«PRISONER 709 - Caparezza» la recensione di Rockol

Caparezza è "Prisoner 709": la recensione

Un disco importante e necessario, che ricorda cosa il il rap sa essere, e cosa dovrebbe essere: bentornato, Caparezza

Recensione del 18 set 2017 a cura di Fabrizio Zanoni

La recensione

In un periodo in cui "Cultura Hip Hop" sembra diventato un ossimoro, in cui scrittori di grido si dichiarano fan sperticati di rapper dalla profondità lirica nulla ma dalla storia personale molto politically correct, il settimo album di Caparezza arriva necessario tipo aiuti umanitari in territorio devastato. Ne avevamo veramente bisogno, circondati come siamo da pile di dischetti rap inconsistenti, basi trap inascoltabili e rime che nemmeno un ragazzetto delle medie ai suoi primi tentativi di composizione lirico poetica. 

Ne avevamo bisogno per ricordare anche a noi stessi cosa il rap sa e dovrebbe essere più spesso, che la parola artista per una volta non è un termine fuori posto, che leggere certi testi è un piacere per i neuroni e che la partitura musicale non è il solito giro di tre note in loop o la commercialata identica alla hit di due estati prima.

Tornare dopo “Museica” (premio Tenco come disco dell'anno nel 2014) non era facile: importantissimo quel disco, importantissimo questo. Molto meno direttamente politico di altre volte ma sempre straordinariamente avanti per qualità delle metriche, originalità dei temi, la capacità di stare sull'idea originaria senza divagare alla ricerca di punchline paracule, una dote pressoché unica nel panorama italiano di fare parallelismi lessicali straordinari mischiando alto con basso.

Caparezza non si prende sul serio, non si atteggia, fa semplicemente la sua musica. E in questo disco fa anche dichiaratamente una sorta di autoanalisi, senza preoccuparsi di piacere. Pioggia nel deserto. Un deserto dove i “colleghi” passano mezzo disco a dirsi quanto sono i re della rima e l'altra metà a parlare di sesso, droga e alcol. Due palle signori. Invece di fare i maestri tornate un po' scolari e studiate questo disco come un prete studierebbe la Bibbia. C'è vita sul pianeta del rap ma a pompare ossigeno sono sempre troppo pochi. Spegnete l'autotune, cercate un'idea nuova che sia una, imparate a chiudere una barra e quando avrete partorito il vostro pezzo migliore mettete nello stereo “Prisoner 709” e ascoltate un brano a piacere. Siete a livello? No vero? Ecco, ritornate in camera a scrivere, possibilmente usando la destra, conta ciò che rappate non i like su Instagram per la foto ignorante da Dubai con figona al seguito a far da tappezzeria.

Il disco della testa riccia pugliese parla ad altre teste, non a quelli che lo acclamarono, senza capirlo, ai tempi di “Fuori dal Tunnel” e abbandona con sempre maggiore frequenza la vocina da cartoon a favore della sua tonalità naturale come già in alcuni degli episodi dal peso specifico più importante degli ultimi dischi (“Non siete Stato voi”in “Il sogno Eretico” e “China Town” in “Museica”). Caparezza si basta e si avanza al punto che gli ospiti del disco pur essendo nomi storici nel panorama musicale (Darryl McDaniels dei Run DMC, gruppo con il quale un giovane Michele Salvemini è cresciuto formando il suo amore per il genere, Max Gazze e John De Leo già leader dei Quintorigo) non aggiungono molto al disco. Il rap in inglese di McDaniels in “Forever Jung” sembra più un regalo che il rapper di Molfetta si è voluto fare con un mito dell'infanzia, un po' come la presenza di Kurtis Blow in “Perchè sì” degli Articolo 31 nel lontano 1999.

Di fronte ad un disco di così alto livello potrei facilmente evitare di segnalare un brano a discapito di un altro ma se volete l'attuale lista di quelli che mi fanno sobbalzare sulla sedia godetevi la profondità di “Prosopagnosia”, la potenza di “Prisoner 709”, l'importanza tematica di “Confusianesimo”, il coro delizioso e centratissimo di bambini in “Ti fa stare bene”, l'autobiografica “Larsen” e la costruzione di “L'uomo che premette”.

In una parola, necessario.

TRACKLIST

01. Prosopagnosia (03:45)
02. Prisoner 709 (03:57)
04. Forever Jung (04:21)
05. Confusianesimo (04:27)
07. Una Chiave (04:05)
08. Ti Fa Stare Bene (04:10)
09. Migliora La Tua Memoria Con Un Click (04:45)
10. Larsen (04:20)
11. Sogno Di Potere (04:02)
13. Minimoog (01:45)
14. L'Infinto (04:15)
15. Autoipnotica (05:10)
16. Prosopagno Sia! (04:21)

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