«NIXON - Lambchop» la recensione di Rockol

Lambchop - NIXON - la recensione

Recensione del 14 feb 2000

La recensione

Da sempre paragonati ai Tindersticks e considerati come una versione country del gruppo di Birmingham, in passato hanno condiviso, con il gruppo di Stuart Staples, quella malinconia, quel “mal de vivre” infuocato dall’alcol che ha reso indimenticabili, per tutti coloro che vogliono che la musica parli il linguaggio dell’anima, i primi dischi dei Tindersticks o l’album d’esordio di questa band di Nashville. Oggi, curiosamente, a pari passo con i Tindersticks (vedi “Simple Pleasure”), virano verso territori decisamente meno paranoici, più solari, ampliando il discorso già iniziato con il disco precedente. A parte le ultime due tracce di questo album dedicato a uno dei più controversi presidenti della storia contemporanea americana, Lambchop costruiscono infatti brani squisitamente solari, con in testa la black music (il soul in particolare) e idoli di Wagner (il leader del gruppo) come Curtis Mayfield o Barry White. In più Lambchop accostano arrangiamenti per archi e fiati che ondeggiano tra l’easy listening (Burt Bacharach insegna) e immaginarie colonne sonore per remake di commedie hollywoodiane anni 50. Il country, si badi bene, è sempre dietro ogni nota. L’attitudine country degli esordi, filtrata dalla sensibilità indie e low fi, è ancora parte delle tessiture sonore imbastite da Lambchop. Ma, come recentemente ha fatto Beck in “Midnite vultures”, il gruppo di Nashville spazza via quest’attitudine “asessuata” e “narcolettica”, tipica della scena indie americana e non, con vibrazioni black che sono piene di sensualità e, soprattutto, di vita (vedi la scoppiettante “Up with people”, una ballata con reminiscenze velvetiane in cui a farla da padrone sono i cori gospel). Il risultato? Un’ora e più di melodie soffici, solari, spensierate. Come potevano essere le canzoni che volteggiavano nell’aria dell’America “bacchettona” e piena di “sogni americani” prima dello scandalo Watergate.
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