Recensioni / 25 feb 2000

Jean Michel Jarre - METAMORPHOSES - la recensione

METAMORPHOSES
Epic (CD)
Sono passati ventitré anni da "Oxygene", primo passo in un percorso che lo ha portato a esplorare i confini della tecnologia messa al servizio di un' idea grandiosa e spettacolare della musica. Oggi che ha cinquant'anni, Jean Michel Jarre, dopo avere stupito il mondo con i suoi concerti titanici (l' ultimo dei quali all'ombra delle piramidi), torna a scoprire l'importanza dell'elemento primigenio della musica, la voce umana, e in "Metamorphoses" - un titolo non casuale, dal momento che lo stesso Jarre parla di quest'album come dell'«album del cambiamento» - raccoglie dodici brani in cui è sempre presente l'elemento vocale. E in "Metamorhoses" Jarre, da santone tecnologico capace con un dito di far suonare una gigantesca orchestra elettronica, riacquista dimensione umana facendo sentire la sua voce, che sussurra "Je me souviens" nel brano omonimo che apre l'album. Ma proprio questo brano porta fin dall'inizio dell'ascolto a interrogarsi sulla consistenza della trasformazione tanto esibita nelle intenzioni: perché in "Je me souviens" troviamo, al fianco di Jarre, Laurie Anderson (che con lui aveva già collaborato ai tempi di "Zoolook") che intona una serie di "audio pittogrammi" che richiamano alla memoria frammenti di esistenza. Ciò a dimostrazione che l'ispirazione di Jarre continua a essere preferibilmente concettuale più che musicale, di un intellettualismo complesso in cui si mescolano diversi linguaggi e diverse tradizioni. E' vero che questo album è forse più "afferrabile" rispetto ad altri della sua produzione; è vero anche che "C'est la vie" (non a caso il primo singolo estratto) in cui come voce protagonista compare la cantante di origine turca Natasha Atlas è un brano riuscito, in cui il fascino dell'oriente si mescola ai ritmi accelerati dell 'occidente, con un risultato che convince; eppure, ascoltandolo, "Metamorphoses", se anche è un cambiamento, lo è all'insegna della continuità con il passato. E' rimasta invariata infatti l'attitudine di Jarre a costruire un prodotto colto per eccellenza - non dimentichiamo che il giovane Jarre studiò alla scuola di Pierre Boulez - in cui l'ispirazione viene più dalla testa che dal cuore. Ecco allora che ogni brano diventa un testo da esegesi, in cui i richiami si rincorrono, in cui i livelli di lettura si complicano e di cui chi ascolta coglie, quando va bene, una minima parte. L'intellettualismo purtroppo spesso trionfa a scapito dell' emozione, anche se si intuisce che quello che si ascolta è notevole, perché ricco di invenzioni - in "Tout est bleu" per esempio compare come elemento musicale l'interferenza di un telefonino su un'apparecchiatura audio -, o perché restituisce climi da science fiction, come in "Hey Gagarin", o perché ancora ha il respiro epico di certi paesaggi sonori di Vangelis o Morricone, come in "Bells" o "Miss moon". Resta il fatto che la musica di Jarre suona spesso costruita a tavolino. Troppo evidente è l'intenzione di arrivare a sonorità che vorrebbero proporsi come "classiche contemporanee" ma che finiscono per riproporre non lo spirito profondo di un'ispirazione "classica", ma la sua esteriorità.

TRACKLIST

01. Je me souviens
02. C'est la vie
03. Rendez-vous à Paris
04. Hey Gagarin
05. Millions of stars
06. Tout est bleu
07. Love love love
08. Bells
09. Miss moon
10. Give me a sign
11. Gloria, lonely boy
12. Silhouette