«EVOLVE - Imagine Dragons» la recensione di Rockol

Gli Imagine Dragons sono un po' imbroglioni: ci si può ancora fidare di loro?

Esce il nuovo album della band, "Evolve". C'è la potenza del rock, ma non è rock; ci sono i ritornelli radio-friendly del pop, ma non è pop; ci sono i ritmi serrati dell'hip hop, ma non è hip hop. Ma chi sono davvero gli Imagine Dragons? La recensione

Recensione del 28 giu 2017 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Diciamo la verità: gli Imagine Dragons sono un po' imbroglioni. Sono sempre stati bravi a piazzare hit nelle classifiche di mezzo mondo, ma - al di là delle hit - i loro album non hanno mai brillato particolarmente ("Don't believe the hype!", rappavano i Public Enemy). E nel corso degli anni, dopo il boom di "Night and vision" (correva l'anno 2012), l'attenzione per la band è andata pian piano scemando: l'ultimo disco della band guidata da Dan Reynolds, "Smoke + Mirrors", uscito nel 2015, nelle vendite fu un mezzo flop rispetto a "Night and vision" (poco più di un milione di copie vendute contro i 3,5 milioni del primo disco). Ora arriva questo nuovo album, "Evolve", anticipato da un singolo piuttosto promettente: "Believer" ha riscosso buoni successi sia al di là che al di qua dell'Atlantico e il videoclip, su YouTube, si è spinto oltre i 100 milioni di views. Ma ci si può ancora fidare degli Imagine Dragons?

Gli Imagine Dragons hanno lavorato alle undici canzoni del disco nel loro studio a Las Vegas, tra la fine dello scorso anno e i primi mesi del 2017, insieme ad un team piuttosto ristretto di produttori: c'è Alex da Kid (che segue la band dagli esordi e che è solitamente impegnato in produzioni hip hop: ha lavorato con Dr. Dre, Nicki Minaj e Eminem), ma ci sono anche Joel Little (produttore di "Pure heroine" di Lorde) e il duo svedese di Mattman & Robin (Taylor Swift, Tove Lo, Britnety Spears).

Dan Reynolds e compagni spiegano che questo nuovo disco rappresenta un'evoluzione rispetto ai due precedenti: il suono è effettivamente più up, più colorato. Ma in realtà non c'è nulla di così evoluto, di così nuovo: "Whatever it takes" e "I'll make it up" to you" sembrano uscite fuori da un disco degli ultimi Coldplay (con quel cantato malinconico e basi elettroniche), "Believer" (il primo singolo, con un video che si è spinbto oltre i 100 milioni di views su YouTube) prende il rock melodico e dalle tinte blues di pezzi come "Human" di Rag'n'Bone Man o "Take me to church" di Hozier e lo condisce con una spruzzatina di elettronica; "Thunder", con quel beat martellante e quei ritmi power, sembra la versione hip-rock di "Roar" di Kery Perry.

La produzione appare un po' frastagliata: i tre produttori hanno idee di suono precise ma tra loro molto diverse e difficilmente riescono a combinarsi e a far nascere qualcosa di interessante (l'unica eccezione, in questo disco, è rappresentata da "Yesterday", che unisce il piano rock dalle atmosfere un po' operistiche dei Queen ai Beatles più vivaci, quelli di "Sgt. Pepper"). Non c'è una linea precisa, non c'è un'idea coerente, ma cose molto diverse tra loro: più che il disco di un'unica band sembra il disco di due o tre gruppi. Il sound e l'identità degli Imagine Dragons sono indefiniti: c'è la potenza del rock, ma non è rock; ci sono i ritornelli radio-friendly del pop, ma non è pop; ci sono i ritmi serrati dell'hip hop, ma non è hip hop. Prima di chiederci se possiamo ancora fidarci degli Imagine Dragons, insomma, dovremmo chiederci: "Ma chi sono davvero gli Imagine Dragons?".

TRACKLIST

01. I Don’t Know Why (03:10)
02. Whatever It Takes (03:21)
03. Believer (03:24)
04. Walking The Wire (03:52)
05. Rise Up (03:51)
07. Yesterday (03:25)
08. Mouth Of The River (03:41)
09. Thunder (03:07)
10. Start Over (03:06)
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