«YETI'S CAVE - Brücke» la recensione di Rockol

Il post rock dai contorni psichedelici dei Brücke: la recensione

“Yeti’s Cave” parla di un lungo periodo di reclusione, ricerca e crisi. E’ una crisi che nasce dal processo creativo, ma che presto si rivela essere più pervasiva: la nostra recensione del disco del quartetto.

Recensione del 26 lug 2017 a cura di Marco Jeannin

La recensione

“Yeti’s Cave” parla di un lungo periodo di reclusione, ricerca e crisi. E’ una crisi che nasce dal processo creativo, ma che presto si rivela essere più pervasiva. E’ la riscoperta del gioco e delle possibilità combinatorie offerte dal timbro e la sua ricerca che portano al superamento della crisi, vista non più come limite ma come opportunità. “Yeti’s Cave” è anche un luogo, la nostra sala prove e quartier generale, cresciuto con noi nel corso di 4 anni di attività. Spesso è stato teatro di incontri o punto di ritrovo per iniziare un viaggio. E’ in questo posto, all’interno di un’officina, che il progetto ha preso forma.

I Brücke sono un quartetto formato da Giulio (chitarra, samples), Nicola (chitarra, synth, samples, basso), Michele (batteria, samples) e Lorenzo (basso, voce, piano, double bass, percussioni); quartetto formalmente aperto a collaborazioni con musicisti provenienti da vari ambiti e artisti visuali. Nati ufficialmente nel 2016, dopo una breve parentesi di live fra Livorno e Firenze entrano all’Orfanotrofio Studio degli Appaloosa, dove registrano cinque tracce in presa diretta. Cinque pezzi precedentemente testati alla Yeti’s Cave, sala prove, studio e quartier generale del gruppo: “Yeti’s cave” diventa quindi anche il titolo del disco. Un EP effettivamente molto buono, nato dall’improvvisazione e formalizzato in presa diretta per preservare un la maggior parte di quello spirito sperimentale che solitamente si respira in sala prove e, successivamente, durante i live. Stiamo parlando di post rock dai contorni psichedelici, dai sentori vagamente math.

Nei cinque pezzi messi in scaletta c’è profumo di Mogwai e di Battles, tanto per capirci: i Brücke puntano tutto sulla costruzione di tappeti sonori che potenzialmente possono andare a compenetrarsi per creare un unico magma che scorre molto fluido. Il tutto sempre tenendo il profilo basso e i toni immancabilmente cupi, vedi “Ovomoltino” o “Carrarmatozzi”, con quell’incipit che suona un po’ OM (e pure un pelo Tool). Basta comunque dare uno sguardo a titoli in scaletta per capire di cosa stiamo parlando: saper giocare con le parole con criterio è sempre sintomo di intelligenza, almeno secondo me. Saperlo fare con un disco strumentale, proprio perché suona come un controsenso, lo è ancora di più.

TRACKLIST

01. Annaciccia (03:40)
02. Prociutto (05:36)
03. Ovomoltino (04:53)
04. Carrarmatozzi (02:35)
05. Tebe (04:44)
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