«REV - Perry Farrell» la recensione di Rockol

Perry Farrell - REV - la recensione

Recensione del 27 nov 1999

La recensione

Tempo di consuntivi? Se ci si trovasse di fronte al solito artista, e non davanti a uno dei protagonisti, a una prima donna della scena alternativa americana per buona parte degli anni 90, si potrebbe rispondere affermativamente. Ma visto che stiamo parlando di un personaggio dalla creatività e dalla personalità vulcanica come Perry Farrell, se considerassimo “Rev” come l’ultimo capitolo della sua brillante carriera, tappa d’obbligo (la solita raccolta di hit, sigh!) prenderemmo un granchio. Anzitutto perché Farrell ha già in mente un imminente progetto solista (con dietro ai decks un “dubologo” come Mad Professor, già incontrato con Massive Attack). Secondo perché questa “raccolta” è sì un viaggio a ritroso che tocca le tappe più significative e forti del suo percorso artistico (“Been caught stealing” e “Stop” per il periodo di Jane’s Addiction, la bellissima ballata scritta con Porno For Pyros, “Pets”), ma presenta anche incursioni coraggiose verso un futuro prossimo (vedi la rielaborazione del classico dei Led Zeppelin in versione drum’n’bass dark, alquanto interessante) e fa capire quanto Perry Farrell, da personaggio catalizzatore di energie quale è sempre stato (è lui l’inventore di Lollapalooza), possa far conto, anche per il futuro, su collaboratori del calibro di John Frusciante (Red Hot Chili Peppers) o Tom Morello di Rage Against The Machine (vedi la title track). Quanto appena detto potrebbe essere sufficiente a tutti coloro che non conoscono Farrell in modo approfondito. Per tutti coloro che invece considerano Farrell come una vecchia conoscenza ci sono brani rari, rivisitazioni di vecchi brani, tre pezzi scritti da Farrell, per la prima volta in veste “solista”. Sì, okay, direte voi, ma la qualità dei pezzi? La qualità c’è, eccome se c’è. La psichedelia, spesso galleggiante all’interno di ballate rock (il vettore più usato in questa “raccolta”), è, come spesso è successo nell’itinerario artistico di Farell, sempre in prima linea. Le sferzate della chitarra di Navarro (ai tempi di Jane’s Addiction) sono spesso impeccabili. Ciò che non convince tanto è la rielaborazione di un classico di Lou Reed come “Satellite Of Love”. Poco male, comunque, in un disco come questo, firmato da un’artista che è e rimane uno dei più illuminati accanto a Kurt Cobain, Billy Corgan e pochi altri rockers degli anni 90.
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