SPRINGSTEEN ON BROADWAY

Columbia (CDx2)

Voto Rockol: 4.0 / 5

di Claudio Todesco

“A volte mi sento talmente debole…”. Il cantante sembra colto da un’improvvisa incertezza, anche il suono della chitarra s’acquieta. È un attimo, poi riprende: “A volte mi sento talmente debole che voglio esplodere”. Bruce Springsteen sta interpretando “The promised land” sul palco del Walter Kerr Theatre di Broadway e ci mette un’amarezza e una fragilità non contemplate dall’originale. Dov’è il poderoso abbraccio della E Street Band, dove il conforto, dove la rabbia? Dov’è la strafottenza del trentenne che si lascia tutto alle spalle per prendersi la vita che desidera?

“The promised land” non è che uno dei tanti momenti rivelatori di “Springsteen on Broadway”, il doppio che testimonia la lunga residency del cantante nel teatro newyorchese e che è accompagnato da uno speciale video diretto da Thom Zimny, in uscita domenica 16.
Suona come un trionfo e una sconfitta. È il trionfo di una star che si prende la libertà di restare lontano da stadi e palasport per chiudersi per quasi 250 sere in un teatro da mille posti e ripetere un racconto ispirato al libro autobiografico “Born to run”. È il suono della sconfitta verso cui tutti ci avviamo, quando va bene: invecchiare, indebolirci, guardarci alle spalle, far la conta di amici e parenti morti, magari deprimerci.

Basta non scambiarlo per il concerto di “The ghost of Tom Joad” o per quello di “Devils & dust”, basta non considerarlo un album dal vivo tradizionale. Questo è uno spettacolo teatrale fatto di musica e parole, tante parole. Per intenderci, la performance di “The promised land” è preceduta da un’introduzione di oltre dieci minuti. Anzi, chiamarle introduzioni è sbagliato: sono parte integrante dello spettacolo, sono importanti tanto quanto le canzoni. È un’arte in cui Springsteen eccelle, del resto. Vengono in mente i magnifici parlati prima e durante le canzoni ascoltate in concerto, nei bootleg, nel “Live 1975/85”, storie di bisticci famigliari diventati leggendari e parabole rock’n’roll inventate di sana pianta. A Broadway e in questo doppio, Springsteen attenua quell’esuberanza e inscena una sorta di terapia di fronte al pubblico, si toglie la maschera del rocker capace di prendersi sulle spalle il destino di una nazione per imbastire un monologo epico e personale in cui passa nel giro di pochi istanti dal registro comico a quello drammatico.

E così Bruce Springsteen, accompagnandosi alla chitarra acustica e più raramente al pianoforte, propone le sue canzoni come letteratura in movimento. Calate in questo contesto, che è Broadway, è teatro, è un copione che demolisce l’immagine dell’eroe del rock spontaneista e proletario, in questo spettacolo che è un po’ concerto acustico e un po’ teatro musicale e un po’ monologo, le canzoni assumono la funzione narrativa tipica dei musical. Sono cantate con una nuova “voce”. Sono scarnificate eppure espressive e c’è Springsteen che le interpreta mettendoci inflessioni inedite, a volte ridisegnando la linea melodica, rileggendole con un misto di saggezza e amarezza.

Non è una sequenza di successi, anche se ce ne sono in abbondanza. C’è “The wish’”, ma non c’è “The river”, per fare un esempio. Le canzoni sono scelte perché funzionali al racconto: l’infanzia nel New Jersey, anzi nel Jerseykistan, con New York che è dietro l’angolo, ma sembra lontana un milione di chilometri; il rapporto col padre, ma anche la madre e la famiglia; la voglia di fuggire; l’incontro con Patti Scialfa, che si unisce al marito per “Tougher than the rest” e “Brilliant Disguise” e fa venir voglia di andare a riascoltare “Tunnel of love”; la morte delle persone care; il senso del rock e del sentirsi americani. “Spero di essere stato un buon compagno di strada”, dice Bruce alla fine.

Bruce Springsteen non è un grande strumentista e qua dentro non c’è traccia della vitalità quasi ultraterrena tipica dei suoi concerti, ma poco importa, perché questa è un’esperienza diversa. La differenza la fanno le sfumature, come quando Springsteen continua a cantare allontanandosi dal microfono, per cambiare registro espressivo; quando accenna con la voce l’assolo di sax di “Thunder Road”; quando usa il pianoforte su “Tenth Avenue freeze-out” per ravvivare il ritmo dello spettacolo. Riesce a ancora, a 69 anni, a lasciare a bocca aperta e lo fa con una delle sue canzoni più note, scontate, consunte.

