«A GLORIOUS MESS - Tunguska» la recensione di Rockol

Tunguska: leggi qui la recensione di "A glorious mess"

Il disco d'esordio dei Tunguska è un più che convincente mix di shoegaze, brit pop e alternative made in Italy. Una chicca da top 5 di fine anno...

Recensione del 09 nov 2016 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Quello di Tunguska è effettivamente un mistero. I Tunguska, la band, invece ora lo sono un po’ meno. Dico ora perché da qualche settimana abbiam tra le mani un disco e questo disco, “A glorious mess”, ci aiuta non poco nella soluzione del fatidico enigma. Chi sono i Tunguska? Gennaro Spaccamonti (voce e chitarra) e Nicola Monti (Batteria) si uniscono in band nel 2015. Passano un annetto a provare per dare una forma cosciente ai riff e alle distorsioni che li pervadono. Il mondo in cui la band opera è un ibrido shoegaze/alt/brit pop, nel senso che ci si può leggere tanto degli Oasis e Suede così come dei Sonic Youth, Medicine e Cure (“About It” a momenti sembra uscita da “Disintegration”). I ragazzi ci lavorano e tutto questo lavorare di chitarra in dialogo costante con basso e, ovviamente batteria, porta allo sviluppo di un sound pesantemente anni Novanta eppure dal taglio piuttosto attuale. E non sto facendo un discorso di revival: è vero che i Novanta stanno tornando di moda (così come gli Ottanta qualche anno fa), ma è altrettanto vero che gli undici pezzi di “A glorious mess”, a dispetto del titolo che portano, tradiscono una certa organicità e non stonano per nulla in questo determinato periodo storico. Anzi, brillano per freschezza. Il songrwriting, in altre parole, è molto buono e si sente. Le influenze pure sono belle chiare, ma quello che conta è che il risultato è un qualcosa di così personale, sperimentale, alternativo e godibile che raramente mi è capitato di ascoltare in tempi recenti. Non nego poi che quel vago tocco di psichedelia latente mi ha dato una marcia in più una volta arrivato alla fine dell’ultima tornata.

Ecco quindi che “A glorious mess” si è ritagliato in poche mosse un posticino nella lista degli album italiani da tenere d’occhio a fine anno. Il disco è stato prodotto da Paolo Mauri, già al lavoro con Afterhours e Le Luci della Centrale Elettrica, mentre i ragazzi sono usciti in modo indipendente. Che per questo disco è un bene perché li ho sentiti effettivamente liberi di suonare. Per il futuro invece spero che qualcuno li fiuti e se li accaparri perché di gente che sa scrivere i pezzi, arrangiarli, produrli e suonarli così, non se ne trova tanta in giro. Ascoltatevelo tutto: è davvero un ottimo lavoro.

TRACKLIST

01. Tomorrow's Voice (03:36)
02. Everything You Know Is Wrong (03:36)
03. Scratch Your Name (Upon My Skin) (03:51)
04. Days Go By (02:24)
05. Action Reaction (03:50)
06. The Night That I Left You Cold (03:31)
07. Ego Building (03:07)
08. Anywhere but Here (03:58)
09. Dreaming (02:28)
10. About It (03:56)
11. Knives (04:17)
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