«SATURATION III - Brockhampton» la recensione di Rockol

BROCKHAMPTON, il collettivo hip-hop da tenere d'occhio

Vengono dal Texas, sono un collettivo di 14 persone tra rapper, dj e producer, in maggioranza gay, sono iper-produttivi (tre dischi in meno di dodici mesi) e fanno un hip-hop senza troppe regole.

Recensione del 18 gen 2018 a cura di Michele Boroni

La recensione

Un tempo qua in Italia si chiamavano Posse. Negli States e nel resto del mondo i gruppi di rapper, dj, ballerini, graffitari beatmaker, producer e altra varia umanità si sono sempre chiamati collettivi. BROCKHAMPTON è uno di questi che, a differenza degli altri (Odd Future in primis, da dove provengono Frankk Ocean, Earl Sweatshirt, Tyler The Creator, etc..), non si ealizzano progetti solisti, almeno per ora, ma tutti suonano e cantano sotto questo nome.

Sono 15 elementi di cui 7 rapper, hanno in media 21-22 anni, sono costituiti da bianchi e neri, si sono formati su internet (ovviamente), la maggior parte di loro è gay (cosa meno ovvia, anche se nell'hip-hop le cose stanno rapidamente cambiando), si fanno chiamare “boy band” e soprattutto non rispettano alcun tipo di etichette, stereotipi, riti e convenzioni di genere.

Saturation III è il terzo disco (uscito a fine dicembre) nel giro di un anno e forse è il più completo e “maturo”: il primo Saturation era un coacervo di idee senza una struttura di fondo, il II ne aveva meno ma con più ordine, il III pur non portando molto avanti la loro idea di hip-hop è forse quello più completo. Il suono dei BROCKHAMPTON è un misto tra hip-hop molto classico - pensate al tiro degli Outkast con una passionaccia per gli hook à la Timbaland e al pop mainstream – ed elementi più contemporanei, il tutto mescolato in modo libero e senza schemi. I testi, oltre al classico mix di droghe, tendenze autolesionistiche e paranoie, raccontano del senso di inadeguatezza ad essere gay e neri - ah, dimenticavo, vengono dal Texas – con diverse sfumature, dalla rabbia (“I’m a faggot, I say it/ I say that shit like I mean it.”) all'autocommiserazione fino alla fierezza spavalda (“Why you always rap about being gay?/ Cuz not enough niggas rap and be gay”).

La prima traccia BOOGIE aggredisce brutalmente l'ascoltatore tra sirene, sax distorti e vari altri suoni cacofonici tra gli House of Pain e una party band, dove i vari rapper fanno la loro entrata a partire dal fondatore Kevin Abstract che si occupa del ritornello ("Sono stato picchiato tutta la mia vita // Sono stato abbattuto, colpito due volte // Non mi fermerò stasera // Prendo tutte le cose che mi piacciono") a Merlyn Wood (il Busta Rhymes del collettivo), Ameer Vann (in quota Vince Staples) e Joba, l'iracondo dai capelli da metallaro. Dentro SATURATION III c'è un po' di tutto, dal sound west coast di STUPID, allo stoner BLEACH, dall'elaborata SISTER/NATION al pop di HOTTIE e c'è pure spazio per la ballad intimista à la Frank Ocean (cantato da Bearface).

Un disco sicuramente ricco che, unito agli altri due usciti nell'anno, diventa opulento e rischia forse quella saturazione che dà il titolo alla trilogia (so far). Se i beat, i continui cambiamenti di struttura e una libertà espressiva rappresentano la loro forza, lo stesso non si può dire del flow che per certi rapper è piuttosto ripetitivo. Comunque sono da tenere assolutamente d'occhio!

TRACKLIST

01. BOOGIE (03:13)
02. ZIPPER (03:22)
03. JOHNNY (04:11)
04. LIQUID (01:22)
05. CINEMA 1 (00:45)
06. STUPID (03:36)
07. BLEACH (04:33)
08. ALASKA (03:19)
09. HOTTIE (03:17)
10. CINEMA 2 (00:38)
11. SISTER/NATION (06:04)
12. RENTAL (03:33)
13. STAINS (02:59)
14. CINEMA 3 (00:51)
15. TEAM (04:33)
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