«URBAN SOLITUDE - Anouk» la recensione di Rockol

Anouk - URBAN SOLITUDE - la recensione

Recensione del 17 dic 1999

La recensione

Questo album è uscito da qualche settimana, in punta di piedi. L’impressione è che stia subendo la meteorizzazione che colpisce, come onda di ritorno per la troppa esposizione iniziale, gli artisti salutati da un incondizionato osanna al loro esordio. Se poi sono (e spesso lo sono) donzelle, viene il sospetto che spesso venga premiato più il “look of the year” che non il disco. Se poi i secondi capitoli di Paula Cole e Fiona Apple decolleranno tardivamente, e se il disco che Natalie Imbruglia continua a rimandare (paura di non volare...) sarà accolto da peana, bene.
Questa introduzione per dire che sta passando sotto silenzio un bel disco. Penalizzato probabilmente da una non elevata radiofonicità: “R U kiddin’ me” è una bella canzone, ma questo non basta più a garantire passaggi radio: ci vuole il “jingle” semipubblicitario, cosa che i rappers sanno benissimo: si parla e straparla, e poi ecco il ritornello preso a prestito da Sting o dai Pink Floyd. Ma non è solo colpa delle radio: i giornali non sono stati sedotti da un disco fatto tra amici nei Paesi Bassi, e non sfoggia joint-venture dagli esiti raramente di vero spessore artistico - ma state certi che un duetto con Lenny Kravitz o Missy Elliott (o alla peggio, Zucchero) le avrebbero concesso più articoli: dateci oggi la nostra contaminazione quotidiana.
Sia chiaro però che l’olandesina al rock dà del tu. Si è prodotta il disco, ringraziando Barry Hay dei Golden Earring e coloro che puntarono sull’immediatezza per produrle “Together alone”. E nel mettersi in proprio ha cercato un sound più elaborato, affiancando ai sempre piacevoli impasti tra la chitarra e la propria calda voce alcune ballate che non nascondono l’origine di certa ispirazione: “Tom aspetta il treno del mattino che ci porterà via / io e il signor Tom Waits non possiamo più aspettare”. Da segnalare anche che la giovane Teeuwe si sente evidentemente sola, essendo passata da “Together alone” a “Urban solitude”. Ma il rancore morissettiano di “It wasn’t me” ci persuade che è il caso di pensarci due volte, prima di innamorarci di lei: guai a far soffrire una cantante. Poi si viene insultati nei dischi. Meglio i messaggi del telefonino.

Tracklist:

“In the sand”
“Don’t”
“R U kiddin’ me”
“Tom Waits”
“Urban solitude”
“U being U”
“Michel”
“The dark”
“My best wasn’t good enough”
“It wasn’t me”
“Cry”
“Body brain”
“My friend”
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