«FLAMAGRA - Flying Lotus» la recensione di Rockol

Flamagra: torna il cosmic jazz di Flying Lotus

E' il quarto disco del polistrumentista e produttore losangelino. Meno elettronica più jazz fusion e con una serie di collaborazioni con Anderson .Paak, Solange e Little Dragon che resta la parte più interessante di Flamagra.

Recensione del 01 giu 2019 a cura di Michele Boroni

La recensione

Sembra paradossale per la black music, dalla Motown in poi, ma oggi sono proprio gli artisti afroamericani a rivalutare il concetto di album, non solo come semplice raccolta di canzoni, ma come un percorso sonoro, spesso una vera e propria narrazione che talvolta sfocia nel caro vecchio “concept album”. E' il caso anche dell'ultimo Flyng Lotus, all'anagrafe Steven Ellison, produttore e polistrumentista con un pedigree musicale di tutto rispetto, lato famiglia Coltrane.

Questo Flamagra, il suo quarto disco che arriva dopo quattro anni dal complesso e contraddittorio “You're Dead”, gira tutto attorno al concetto e alle mille simbologie del fuoco, distruttore e generatore, morte e creazione. E l'artwork (che a un primo superficiale sguardo sembra la versione infernale di “Dangerous” di Michael Jackson) lo mostra piuttosto chiaramente, con tanto di riferimenti iconografici legati alla cosmogonia. Il tema ha anche attratto il regista David Lynch, sensibile all'elemento fuoco, che interpreta una delle canzoni musicalmente meno interessanti dell'intero disco.

Rispetto all'esordio fulminante di “Cosmogramma” del 2010, il suono ha ancora la matrice cosmica, ma l'elettronica è stata in parte abbandonata per spostarsi più su atmosfere jazz-fusion un po' storto e traballante (il wanky è un vero e proprio genere di moda qualche anno fa), vicine a quelle dell'amico Kamasi Washington, ma decisamente meno digeribili. Per fortuna ci sono le canzoni interpretati da eccellenti featuring: il sempre bravo Anderson .Paak che con il suo rap sull'ossessione della società alla propria immagine e sonorità soul infiamma “More”, la sobria e riflessiva Solange in “Land of Honey” e infine “Spontaneous” la canzone più pop mai realizzata da Flying Lotus grazie alla voce di Yukimi Nagano dei Little Dragon. Insieme a loro il bassista Thundercat e il fratello batterista Ronald Bruner jr. danno un solido contributo alla parte ritmica.

Il resto delle canzoni, tutte strumentali e assai cinematiche, che partono dallo space jazz e dal miglior Sun Ra per diventare poi puri esercizi di stile, spesso inconsistenti e disorientanti, e dove i poliritmi cosmici invece di espandere la mente, rischiano di essere fini a sé stessi. Come si diceva un tempo: solo per amanti del genere.

TRACKLIST

01. Heroes (02:44)
02. Post Requisite (02:08)
04. More (04:17)
05. Capillaries (01:54)
06. Burning Down The House (03:03)
07. Spontaneous (02:08)
08. Takashi (05:51)
09. Pilgrim Side Eye (01:30)
10. All Spies (01:45)
11. Yellow Belly (03:11)
12. Black Balloons Reprise (02:41)
13. Fire Is Coming (03:16)
14. Inside Your Home (01:26)
15. Actually Virtual (01:58)
16. Andromeda (01:28)
17. Remind U (02:41)
18. Say Something (01:15)
21. The Climb (03:15)
22. Pygmy (01:24)
23. 9 Carrots (03:01)
24. FF4 (01:11)
25. Land Of Honey (03:27)
26. Thank U Malcolm (01:32)
27. Hot Oct. (04:35)
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