«FRANCESCO RENGA - Francesco Renga» la recensione di Rockol

Francesco Renga - FRANCESCO RENGA - la recensione

Recensione del 01 apr 2000

La recensione

C’era da fare un lavoro faticoso, su Francesco Renga. Anni e anni di militanza nei Timoria avevano pressoché convinto tutti che Francesco fosse soltanto una splendida voce e una presenza magnetica sul palco, ma che di musica – a livello di scrittura e arrangiamenti – ne masticasse ben poca. E invece “Francesco Renga”, album di debutto da solista del ritrovato ex-vocalist della formazione bresciana, è scritto quasi completamente da lui, ed è un gran bel disco. C’era da fare un lavoro faticoso, ma il risultato merita un applauso. Prodotto ottimamente da Fabrizio Barbacci, che ha regalato all’album – oltre alle sue chitarre – un suono rock con qualche spruzzata di elettronica, l’album di Renga è poco ortodosso nelle melodie al primo ascolto, tanto da dare l’impressione di trovarsi di fronte ad un album dalla personalità poco evidente, mentre è esattamente il contrario: sono proprio queste canzoni a ridisegnare il profilo di Renga dopo la lunga storia con i Timoria, ed è inevitabile che rispecchino anche un nuovo gusto di mettere in mostra la melodia, che acquista tutto il suo spessore dopo alcuni ascolti. Ed è allora che si mettono completamente a fuoco brani splendidi come “Favole”, “Splendido!”, la delicata “Ancora di lei” – in assoluto il primo brano mai scritto da Francesco – oltre al singolo già collaudato “Affogo baby”, e altri brani potenti e delicati al tempo stesso (“Paura”, “Venerdì”, “Guarda guarda”). Il tono dell’album è decisamente introspettivo, e traccia con molta nitidezza un profilo di Francesco, con le sue luci e le sue ombre, che il cantante non nasconde, al contrario, e parla della sua difficoltà di comunicare, in una mancanza di speranza che spesso cerca di superare indossando i panni del buffone della compagnia, o semplicemente con un buon bicchiere. Diverse le figure femminili che gli passano accanto, in quei momenti, ma è difficile che qualcuna si fermi a lungo in una canzone. Quella che esce dai brani di questo album è una disaffezione nei confronti delle cose che contano che ha origini lontane e dolore, e che spera soltanto di essere contraddetta. Difficile dire se ci riuscirà, visto che la disillusione ha radici profonde, ma Renga è bravo anche a regalare e a regalarsi speranza, in alcuni episodi, se non altro con il suo modo incredibile di utilizzare la voce, cantando con una nitidezza che non ha uguali in Italia. Ascoltatelo in “Ancora di lei”, “Favole”..., e vi ritroverete con i brividi.
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