«BRUNO BELISSIMO - Bruno Belissimo» la recensione di Rockol

Bruno Belissimo - BRUNO BELISSIMO - la recensione

Recensione del 19 lug 2016 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Seguo Bruno dai tempi dei Low Frequency Club (io sono di Brescia, loro zona lago di Garda) e ho sempre pensato che sia lui che suo fratello avessero qualcosa qualcosa in piu`. Gusto, stile, presenza, tecnica, buone idee. Tutte cose che ho ritrovato oggi in questo disco d’esordio: “Bruno Belissimo” nella mia testa funziona come punto e a capo e mi da l’opportunita` di spendere piu` che volentieri due parole su un artista che, molto semplicemente, merita davvero e di cui avrei voluto parlare gia` da tempo.

Due righe di presentazione. DJ, produttore e polistrumentista Italo-Canadese, Bruno e` figlio di emigrati italiani in Canada. Cresce a Toronto. A otto anni “sfonda” nel coro della chiesa battista “The Little Lord’s Singers”. Poco piu` grande vince una borsa di studio al Royal Conservatory of Music’ di Toronto dove inizia a studiare contrabbasso e composizione. Stacco. A ventisei anni torna in Italia, mette in piedi con il fratello gemello, Giannicola aka Bonito (attualmente nelle file dei JoyCut), i gia` citati Low Frequency Club, suona nella backing band di Colapesce nel tour di “Egomostro”, fonda FUTURO, uno studio che si occupa della realizzazione di colonne sonore per cortometraggi. “Bruno Belissimo” nasce e cresce tra 2014 e aprile 2016. Dentro nove pezzi, strumentali con qualche campione vocale sparso (un’intervista al regista cileno Patricio Guzman, uno stralcio de “I guerrieri dell’anno 2072” di Lucio Fulci...), prodotti magistralmente. Di cosa stiamo parlando? Italo space/disco dal sapore inevitabilmente vintage. Piu` house. Piu` funk. Piu` dance. Piu` jazz. Arrangiamenti elegantissimi. Un basso incessante che crea atmosfera, che da corpo ad un sound gia` di per se´ affascinante; il tocco magico. French? No, meravigliosamente italico: questo va sottolineato, anche se qui e la` ci senti tanto dei Daft Punk e una pletora di altri artisti tutti rigorosamente non italiani che solitamente andiamo ad invidiare come l’erba del vicino. Atmosfere anni Settanta e Ottanta, aria di b-movie, di pantaloni color pastello e zoomate ardite. Tutte cose con cui personalmente vado a nozze.

Perche´ Bruno Belissimo ha sempre gusto, stile, presenza, tecnica e tantissime buone idee. Che poi come nome d’arte abbia scelto Bruno Belissimo mi piace da pazzi. Il suo vero nome lo lascio scoprire a voi. 

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