«HUNTER - Anna Calvi» la recensione di Rockol

Cacciatrice e preda al tempo stesso nel nuovo piccantissimo album

Anna Calvi, libertà, sesso e frenesie nelle luci rosse di "Hunter"

Recensione del 18 set 2018 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Ancora una volta è un cuore infranto a scatenare la tempesta. Lo sa bene Anna Calvi, che dopo la fine di una lunga relazione si è trovata a fare i conti con un nuovo rapporto che ne ha rimesso in discussione le prospettive. Per amore si è trasferita a Strasburgo e lì, in una città dal carattere complesso (francese, ma con una lunga e intricata storia tedesca alle spalle), ha iniziato a prendere posizione sulla sua identità, facendosi trasportare dal flusso dei pensieri.

Queste pulsioni sono il centro di “Hunter”, lavoro in cui la Calvi ha dato forma e soprattutto corpo ai propri demoni, scegliendo di liberarsi da quelle convenzioni sociali che sentiva non le appartenessero affatto. Lontana dal semplice anticonformismo, la cantante e chitarrista britannica nel suo terzo album ha esposto sulla pubblica piazza una sessualità vitale e trascinante, sotto la spinta della consueta ricerca stilistica - giusto per fare qualche nome, la ragazza ha conquistato Brian Eno, David Byrne e Nick Cave. Un modo di essere che supera di slancio le distinzioni di genere per mezzo di racconti carichi di tensione, lussuria e passione.

La donna di queste canzoni ha una natura ferina, è preda e predatrice allo stesso tempo e a seconda delle esigenze. Prende forma su basi a tratti spigolose, sulle quali la Calvi può mostrare in pieno la sua tempra, ora drammaticamente teatrale negli impeti così come eterea e flebile nella quiete post orgasmica. La minuta ragazza con la chitarra, più volte accostata alla proprietaria del marchio di fabbrica PJ Harvey, lascia così andare il suo classico riferimento per imboccare una via di sensualità diversa, più vicina per certi aspetti allo spirito libero di St. Vincent, aggiungendo alla propria immagine una nuova carica erotica, fieramente debordante. Si mostra nelle dieci tracce del disco come una meravigliosa e tormentata amante, allo stesso tempo inquieta e fragile, capace di tirare fuori le unghie in un synth pop fluido e minimale in grado di colpire a fondo con stilettate elettriche di fine intensità.

“Hunter” è un’esposizione pubblica di piaceri carnali - come dimostra il viso stesso di Anna, madido di sudore, ritratto in copertina - in cui tutto è croce e delizia e dove le divisioni tra maschio e femmina non hanno più ragione di essere. È una realtà dai contorni indefiniti quella che la Calvi mette in scena, irrequieta e curiosa di andare oltre le differenze di ruoli, riflessa a chiare lettere nel primo singolo “Dont’ beat the girl out of my boy”. Condivide con Cave, oltre che la scelta di coinvolgere nel suo lavoro il produttore Nick Launey, il gusto per le atmosfere notturne e cinematografiche, come nel dolce sogno di “Swimming Pool” e nei bassi della maestosa “Indies or Paradise”. In “Chain” fuga ogni possibile dubbio per dichiarare con fascino ambiguo: “I’ll be the boy you be the girl / I’ll be the girl you be the boy” e così ancora nella pruriginosa “Alpha”, mette in chiaro di essere una donna che non accetta sottomissioni, confidando languida le proprie fregole: “My body is still on”.

Sono i titoli stessi a delineare gli umori frenetici di Anna Calvi, dall’iniziale programmatica “As A Man”, che si fanno via via più audaci nella seconda parte del disco, caratterizzata da brani dal nome stringato, come “Chain”, sul tema dei giochi di coppia e “Wish”, in cui si fa il punto dei desideri da realizzare, fino al resoconto finale dell’estasi in ultimo ritrovata in “Eden”. La nuova storia che l’ha rivitalizzata è tutta nelle righe di questo album, dove non c’è semplice pornografia di sentimenti se non per fame di esperienze. Si parla apertamente della ricerca del piacere, con edonismo ma anche con tutta la sensualità che la cantautrice riesce ad incarnare con disarmante naturalezza. Cerca e chiede a gran voce di vivere una versione più autentica di sé, lontana da vincoli inutili. E così che riporta alla luce quelle spirali di seduzione tra cacciatori e prede, senza essere solo l’una o l’altra, ma entrambe le cose al momento opportuno. Si (s)veste di una nuova sicurezza e di un’altrettanto inedita vulnerabilità, lasciando nel mezzo letti disfatti e una lucida analisi della propria essenza. Non è solo pop questo, è seduzione e talento.

TRACKLIST

01. As a Man (03:46)
02. Hunter (04:11)
04. Indies or Paradise (04:41)
05. Swimming Pool (04:54)
06. Alpha (03:41)
07. Chain (04:47)
08. Wish (05:16)
09. Away (04:14)
10. Eden (04:08)
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