«QUE BOM - Stefano Bollani» la recensione di Rockol

“Que bom”: il Brasile di Bollani, eccellente compositore

L'eclettico pianista Stefano Bollani torna in Brasile per incidere un disco insieme a una serie di ottimi musicisti locali oltre che a Caetano Veloso e Joao Bosco.

Recensione del 31 mag 2018 a cura di Michele Boroni

La recensione

Quante volte abbiamo detto e scritto su quanto è bravo il Bollani pianista, e quanto è simpatico, poliedrico, e che bravo intrattenitore, sa pure fare bene le imitazioni. Tutto vero. E il pianista milanese-fiorentino fa di tutto per alimentare tutti questi lati del suo talento, passando dalla conduzione di programmi tv ad esecuzioni di Gershwin con l'orchestra sinfonica, dischi su Frank Zappa, riedizione del canzoniere napoletano e comparsate pop. 
Ma il suo stile pianistico molto ritmico lo porta inevitabilmente a quel jazz ibridato con la musica latina e, in particolare, con la musica brasiliana. Un leit motiv che lo accompagna fin dagli esordi negli anni '90 quando suonava insieme a Barbara Casini, forse l'unica cantante italiana capace di cantare in portoghese in modo credibile (ed eccellente).  


“Que bom” esce dieci anni dopo “Carioca”, il primo disco inciso in Brasile dove Bollani accompagnato da una serie di eccellenti musicisti locali reinterpretava gli standard brasiliani “con il mio pianoforte al posto del cantante”. Per questo “Que Bom” Stefano Bollani è tornato in Brasile, ha incontrato nuovamente gli stessi musicisti di dieci anni fa (due percussionisti, un batterista, un contrabbassista) e ha dato loro da suonare delle sue composizioni. Ecco, oltre a tutte le doti e i talenti di cui sopra “Que bom” ci fa scoprire un Bollani brillante compositore. Nelle 16 composizioni (solo una, la poetica “Michelangelo Antononi”, è una canzone scritta, e qui anche interpretata, da Caetano Veloso) il Brasile è ovviamente presente ma non sempre è il protagonista assoluto. Dentro “Que Bom” c'è di tutto, echi di Piero Piccioni (“Certe giornate al mare”, “Uomini e Polli”), omaggi a Francis Poulenc (“Criatura Dourada”), milonghe tutte dispari (“Sbucata da una nuvola”), divertenti dialoghi piano-chitarra (“Ho perduto il mio pappagallino” con Hamilton De Holanda), brani che suonano già come dei classici jazz samba (“Accettare tutto”) e poi tanto ottimo  jazz ritmato suonato egregiamente (“Que Bom”, “Olha a  Brita”). Due brani però necessitano di una menzione a parte: il primo è “La nebbia a Napoli” scritta appositamente dal pianista per Caetano Veloso, una canzone d'amore semplicemente magnifica che il cantante bahiano interpreta, come suo solito, con grande intensità, e poi “Aleijadinho Le O Codex Seraphiniaus Aqui'” divertentissment ispirato a quel capolavoro unico, e mai troppo lodato, che è il “Codex Seraphiniaus”, ovvero la surreale fantaenciclopedia dall'artista Luigi Serafini, che firma anche la copertina del disco. 
Questo “Que bom” è una felice sorpresa che ci consegna uno Stefano Bollani non solo virtuoso pianista e catalizzatore di talenti, ma anche un eccellente compositore tra il jazz e il pop da non sottovalutare.

TRACKLIST

01. Sbucata da una nuvola (05:14)
02. Galapagos (03:46)
03. Certe giornate al mare (05:02)
04. La nebbia a Napoli (03:33)
05. Habarossa (05:02)
06. Uomini e polli (05:42)
07. Ho perduto il mio pappagallino (03:29)
08. Criatura dourada (04:40)
09. Michelangelo Antonioni (03:20)
10. Accettare tutto (03:58)
11. Ravaskia (06:31)
12. Olha a Brita (04:28)
13. Il gabbiano ischitano (04:57)
14. Aleijadinho lê o Codex Seraphinianus aquì (04:16)
15. Nação (03:45)
16. Que Bom (04:16)
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