«FLEURS - Franco Battiato» la recensione di Rockol

Franco Battiato - FLEURS - la recensione

Recensione del 28 nov 1999

La recensione

«esempi affini di scritture e simili», recita il sottotitolo di questo album di Franco Battiato, già celebrato dalle classifiche e dal pubblico. Un disco di cover, come già scritto ovunque, legate tra loro dal sottile filo spiegato nel sottotitolo. Un’affinità nell’argomento, e forse soprattutto un affinità nel mood – a metà strada tra il malinconico e il dolcemente nostalgico – che le percorre tutte. E’ un Battiato ‘confidenziale’ quello che si presenta davanti al microfono per cantare i brani contenuti in questo album, a suo agio nel rendere tenui e soffusi i colori della sua voce e degli strumenti. La tradizione liederistica è dietro l’angolo in queste perfette costruzioni musicali, registrate in due giorni (l’11 e 12 agosto 1999) nella casa alle pendici dell’Etna ormai da anni dimora del musicista siciliano, uno scenario di per sé molto diverso da quello evocato dalle sonorità e dalle luci degli arrangiamenti. Si respira la grandeur europea d’inizio secolo, con i primi café chantant, le mille luci di Parigi e di Vienna, ma al tempo stesso si torna molto vicini a strade che Battiato aveva percorso in gioventù. La soffusa malinconia che anima le canzoni di “Fleurs” viveva già – seppur raccontata in modo assai diverso, con altri impeti e altre forme – nel Battiato interprete pop di canzoni come “E’ l’amore”, “Fumo di una sigaretta”, “Sembrava una serata come tante” e “Bella ragazza”, titoli di una produzione ormai dimenticata ma legata, come questa, a un sottile filo d’infelicità che faceva capolino tra i testi. Il Battiato d’allora, sicuramente sopra le righe, ha ceduto il passo al fervente appassionato di sufismo, innamorato dell’iconografia orientale e delle dorature che fanno capolino dalla copertina di questo album (il booklet interno contiene fotografie di particolari di altri dipinti di Battiato, alternati a scatti ravvicinati dell’artista, in un gioco di rimandi ambiguo e deduttivo), al musicista colto e misurato che calibra il suo nuovo album creando a tutti gli effetti un disco di musica da camera. Il repertorio, scelto evidentemente per ragioni affettive, andando cioè a pescare tra le canzoni della sua giovinezza, quelle che più di altre avevano fatto breccia nella sua sensibilità e musicalità di ascoltatore, prima ancora che artista, mette in mostra un paio di splendide canzoni di Sergio Endrigo (“Aria di neve” e “Te lo leggo negli occhi”, veramente meravigliose), poi due vecchie ballate di Fabrizio De André (“La canzone dell’amore perduto” e “Amore che vieni amore che vai”), un classico di Aznavour (“E io tra di voi”), uno di Brel (“La canzone dei vecchi amanti”), un buon successo di Richard Anthony (“J’entends siffler le train”), un brano dalle quadrature rinascimentali dei Rolling Stones (“Ruby Tuesday”), un evergreen di Charles Trenet (“Che resterà”, con un testo scritto da Gesualdo Bufalino) e un gioiello della canzone napoletana, “Era de maggio” di Salvatore Di Giacomo. Una selezione splendida, completata da due inediti ‘affini’ scritti da Battiato e Sgalambro per l’occasione e resi ‘retro’ dalle suggestive tessiture vocali del sopranista Simone Bartolini: due brani fuori dal tempo per arrangiamenti e argomento, forse il momento musicale più complesso dell’intero disco. Essendo un album di grandi cover eseguite da un grande artista, “Fleurs” è un album perfetto, e il suo successo lo dimostra in modo inconfutabile. File under regali natalizi.
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