«PROCESS - Sampha» la recensione di Rockol

Sampha, il nome nuovo del r'n'b da tenere d'occhio: la recensione di "Process"

Viene da Londra e ha già collaborato con le sorelle Knowles, Drake, Kanye West e Frank Ocean. Testi intimisti e un suono tra il soul e l'elettronica. Ecco chi è Sampha.

Recensione del 08 feb 2017 a cura di Michele Boroni

La recensione

Per quelli che prestano particolare attenzione ai nomi di featuring e collaborazioni che abbondano nelle ultime produzione di soul/hip-hop e r'n'b, il nome di Sampha non giungerà nuovissimo: negli ultimi anni è già comparso associato al producer SBTRKT (con cui è andato anche in tour), Jessy Ware, FKA Twigs e Beyonce.

Ma è nell'ultimo anno che la sua presenza è stata particolarmente massiccia: nell'ultima traccia di Life of Pablo di Kanye West, in “Alabama” di Frank Ocean (da “Endless”), in due canzoni di Drake e infine nella “Don't touch my hair” di Solange. I suoi contributi vocali, musicali e da produttore pur essendo molto sottotraccia hanno una personalità e un suono che ritroviamo tutto in questo suo esordio che esce dopo i due EP a suo usciti a suo nome - “Sundanza" del 2010 e “Dual” del 2013.

Sampha Sisay ha 27 anni e viene da Londra, città che sta lentamente tornando ad essere un punto di riferimento per quel nu soul non propriamente commerciale, che filtra con l'elettronica, atmosfere liquide, ma anche con una certa intensità che sembrava perduta.

Il titolo “Process” racconta già come la costruzione di questo disco sia stato un vero e proprio percorso musicale, di maturazione e profondamente intimo, cadenzato anche da eventi luttuosi, come la morte della madre di un tumore nel 2015 e che ricorre spesso nei testi delle canzoni - “Plastic 100°c” parla di questo e il singolo “(No one knows me) like the piano” dove evidentemente il pianoforte è un simbolo (“Tu mi hai mostrato di avere quella cosa che alcuni chiamano anima”).

Sono tre gli elementi che caratterizzano lo stile di Sampha: innanzitutto la voce di Sampha Sisay, sobria e soffice ma anche capace di una rara espressività (il tono affannato in “Blood on me”, il dolore in “Plastic 100°c”) ma anche potente nelle tracce più electro come “Under” e “Timmy's prayer”). Poi c'è il pianoforte che ricorre spesso nelle 10 tracce, suonato con quell'andamento circolare che ricorda Ryuichi Sakamoto e che era il trademark delle collaborazioni di cui sopra.

E poi c'è l'abilissimo lavoro di composizione e costruzione dei brani che gli permettono in “Take me inside” di partire come un ballad malinconica di John Legend per poi diventare un pezzo di John Blake (forse la figura che più si avvicina a Sampha, insieme a Frank Ocean), oppure quel piccolo capolavoro che è “Kora Sings” in un mosaico variopinto di percussioni, strumenti a fiato, pattern, suoni d'ambiente e rumori elettronici, “Reserve Faults” è il pezzo che, ad esempio, The Weeknd non avrebbe sempre voluto scrivere e interpretare.

“Process” non è un disco di facile ascolto e che scalerà le classifiche (a meno di qualche eventuale remix più easy), ma sicuramente lancia Sampha tra i nomi di spicco da tener d'occhio, interprete di un nuovo soul sempre più personale e d'autore che lascia il segno.

TRACKLIST

01. Plastic 100°C (05:16)
02. Blood on Me (04:06)
03. Kora Sings (04:17)
05. Take Me Inside (02:18)
06. Reverse Faults (04:13)
07. Under (04:41)
08. Timmy's Prayer (04:23)
09. Incomplete Kisses (03:53)

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