«DIFFERENT DAYS - Charlatans» la recensione di Rockol

The Charlatans solidi come sempre, anche i giorni sono cambiati

Johnny Marr, Paul Weller , Anton Newcombe: tutti insieme per il nuovo "Different days" di Tim Burgess e soci. La nostra recensione

Recensione del 05 giu 2017 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Se qualcuno ha abbastanza memoria di quella miscela a base di rock, new wave, punk e un po’ di elettronica passata come scena di Madchester, non può aver perso il nome dei The Charlatans.

A metà degli anni Novanta, la città di Manchester era una sorta di faro nella musica d’oltremanica - una Seattle in terra inglese si potrebbe azzardare - e la band guidata dal caschetto del carismatico Tim Burgess, aveva portato il suono già carico di Stone Roses e Happy Mondays in piena armonia col mondo delle classifiche, facendo in pratica da apripista al fenomeno britpop che sarebbe arrivato alle folle di lì a breve. Quasi tre decenni dopo, passati per una serie di fratture interne e un paio di drammatiche circostanze (la morte in un incidente stradale del tastierista Rob Collins e poi, quella più recente del batterista Jon Brookes per un tumore), la formazione del West Midlands si appresta a tagliare il traguardo delle trenta candeline con un nuovo lavoro, senza perdere, nonostante tutto, lo stesso spirito eclettico e smargiasso che ne ha contraddistinto la carriera.

Il quintetto arriva così a consegnare il suo tredicesimo album in studio, “Different days”, con una nuova maturità, rivitalizzando il proprio caratteristico sound con una serie di ospiti più che illustri. Alla realizzazione del disco hanno contribuito, infatti, personaggi del calibro di Anton Newcombe, Johnny Marr (presente in tre brani), Paul Weller (co-autore di Spinning Out), lo scrittore Ian Rankin, Stephen Morris e Gillian Gilbert dei New Order, Pete Salisbury dei Verve (che ha in pratica preso il posto lasciato vacante da Brookes), Nik Void dei Factory Floor e Donald Johnson degli A Certain Ratio.

Il risultato di questa intesa musicale è un lavoro che, al di là delle collaborazioni eccellenti, porta avanti la ragione sociale dei Charlatans dritta per la sua strada, malgrado, come suggerisce il titolo, i giorni attuali siano ormai irrimediabilmente diversi, perché il mondo intorno è cambiato così come il gruppo, sopravvissuto negli anni a se stesso e alle sue catastrofi. La nuova vita artistica della band si traduce in una ritrovata chimica tra le sue fila, che sembra voler prendere di peso le distanze dalla mestizia che si respirava quasi per necessità nel precedente “Modern nature” - prima uscita senza il compianto Brookes -  pur continuando a proporre una formula nota, sempre in bilico tra spensieratezza e malinconia, anche se con qualche leggera sferzata di novità per stare al passo con i tempi.

Ancora una volta, a dominare la scena è la voce morbida di Tim Burgess, che in “Different days” si circonda subito di colori e sfaccettature luminosamente pop, alternando (pochi) momenti di riflessione sociale ad altri assolutamente più immediati, senza mai perdere la bussola di un stile eclettico che poggia su solide basi british. Ci si trova così a fare conti con il disagio di un mondo sempre più basato sull’individualismo in “Plastic machinery” oppure a riannodare il filo della memoria perché il progresso incessante non ne perda per sempre le tracce in "Not forgotten" e "There will be chances".

In un piacevole andirivieni tra passato e presente, i Charlatans si muovono leggeri tra episodi uptempo, coloriture di elettronica e un retrogusto di amarognola nostalgia quasi sempre presente. Non sempre la somma è superiore alle sue parti, ma la compagine stupisce nel non aver perso il proprio smalto e, anzi, di essersi saputa reinventare dai propri disastri con rinnovata vitalità, soprattutto negli episodi più scanzonati del lotto come “Over again” e “The same house”

Alla fine “Different days” è un lavoro scoppiettante, fresco e ricco di intuizioni, che preferisce mantenere il profilo della buona celebrazione di un percorso artistico e umano lungo e sfaccettato quale quello dei Charlatans. Una risposta onesta del gruppo al suo nuovo corso, frullando e rifrullando come d’abitudine lo straordinario background di musiche e influenze diverse con cui Tim Burgess e soci hanno da sempre caratterizzato la propria traiettoria, con la solita immutata tenacia e dedizione degli esordi.

 

TRACKLIST

01. Hey Sunrise (04:13)
02. Solutions (04:06)
03. Different Days (04:00)
04. Future Tense (00:49)
05. Plastic Machinery (03:43)
06. The Forgotten One (00:40)
07. Not Forgotten (05:35)
08. There Will Be Chances (04:37)
09. Over Again (04:00)
10. The Same House (02:51)
11. Let's Go Together (04:16)
12. The Setting Sun (01:37)
13. Spinning Out (04:35)
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