«AIM (DELUXE) - M.I.A.» la recensione di Rockol

M.I.A. - AIM (DELUXE) - la recensione

Recensione del 24 set 2016 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Cazzutissima, controversa e ribelle, M.I.A. ha sempre utilizzato la sua musica come mezzo per veicolare le sue idee sulla politica, la guerra, la società, gli stereotipi sessuali e la discriminazione razziale. Definita anticonformista e ortodossa, l'artista britannica (ma di origine tamil) non ha mai avuto paura di schierarsi apertamente su determinate posizioni, anche in maniera provocatoria: nel video di "Borders", che tratta il tema dei rifugiati, giusto per fare un esempio, ha indossato una maglietta della squadra di calcio Paris Saint Germain trasformando criticamente il nome dello sponsor da "Fly Emirates" a "Fly Pirates". "AIM" è il suo quinto album in studio e, stando a quanto dichiarato dalla stessa M.I.A., è da considerarsi il capitolo conclusivo della sua carriera discografica: "È il mio ultimo disco, quindi volevo che fosse un po' felice. Penso proprio che sarà così. Voglio fare altre cose e prendermi una pausa", ha detto lei un'intervista alla BBC.





L'album arriva a tre anni di distanza dal precedente "Matangi" ed è un disco in pieno stile M.I.A., politicamente e socialmente impegnato, che affronta temi caldi come l'emigrazione, la guerra (in "Bird song" cita i droni paragonandoli ai colibrì), i pregiudizi nei confronti dei musulmani (in "Freedun" gioca con il suffisso "stan" proprio dei nomi di regioni orientali, come ad esempio il Pakistan e l'Afghanistan, accostandolo alla parola "swagger", "pavoneggiarsi"), i confini che separano tra loro le persone e i Paesi. Il tutto su una musica che spazia dall'hip hop al reggae, dalla dance all'elettronica: come far twerkare e riflettere contemporaneamente parlando di politica, insomma.

M.I.A. lo ha registrato un po' in giro per il mondo, questo suo nuovo disco: ha viaggiato tra la Giamaica e l'India, seguita da un team di producer capitanato da Diplo e Skrillex. Con "AIM", la cantante è stata accusata di essersi "svenduta" al pop commerciale, tradendo l'atteggiamento più sperimentale che aveva caratterizzato i suoi precedenti album. È vero, in questo suo nuovo lavoro ci sono una manciata di potenziali hit scalaclassifiche (su tutte "Borders", "Bird song", "Freedun" con Zayn Malik), ma che male c'è? Quella di M.I.A. è una musica che vuole far riflettere, diffondere messaggi importanti: e quale modo migliore di far arrivare questi messaggi a quanta più gente possibile se non canzoni con un ritmo "twerkabile" e un ritornello orecchiabile? "A little bit of fun, yeah, I don't see it wrong": "Un po' di divertimento, sì, e non ci vedo niente di male", rappa lei in "Freedun", rispondendo alle critiche.

È un disco che non ha confini, "AIM": abbatte non solo i muri tra i generi (ma questa non è una novità, M.I.A. ha sempre mischiato sonorità tra loro diversissime), ma anche quelli che dividono le culture. Autodefinendosi una "freak", M.I.A. prende citazioni pop occidentali ("Andy are you ok?", da "Smooth criminal" di Michael Jackson) e le rilegge in chiave orientale ("Ali are u ok?"): "This is North, South, East and Western", canta in "Borders". "C'è un bel mix di tutte le razze, qui dentro. Ci sono i neri, i bianchi e i marroni", dice lei parlando del concept, "questo album non vuole essere il prodotto della cultura nera né quello della cultura bianca, ma solo il prodotto di una buona causa. Questo è lo slogan". Uno slogan piuttosto efficace. 

TRACKLIST

01. Borders (04:11)
02. Go Off (03:04)
04. Jump In (02:23)
05. Freedun (04:42)
06. Foreign Friend (04:23)
07. Finally (03:00)
09. Ali r u ok? (03:29)
10. Visa (02:51)
11. Fly Pirate (02:25)
12. Survivor (02:59)
14. The New International Sound - Pt. 2 (03:28)
15. Swords (02:25)
16. Talk (02:14)
17. Platforms (02:55)
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