«LIVE AT ERNESTO'S - Slackers» la recensione di Rockol

Slackers - LIVE AT ERNESTO'S - la recensione

Recensione del 22 apr 2000

La recensione

Sittard è una piccola città olandese tra Maastricht, luogo che ci ha regalato l’unione economica e monetaria (l’unica possibile) europea, e Moenchengladbach, luogo che ci ha regalato un piccolo miracolo anni ’70: la squadra di un paesotto germanico che all’improvviso si mise a randellare le più ricche squadre d’Europa, rifilando tra l’altro 7 gol all’Inter (che fece ripetere la partita grazie a una lattina e a un trucco barbino dell’avvocato Prisco).
Insomma, il posto giusto, tra nostalgie di un’epoca d’oro e disagi di un’epoca d’Euro, per questa musica sgangherata, lo ska, che sopravvive fuori dal tempo e da qualsiasi “tendenza”, trovando proseliti grazie all’attività incessante di sette carbonare che ne diffondono il verbo del tutto fuori moda. Ne sono degni esponenti gli Slackers, colti in un paio di serate in un ristorante messicano della citata Sittard, mentre offrono un paio d’ore di divertimento cialtrone e ogni tanto stonacchiato (ma non per imperizia strumentale, quanto per il clima di relax e additivi psicotropi) ai bollitissimi astanti. Divertimento fino a un certo punto: i testi non di rado sono, come si diceva una volta, socialmente consapevoli: quel tanto che basta per mandare a ramengo gli skinheads e la polizia. La band è solida, affiatata e piuttosto versatile, e più che americani i nostri sembrano anglo-giamaicani. Nessuna commistione con hip-hop o altre diaboliche modernità: sembrano davvero gli ultimi epigoni della 2-Tone, anche se forse i patiti di Beat e Specials rimpiangeranno le digressioni melodiche dei loro idoli e le loro armoniose vocette - ma naturalmente l’incisione dal vivo (e nel citato contesto) è tale da concedere un po’ di comprensione per le grame condizioni della voce di Marq Lyn (molto probabilmente carburato a tequila - ma ora di “Feed my girl”, il pubblico che canta in coro è più conciato di lui), mentre invita le ragazze sposate a lasciarsi un po’ andare e “smoke a little marijuana”. E’ un po’ come avere per le mani un disco inciso da un gruppo di amici al vostro centro sociale preferito: non ha senso stare a cavillare. Del resto, abbiamo l’impressione che degli Slackers sia piuttosto facile diventare amici, specie se vi presentate bottiglia alla mano. Se dopo due ascolti non vi trovate, quasi inconsciamente, a ondeggiare a ritmo, è solo perché lo state facendo del tutto consciamente.
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