di Rockol

Nessuno tsunami sulle spiagge caraibiche dei Pop X, ma una surfata verso l’isola affollata dell’ItPop

Il collettivo trentino, fondato da Davide Panizza, gioca con le sonorità latine: nelle dieci canzoni di “Antille” l’irruenza e l’iconoclastia degli inizi lascia spazio a un progetto più strutturato.

Recensione del 02 mar 2020 a cura di Claudio Cabona

La recensione

Ascoltare i Pop X regala sempre una sensazione di straniamento, in cui non si riesce mai a capire se il collettivo trentino, nato agli inizi del duemila, ci stia prendendo in giro o meno. Vederli dal vivo è ancora meglio: sembra di partecipare a una sorta di baccanale elettronico. Ormai è una sensazione familiare, uno stordimento quasi rassicurante, che funge da contraltare alla continua anarchia testuale e musicale della band. È un caos che fa sentire a casa. “Antille” si inserisce appieno nel percorso del progetto fondato da Davide Panizza (Walter Biondani è tornato nel gruppo dopo un breve periodo di pausa): dopo aver giocato con il reggae nel precedente “Notihng Hill”, questa volta il bersaglio sono le sonorità caraibiche. In particolare la prima parte del progetto sembra la colonna sonora di una serata danzante in un club latino di provincia, una mescolanza di suoni caldi su cui vengono cuciti testi folli, visionari, divertenti, a volte apparentemente privi di senso, altre con significati nascosti. “Barboni” e “Barricati” ne sono due esempi lampanti.

La formula è quasi sempre la stessa e si mostra ben collaudata: destrutturare, modificare, trasformare in parodia tutto quello che passa per le mani e nella mente. Una gioia iconoclasta e a tratti demenziale. In “Antille”, però, la mancanza di confini, le canzoni-non canzoni, quello spirito di “distruzione” della classica architettura di un brano, lasciano campo a qualche certezza in più. Le dieci canzoni dei Pop X sono quasi tutte fatte e finite, sfondano nell’ItPop più organico. L’uso del vocoder, altro marchio di fabbrica del gruppo, si accompagna a melodie più regolari, in cui l’elemento gioco si mostra più contenuto rispetto al passato. Che il collettivo Pop X avesse sostanzialmente creato un filone tutto suo, dissacratorio nei confronti del pop convenzionale, sia a livello musicale che testuale, era evidente. Ma è altrettanto vero che in questo nuovo album la lucida follia dei suoi componenti si riduce, per un avvicinamento verso una dimensione più pulita e meno “esagerata”. Nessuno tsunami sulle spiagge caraibiche dei Pop X.

“Antille” si apre a un pubblico più ampio, barattando in modo sincero questa strada meno tortuosa con la perdita di una continua irruenza sonora. I Pop X non si sono certo snaturati, sia chiaro, basta ascoltare pezzi come “Ape” o “Down”: i loro codici-non codici non mancano, ma la percezione è che abbiano compiuto un passo in avanti verso l’ItPop più puro, di cui in fondo hanno sempre rappresentato l’anima folle. In “Antille”, quel tratto che li distingueva dal mare di quel genere, però, è meno evidente.

TRACKLIST

01. Antille (03:15)
02. Barboni (03:35)
03. Baila (04:28)
04. Barricati (03:15)
05. Il Cielo È Perso (03:21)
06. Onda (03:15)
07. Tridente (03:23)
08. Down (03:36)
09. D'Annunzio (05:05)
10. Ape (02:39)
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