«PRISONER - Ryan Adams» la recensione di Rockol

La catarsi rock di Ryan Adams: la recensione di "Prisoner"

Passione, rabbia, delusione, catarsi. in "Prisoner" di Ryan Adams c'è tutto quello che il rock sa dire e fare quando un storia d'amore finisce a pezzi.

Recensione del 17 feb 2017 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Siamo a 6 settimane dall'inizio del 2017 e abbiamo già due mezzi capolavori di musica americana. Il tempo giudicherà se saranno capolavori per intero ma, per il momento, so già che "Hey Mr Ferryman" di Mark Eitzel e "Prisoner" di Ryan Adams finiranno nelle mie liste di fine anno.

L'album dell'ex American Music Club è un ritorno quasi inaspettato. Ryan Adams invece non è mai andato via, anche se certo non è più il vulcano da 1-2 dischi all'anno di qualche tempo fa. Ha messo a fuoco le sue uscite, e anche lui come Eitzel racconta ed esorcizza in musica la sua vita privata. Il prigioniero dell'amore, distrutto da un recente divorzio è lui. Una premessa se vogliamo banale che però si trasforma in un album catartico e pressoché perfetto nel suo genere, il "classic rock" americano.

La storia di Adams è lunga e complessa (Giovanni Ansaldo l'ha ben riassunta qua, su Internazionale); l'ultima sua prova era quasi un esercizio di stile: rifare tutto "1989" di Taylor Swfit con i suoni del rock di quel periodo. Qua invece il cantautore di Jacksonville porta tutto ad un altro livello. I riferimenti sono spesso quelli - ci sono più di un paio di citazioni dirette agli Smiths, dalle chitarre (quelle di "Doomsday" o di "Broken anyway", per esempio), che suonano spesso come quelle di Johnny Marr, alla frase di apertura di "Breakdown" ("Thorn in my side..."). Ci sono echi di Springsteen, dei Replacements, del primo Tom Petty, del suo quasi omonimo Bryan Adams.

Ma non preoccupatevi: questo non è un disco di genere, non dovete essere cresciuti negli anni '80 per apprezzare  queste canzoni. Perché sono semplicemente grandi canzoni, con una scrittura stupenda.

Certo, la chitarra con il riverbero di "Anything I say to you now" è un tuffo al cuore. Ma il risultato è una raccolta di canzoni senza tempo, come il country-rock di "To be without you", che riporta Adams alle origini di "Heartbreaker", il suo primo disco solista. O "Breakdown" (guarda caso: lo stesso titolo del primo singolo di Tom Petty), che si apre con chitarre acustiche ed elettriche che si intrecciano alla perfezione. O il rock più duro di "Do you still love me?". 

Ogni canzone è un gioiello di pop-rock, un clinic di scrittura, scelta dei suoni, melodia. Più che altre volte in passato, Ryan Adams ha messo tutto se stesso in queste canzoni: passione, rabbia, delusione, catarsi. C'è tutto quello che il rock sa dire e fare quando un storia d'amore finisce a pezzi, messo in musica alla perfezione.

Insomma, se piace il genere, questo album è imprescindibile. E anche se non siete dei rockettari: fermatevi e acoltate. Divverete dei "Prisoner" di Ryan Adams.

TRACKLIST

02. Prisoner (03:11)
03. Doomsday (03:01)
04. Haunted House (02:42)
05. Shiver and Shake (03:05)
06. To Be Without You (03:21)
08. Breakdown (04:00)
09. Outbound Train (04:21)
10. Broken Anyway (02:57)
11. Tightrope (03:56)
12. We Disappear (03:29)
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