Il pezzo forte del doppio è infatti una fenomenale “Born in the U.S.A.”, prima una introduzione strumentale blues e poi il testo declamato come uno spiritual, senza neanche più l’accompagnamento della musica. E alla fine, questi due lunghissimi CD sembrano un’unica, lunga canzone che fa venire il magone e fa ridere e suscita empatia perché è una confessione intima dove tutto si mischia, amore e dolore e speranza e gioia e fragilità.

“Springsteen on Broadway” è una riflessione sul ruolo del rock nelle nostre esistenze ed è un invito a ricordare che “il futuro non è scritto” e che, con tenacia, immaginazione e talento, possiamo diventare le persone che sogniamo di essere. Nonostante il tono spesso riflessivo delle esecuzioni, nonostante la tristezza e i fantasmi che lo popolano, l’album trasmette un rincuorante senso di possibilità. È una catarsi diversa da quella che Springsteen ha cercato per anni sui palchi, quando faceva a gara col pubblico per vedere chi si sfiancava prima, quasi stesse usando la fatica per espiare una colpa. Lo spettacolo a Broadway rappresenta il momento dell’analisi e dell’accettazione. Questo non è un disco che consumeremo, è un disco che mette le cose in prospettiva.

Presumo che molti compreranno “Springsteen on Broadway” per sentirlo una volta, due volte o poco più. Va bene così, perché ci sono registrazioni potenti che lasciano qualcosa anche dopo un solo ascolto. Ma questo strano disco ci dice più cose su Bruce Springsteen di “Magic” o di altri album minori. Come disco da ascoltare in sottofondo non funziona granché bene. Per apprezzarlo devi dargli tutta la tua attenzione, conoscere l’inglese, amare profondamente il personaggio, essere interessato ai modi in cui la sua vita s’è intrecciata alle canzoni. Ma è magnifico come performance, come biografia romanzata di uno dei più grandi performer della storia, come testimonianza di quel che rimane dell’epica rock quando ti avvicini ai 70 anni, come promemoria del fatto che questa musica nasce dal tentativo disperato di riempire un vuoto.

 

TRACKLIST

01. Growin' Up (Introduction) - Springsteen on Broadway - (02:04)
02. Growin' Up - Springsteen on Broadway - (11:59)
03. My Hometown (Introduction Part 1) - Springsteen on Broadway - (03:44)
04. My Hometown (Introduction Part 2) - Springsteen on Broadway - (03:36)
05. My Hometown - Springsteen on Broadway - (03:59)
06. My Father's House (Introduction) - Springsteen on Broadway - (04:28)
07. My Father's House - Springsteen on Broadway - (06:22)
08. The Wish (Introduction) - Springsteen on Broadway - (06:09)
09. The Wish - Springsteen on Broadway - (04:24)
10. Thunder Road (Introduction) - Springsteen on Broadway - (03:19)
11. Thunder Road - Springsteen on Broadway - (05:28)
12. The Promised Land (Introduction Part 1) - Springsteen on Broadway - (03:35)
13. The Promised Land (Introduction Part 2) - Springsteen on Broadway - (03:44)
14. The Promised Land (Introduction Part 3) - Springsteen on Broadway - (04:15)
15. The Promised Land - Springsteen on Broadway - (03:59)
16. Born In the U.S.A. (Introduction Part 1) - Springsteen on Broadway - (04:16)
17. Born In the U.S.A. (Introduction Part 2) - Springsteen on Broadway - (03:46)
18. Born In the U.S.A. - Springsteen on Broadway - (04:44)
19. Tenth Avenue Freeze-Out (Introduction) - Springsteen on Broadway - (01:10)
20. Tenth Avenue Freeze-Out - Springsteen on Broadway - (07:56)
21. Tougher Than the Rest (Introduction) - Springsteen on Broadway - (01:25)
22. Tougher Than the Rest - Springsteen on Broadway - (04:29)
23. Brilliant Disguise (Introduction) - Springsteen on Broadway - (01:43)
24. Brilliant Disguise - Springsteen on Broadway - (04:47)
25. Long Time Comin' (Introduction) - Springsteen on Broadway - (03:08)
26. Long Time Comin' - Springsteen on Broadway - (03:54)
27. The Ghost of Tom Joad (Introduction) - Springsteen on Broadway - (03:27)
28. The Ghost of Tom Joad - Springsteen on Broadway - (04:36)
29. The Rising - Springsteen on Broadway - (04:33)
30. Dancing In the Dark (Introduction) - Springsteen on Broadway - (02:47)
31. Dancing In the Dark - Springsteen on Broadway - (04:10)
32. Land of Hope and Dreams - Springsteen on Broadway - (03:57)
33. Born to Run (Introduction Part 1) - Springsteen on Broadway - (03:54)
34. Born to Run (Introduction Part 2) - Springsteen on Broadway - (03:40)
35. Born to Run - Springsteen on Broadway - (05:08)